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C’era una svolta in Sardegna

“Creare lavoro è la cosa più importante. Il 2015 è stato l’anno della svolta, una svolta decisamente positiva. Nel 2016 dovremo fare ancora meglio”. Lo ha scritto oggi sulla sua pagina Facebook il presidente della Regione Sardegna, Francesco Pigliaru, riferendosi ad una analisi del Centro studi impresa pubblicata dall’Unione Sarda che – analizzando i dati Istat – indica la Sardegna come la regione dove l’occupazione è maggiormente cresciuta nel 2015: oltre 18mila posti in più.

Lavoro contrattiOvviamente la ricerca non dice se questi posti di lavoro sono fissi oppure precari e addirittura stagionali. Senza un’analisi approfondita i numeri lasciano il tempo che trovano. Eppure come il governo Renzi, anche quello della nostra regione sembra brandire i numeri dell’Istat rimanendo però avulso dal mondo reale in cui le famiglie stanno boccheggiando. Per chi ci governa la ripresa economica è sotto gli occhi di tutti (gufo chi non la vede…), ma chissà perchè, nonostante la svolta macroscopica, i negozi, le fabbriche e le botteghe artigiane continuano a chiudere e la gente viene licenziata e messa in cassa integrazione.

Anche in Sardegna secondo i nostri rappresentanti istituzionali l’economia si sta muovendo in maniera evidente. Eppure – ci fanno sapere – è necessario chiedere un ultimo piccolo sacrificio ai cittadini aumentando l’addizionale Irpef per tamponare un enorme buco della sanità che centrosinistra e centrodestra si rimpallano senza aver la minima idea di come eliminare gli sprechi che l’hanno determinato. Verrebbe da pensare che la vera svolta del 2015 è stato proprio questo pacco di Natale, questa strenna istituzionale che i sardi si non trovati sotto l’albero con l’aumento dell’Irpef.

La svolta degli ammortizzatori sociali: non ci sono

La realtà, come ha impietosamente evidenziato ieri la Cisl sarda, è che in una regione incapace di creare sviluppo e di andare oltre il semplice assistenzialismo, una regione che parla di grandi sistemi fatti di autonomia, indipendentismo e sovranità ma che non sa reggersi sulle proprie gambe, mancano anche i soldi per gli ammortizzatori sociali che sostengono le famiglie dei tanti lavoratori che in questi anni hanno perso il lavoro.

Per pagare le indennità ai lavoratori servono 156 milioni di euro di provenienza statale ma – denuncia la Cisl – quei soldi non ci sono. “Siamo fortemente preoccupati per i ritardi attuali e per il silenzio che circonda la situazione dei lavoratori”, ha scritto ieri il segretario generale della Cisl sarda Oriana Putzolu.

E questi lavoratori non sono pochi. Si tratta complessivamente di quasi 40mila persone: circa 20mila devono ancora ricevere il saldo degli assegni relativi al 2014, mentre quest’anno l’assessorato al Lavoro ha istruito 9905 nuove pratiche. A questi lavoratori si aggiungeranno non meno di altri 10mila lavoratori che nel 2016 avranno bisogno di ammortizzatori sociali per sopravvivere.

Allora qual è la svolta di cui parla il professor Pigliaru? Il nostro presidente ha ragione nel dire che creare lavoro è la cosa più importante e che nel 2016 bisognerà fare meglio. Perché, nonostante la presunta svolta del 2015, la situazione in Sardegna sta diventando sempre più incandescente e il 2016 rischia di essere difficilissimo per tante tante famiglie sarde. “La Regione dovrà ricorrere ad adeguate politiche attive del lavoro, per il momento soltanto annunciate – scrive Oriana Putzolu – ma soprattutto alla creazione di nuovi posti di lavoro cantierando le opere infrastrutturali”. Una posizione questa portata avanti da tutte le parti sociali, sempre più insoddisfatte delle politiche di questa Giunta per lo sviluppo della nostra regione.

Forse non è ancora troppo tardi per fare qualcosa di concreto che vada oltre i proclami e i comunicati stampa. Ma forse dovremo aspettare la prossima svolta.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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