occupazione

La Sardegna, immune dai miracolosi benefici del Jobs Act e della riforma del mercato del lavoro, continua a fare i conti con un mercato del lavoro a dir poco stagnante. Il tasso di occupazione registrato nel secondo trimestre 2015 era del 50,3%. Nel 2014 era del 51,8%: otto punti percentuali al di sotto della media nazionale del 2014 (59,9%) e addirittura dodici punti in meno rispetto al Lazio (che è la regione del Centro Italia col più basso tasso occupazionale) e 15 punti dal Piemonte.

I dati contenuti nel rapporto BES (Benessere Equo Sostenibile) 2015 pubblicato nei giorni scorsi in base ai dati ISTAT riferiti al 2014 – reso noto dal segretario generale della Cisl sarda Oriana Putzolu – non dicono assolutamente bene per la Sardegna.

Il rapporto BES 2015 sull’occupazione

occupazioneLa nostra regione è una delle regioni italiane col tasso più alto di mancata partecipazione al lavoro (32,5%). Peggio nel 2014 hanno fatto solo la Sicilia (42,7%), la Calabria (42,6%), la Campania (41,3%) e la Puglia (37,3%): la media nazionale è del 22,9%.

Qualche dato positivo è dato dalla percentuale di stabilizzazioni, leggermente più alta rispetto al resto del Meridione, e dalla ridotta percentuale dei lavoratori a termine da almeno cinque anni: nel 2014 la Sardegna ne registrava circa 13 ogni 100 dipendenti a tempo determinato e collaboratori, mentre la media nazionale è pari a 19,7%.

Eppure la ricerca rivela che in Sardegna ci sono ancora troppi i lavoratori dipendenti con una bassa paga e una altissima incidenza di lavoratori irregolari sul totale degli occupati: 14,3%, cinque punti in più rispetto alla regioni del Nord e 2 punti oltre la media delle regioni dell’Italia centrale.

In Sardegna vige la precarietà: l’11% dei lavoratori occupati nel 2014 aveva quasi la certezza di poter perdere il posto di lavoro e non riuscire a trovare un’altra collocazione. E il 16,1% dei lavoratori, percentuale inferiore soltanto alla Sicilia, ha dichiarato di svolgere un lavoro a tempo parziale perché non ne aveva trovato uno a tempo pieno.

Questi dati dimostrano che anche tra i lavoratori incomincia a vacillare la fiducia che le cose possano cambiare”, commenta Oriana Putzolu.

Risalire la china sarà molto difficile senza un progetto economico-sociale che metta in moto sinergicamente alcuni volani di sviluppo: solo col coinvolgimento unitario di tutte le forze sociali e politiche sarà possibile far uscire la Sardegna dalla crisi. L’emergenza lavoro – conclude la sindacalista – è così radicata che interventi solo settoriali molto difficilmente potranno modificare strutturalmente la situazione”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *