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Anche la Valle d’ Aosta chiede la zona franca

Anche la Valle d’ Aosta chiede la Zona Franca. Il Consiglio regionale valdostano qualche giorno fa ha approvato all’unanimità la proposta del consigliere regionale Laurent Viérin, già membro del gruppo Union Valdôtaine Progressiste, che “chiedeva di rilanciare, in chiave moderna, la questione della Zona Franca”. L’annuncio, dato su facebook dallo stesso consigliere valdostano, è stato rilanciato sul sito del Movimento Sardegna Zona Franca, a riprova del fatto che molte altre regioni stanno discutendo su questa opportunità di agevolazione fiscale che in Sardegna è ancora lettera morta nonostante sia già prevista per legge.

Facendo riferimento all’istituzione della zona franca in Sardegna, il consigliere della Valle d’Aosta ritiene l’istituzione della zona franca “una opportunità molto importante per la Valle d’Aosta”.

Zona franca in Valle d’ Aosta: la Sardegna dorme

Valle d' AostaL’introduzione per la Valle d’ Aosta di una zona franca o di altre forme innovative di fiscalità di vantaggio in virtù del nostro Statuto – afferma Viérin – rappresenterebbe una leva fondamentale per l’attuazione di politiche di attrazione di investimenti.  Oggi – rammenta il consigliere della Valle d’ Aosta – la normativa nazionale n.42/2009 in materia di federalismo fiscale ammette questa possibilità per le Regioni a Statuto Speciale, e per esempio, in merito all’IRAP, prerogative analoghe sono state riconosciute alle Province autonome di Trento e Bolzano e alla regione autonoma Friuli-Venezia Giulia. È giunto il momento – conclude – di passare all’azione per ritrovare l’Autonomia che i nostri padri fondatori avevano pensato ed ottenuto per le future generazioni e che oggi ci dobbiamo riconquistare per garantire un futuro alla nostra comunità“.

In precedenza, ormai quasi due anni fa, a cercare di ottenere la zona franca erano state prima la Sicilia e la Calabria e poi la Lombardia.

In Sardegna invece è tutto fermo: nonostante sia prevista da numerosi provvedimenti normativi, a partire dallo Statuto Sardo e dal suo decreto di attuazione emanato nel 1998 (n. 75) sotto la Giunta Palomba, nella nostra regione la zona franca è ancora lettera morta.

Il problema è che non c’è neppure tanto tempo: questa possibilità scadrà il 1° giugno 2016, quando con l’entrata in vigore del nuovo regolamento comunitario l’Italia non potrà più istituire le zone franche nelle principali città marittime.

E sarebbe un vero peccato visto che, come è stato spiegato abbondantemente nell’assemblea che il Movimento Sardegna Zona Franca ha tenuto qualche mese fa a Quartu, la Francia ne ha sedici nel suo territorio e altre 16 fuori dai suoi confini, così come ne hanno numerose anche le più potenti nazioni europee come la Germania.

E’ paradossale che in Italia esista soltanto una zona franca marittima, quella di Trieste, che però è stata attivata dalla Germania e dall’Austria. Molte città marittime italiane (Taranto, Livorno, Civitavecchia e Gioia Tauro) si stanno organizzando per non perdere l’occasione, ma in Sardegna è tutto fermo. La politica, tranne il caso isolato e per certi versi incomprensibile del Porto di Cagliari, sembra avere accantonato questa opportunità. Come se nella nostra regione ci fosse già uno sviluppo sufficiente e non ci fosse alcun bisogno di agevolazioni fiscali che aiutino i cittadini a sopravvivere.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

2 COMMENTI

  1. E’ facile prevedere, con l’andazzo dei nostri modesti politici sardi, che la Sardegna perderà l’ennesimo treno per almeno tentare di attrarre investimenti in Sardegna, benché non sia l’investimento forestiero a creare il benessere economico dei sardi. Sono spesso tentato di credere che ai sardi vada bene così come sono: nè malessere totale, né benessere per tutti.

  2. C’è da scommettere che perderemo anche questo treno, Aldo. Ma io non credo che a tutti i sardi vada bene questo lassismo. Sicuramente non fare nulla per cambiare le cose, va benissimo a chi ha un buon piatto in cui mangiare e non ha alcun interesse a creare opportunità di sviluppo per tutti. Ma alla fine, a furia di perdere opportunità e di pensare all’orticello di casa, ci perderemo tutti.

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