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“Se chi esce dal mercato del lavoro ci rientra il giorno dopo con contratti di collaborazione, magari andando ad occupare la stessa scrivania che aveva prima, si crea un cortocircuito. Se manca il ricambio generazionale, salta il sistema perché si sottraggono posti di lavoro a chi quei posti potrebbe legittimamente occupare: tutto questo non possiamo più consentirlo”. Lo aveva detto chiaramente lo scorso maggio il segretario della Fnsi Raffaele Lorusso: i giornalisti pensionati dovrebbero farsi da parte e lasciare spazio alle giovani generazioni. E lo ha ribadito nei giorni scorsi in una memoria consegnata lo scorso 18 novembre alla Commissione Cultura della Camera.

Secondo il nuovo segretario del sindacato dei giornalisti la priorità per la tenuta del sistema pensionistico della categoria – in un momento di crisi dell’editoria – è la creazione di nuovi posti di lavoro e l’allargamento del perimetro contrattuale a quella platea di giornalisti che è di fatto nella professione senza vedersi però riconoscere alcuna forma di tutela previdenziale e di garanzia.

Una posizione assolutamente condivisibile, quella secondo cui chi già percepisce una pensione dovrebbe liberare i posti di lavoro per fare spazio a chi lavora da anni come precario senza alcuna tutela, che però è purtroppo osteggiata da molti giornalisti pensionati.

Il segretario generale FNSI Raffaele Lorusso continua la sua crociata intergenerazionale tra giornalisti giovani e giornalisti pensionati”, scrive ad esempio (l’articolo è riportato da Franco Abruzzo.it) il consigliere dell’Ordine nazionale dei Giornalisti Pierluigi Franz che critica aspramente le forme di perequazione delle pensioni INPGI/1 basse e medio basse programmate dall’ente previdenziale, il prolungamento per 5 anni della decurtazione di 250 euro lordi l’anno delle pensioni oltre 91 mila euro l’anno, il congelamento del blocco della perequazione e lo stravolgimento dell’Ex fissa con effetto retroattivo per 1.200 pensionati.

Lo scontro Fnsi-Giornalisti pensionati

Fnsi- pensionatiLorusso vuole ora che fosse vietato per legge ai giornalisti di anzianità e di vecchiaia di effettuare qualsiasi forma di collaborazione, magari anche non giornalistica”, scrive Franz ricordando che “la Consulta – con le sentenze numero 73/1992, 437/2002 e 137/2006 – ha già spiegato che anche i cittadini pensionati hanno diritto a lavorare (art. 4 Costituzione) a patto che trovino un’azienda disposta ad assumerli o a farli collaborare. Un diritto costituzionale non può essere cancellato da una legge ordinaria. Assunto elementare ignorato dallo sprovveduto Lorusso”.

Secondo il consigliere dell’Odg, un eventuale divieto di collaborazione per i pensionati avrebbe dei riflessi negativi anche per i giornalisti giovani e meno giovani ancora in attività di servizio, in quanto indurrebbe i giornalisti titolari di pensione INPGI/1 media, medio-alta e alta a cancellarsi immediatamente dal sindacato unitario che non potrebbe più contare sulla quota dello 0,30% dell’importo della pensione (percentuale – ricorda Franz – valida in tutta Italia tranne la Lombardia dove da 10 anni vige la duplice possibilità – a scelta dell’interessato – di pagare lo 0,15% o lo 0,30%). “La FNSI – spiega Franz – non solo non fa nulla per questi pensionati, ma addirittura diventa controparte opponendosi in giudizio a coloro che giustamente hanno reclamato il pagamento dell’Ex fissa FIEG prevista da accordi firmati dalla stessa FNSI”.

Ma quale sarebbe la via d’uscita?

Secondo il consigliere nazionale dell’Odg, l’Inpgi non può più permettersi di pagare l’assistenza e le forme di solidarietà per i giornalisti in difficoltà (cassa integrazione, disoccupazione, tfr in caso di fallimento) che competerebbero “esclusivamente allo Stato soprattutto in un momento di crisi gravissima e strutturale del mondo dell’editoria, nonché di radio e tv”. L’INPGI 1, secondo Franz, dovrebbe invece pagare esclusivamente le pensioni e non tagliarle. “Prendersela con i pensionati – scrive – è solo un palliativo per depistare l’attenzione su un finto scontro intergenerazionale giovani/anziani (ci sono forse elezioni in vista?) senza risolvere assolutamente alla radice il problema”.

Ognuno si farà la sua opinione su questa divergenza di vedute. Ma è sempre più evidente che la categoria dei giornalisti ha completamente perso ogni forma di solidarietà. Certo, bisogna rispettare i diritti acquisiti, ma il fatto che ormai ognuno pensi soltanto a conservare le sue rendite di posizione senza pensare a chi sta peggio è il modo migliore per arrivare allo sfascio completo della professione.

Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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