California

Cielo grigio su/Foglie gialle giù/cerco un po’ di blu/dove blu non c’è…. E’ molto evocativo il ritratto del presidente della Regione Francesco Pigliaru disegnato nei giorni scorsi dal Sole 24 Ore. Come i Dik Dik, o ancor più come i mitici Mamas & Papas, in questo lungo articolo intitolato La Sardegna sogna la California il professore bocconiano, sottovoce e con il suo stile british, descrive il suo sogno di Sardegna. Il suo modello di governo viene descritto dal quotidiano della Confindustria come l’unica esperienza degna di nota nel desolante panorama delle regioni italiche.

Il lungo servizio di Mariano Maugeri descrive il sogno di una Sardegna protesa verso il futuro delle nuove tecnologie, dove l’amministrazione non si limita ad aiutare le imprese, ma addirittura fa decollare gli stessi imprenditori portandoli a studiare per un anno alla Silicon Valley per poi importare in Sardegna il verbo di Steve Jobs. L’avventura in California è il pezzo forte dell’articolo in cui scorrendo le righe si respira il grande sogno di una Sardegna all’avanguardia dove le fibre ottiche pervadono persino le zone rurali, le infrastrutture sono ultramoderne e l’avvento della continuità territoriale permette a tutti di raggiungere la Penisola alla modica cifra di 25 euro a tratta. Perchè il California dream si avveri basta poco: cacciare via cento dirigenti regionali e sostituirli con cento giovani formati all’estero e attendere che il Governo, notoriamente attento ai problemi della nostra insularità, accetti il piano di investimenti milionario per le infrastrutture proposto dal governatore.

Sognando California insieme a Pigliaru

La Sardegna che sogna la California, il modello Pigliaru che finalmente riuscirà a mettere fine ad un caos durato centinaia d’anni, sembra davvero lontano anni luce da quella che conosciamo noi. Quella dove per andare avanti bisogna conoscere i politici e avere l’aggancio giusto. Che poi è quello stesso aggancio che, nello stesso articolo del Sole 24 Ore, viene descritto dall’economista Luigi Guiso, alter ego di Pigliaru, che a proposito del primo “Master & back” (uno dei fiori all’occhiello dell’era Soru dove Pigliaru era assessore alla Programmazione) ammette candidamente: “la selezione fu fatta male, spianando la strada ai figli e nipoti dei consiglieri regionali“.

La Sardegna che sogna la California è tutt’altra cosa da quella che ci hanno raccontano le cronache quotidiane: quella con un tasso di dispersione scolastica superiore alla media nazionale, con una disoccupazione giovanile imbarazzante (per non parlare della disoccupazione più stagionata), con una formazione professionale inesistente e una totale sconnessione tra l’istruzione dei ragazzi e l’ingresso nel mondo del lavoro. La Sardegna dove negli ultimi anni quasi tremila aziende artigiane sono state costrette a chiudere bottega e da dove i ragazzi continuano ad andare via per cercare fortuna e lavoro altrove. La Sardegna che sogna di volare in California è tutt’altra cosa da quella in cui, d’estate, un volo andata e ritorno per Roma, ammesso che lo si trovi, arriva a costare anche 400 euro.

Eppure l’impegnativo sforzo onirico riportato dal quotidiano di Confindustria non sembra essere stato apprezzato dall’opposizione. Marcello Orrù, consigliere regionale del Psd’Az e vice presidente commissione Sanità e politiche sociali del Consiglio regionale, non si dimostra particolarmente entusiasta del California dream. Il suo partito, in questo periodo, sembra avvicinarsi sempre più alle posizioni del professore bocconiano. Ma evidentemente non ai suoi sogni californiani.

La Sardegna dell’era Pigliaru è la Sardegna delle imprese che chiudono i battenti – dice Orrù – delle 10000 imprese chiuse negli ultimi due anni tra commercio, artigianato ed edilizia, dei 6000 giovani all’anno che fanno le valigie e fuggono all’estero per trovare lavoro perché qui non ci sono opportunità e delle migliaia di lavoratori che sopravvivono grazie agli ammortizzatori sociali peraltro pagati con mesi e mesi di ritardo”.

Più che una Sardegna che sogna la California, Orrù descrive una realtà da incubo: una Sardegna dove gli imprenditori sono lasciati soli in una giungla piena di tasse, balzelli e burocrazie. Una regione dove in molte aree industriali non c’è neppure l’adsl. Una Sardegna che investe tanti soldi per l’occupazione giovanile con il progetto Garanzia Giovani, ma i diretti interessati, i ragazzi, non vedono un euro da mesi. E’ una Sardegna in cui i trasporti non funzionano da anni e la Regione cancella gli autobus della linea Cagliari-Sassari e li sostituisce con treni super veloci costati decine di milioni di euro che però accorciano le distanze di soli 7 minuti.

E’ una Sardegna dove un sardo non trova un volo aereo per Milano perché, afferma l’esponente dell’opposizione, “la Giunta è totalmente assoggettata ad una continuità territoriale ingiusta e penosa che tutela mille interessi tranne quelli dei sardi”.

Ma probabilmente noi sardi non vogliamo proprio vedere questa Sardegna da incubo, dove i potenti vincono sempre. Preferiamo tapparci gli occhi e vivere nel sogno. Siamo come la nostra Regione e come il nostro presidente dall’impeccabile stile british. Preferiamo vivere sognando California.  E cercare un po’ di blu dove il blu non c’è.

Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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