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Centrali elettriche: appello al Governo

La politica sarda si mobilita per le centrali elettriche sarde. Ieri ventidue parlamentari, tra senatori e deputati di maggioranza e opposizione, hanno scritto un appello al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi chiedendo la proroga del regime di essenzialità delle centrali elettriche di Portovesme, Ottana e Fiumesanto che scadrà il prossimo 31 dicembre. L’appello segue la richiesta di incontro urgente fatta dal presidente della Regione Francesco Pigliaru al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Claudio De Vincenti e al ministro Guidi.

La mobilitazione per le centrali elettriche

Centrali elettriche SardegnaI parlamentari sardi – compatti come poche volte è accaduto in passato – hanno sottolineato che la decisione di Terna di non prorogare il regime di essenzialità mette a rischio di chiusura le centrali elettriche E.On Fiume Santo, Enel Sulcis e Ottana Energia e che questa chiusura – spiega Roberto Capelli (Per l’Italia-Centro democratico) potrebbe far lievitare almeno del 30 per cento il prezzo dell’energia in Sardegna con effetti disastrosi per tutto il comparto manifatturiero sardo: la perdita di quasi 5 mila posti di lavoro e di oltre un miliardo e mezzo di fatturato.

Analoghe considerazioni fa l’assessore regionale ai Lavori Pubblici Paolo Maninchedda che da tempo, sul suo blog Sardegna e Libertà, si dimostra più intraprendente dell’assessore all’Industria Maria Grazia Piras sui temi dell’energia. Maninchedda esorta i suoi colleghi di Giunta, i parlamentari sardi e i consiglieri regionali dell’isola a reagire e a non lasciare agli altri le decisioni sulle sorti della Sardegna. Magari anche con un coraggioso atto politico, come è successo qualche giorno fa in Catalogna.

Facciamoci questo regalo di sovranità e di intelligenza”, scrive Maninchedda accusando Terna di voler distruggere in maniera premeditata il sistema industriale della Sardegna.

Maninchedda elenca le tre mosse di Terna che riusciranno a mettere in ginocchio il tessuto industriale sardo: innanzitutto il trasferimento del centro di dispacciamento di Terna da Cagliari al Piemonte (annunciato lo scorso maggio e contro il quale sono insorti sia il Consiglio regionale che i sindacati di categoria). In secondo luogo l’abolizione del regime di essenzialità per le centrali elettriche di Portovesme, Ottana e Fiumesanto: a partire dall’anno prossimo – spiega – il sistema energetico isolano sarà completamente dipendente dai produttori del continente e dal funzionamento del cavo Sapei perché Terna (dunque il Governo) non riconosce più le misure compensative per l’insularità della Sardegna).

In terzo luogo Manichedda paventa “l’abolizione del sistema della “super interrompibilità” nato nel 2010 e denominato “salva Alcoa” che forniva ai consumatori della Sardegna la possibilità di rendere disponibile a Terna lo “stacco” repentino dei propri consumi elettrici in cambio di una remunerazione”.

Con queste tre azioni – accusa l’assessore Maninchedda – finiranno per essere penalizzati i grandi produttori energivori e l’intero sistema produttivo sardo sarà completamente paralizzato.

Anche il consigliere regionale sardista Marcello Orrù stigmatizza la revoca del regime di essenzialità alle centrali elettriche sarde: un fatto grave – afferma – sia per i riflessi sociali sui territori interessati con centinaia di posti a rischio, ma anche per le pesanti conseguenze di questa decisione sul sistema energetico per una regione che non ha ancora il metano. “Le centrali elettriche di Porto Torres, Ottana e del Sulcis sono essenziali per il funzionamento del sistema energetico sardo”, scrive Orrù, spiegando che nella malaugurata ipotesi che smettessero di funzionare l’intera regione sarebbe a rischio blackout.

In una recente intervista sul regime di essenzialità delle centrali elettriche sarde Emilio Ghiani, docente del corso di Impianti di produzione dell’Energia Elettrica alla Facoltà di Ingegneria di Cagliari, ha però spiegato che dal punto di vista tecnico Terna, la società che distribuisce l’energia elettrica in tutta la Penisola, sta facendo esclusivamente un ragionamento in termini di costi e requisiti necessari sufficienti per la sicurezza del sistema elettrico nazionale. Terna in pratica ha modificato l’elenco delle centrali elettriche essenziali alla sicurezza del sistema tagliando quelle non più necessarie a seguito dell’ammodernamento della rete sarda.

I costi degli impianti cosiddetti essenziali – spiega il prof Ghiani – ricadono infatti a carico della collettività e l’autorità dell’energia elettrica, il gas e il servizio idrico impone a Terna di ridurre il più possibile gli oneri per i servizi di dispacciamento, tra cui il servizio di essenzialità, che ricadono sugli utenti finali.

La scadenza del regime di essenzialità per le centrali elettriche di Portoscuso, Ottana e Fiumesanto non avrà gli effetti disastrosi preannunciati dalla politica – sostiene il docente universitario -: infatti le centrali potranno continuare a vendere l’energia ai prezzi di mercato sebbene vedranno ridotti i propri utili. Paradossalmente se queste centrali dovessero chiudere, in mancanza di ricadute sulla sicurezza della rete elettrica, andrebbero a confermare la non essenzialità stabilita da Terna”.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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