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Editoria cattolica: è allarme rosso

L’editoria cattolica naviga in acque sempre più agitate. In tutto il mondo i grandi e piccoli editori hanno registrato una riduzione di circa il 10% dei prodotti cartacei. In Italia la situazione è ancor più drammatica ed è destinata a peggiorare con la progressiva diminuzione dei contributi statali, destinati a scomparire del tutto. A peggiorare la situazione è la tendenza dell’editoria commerciale ad accaparrarsi le “grandi firme” del cattolicesimo perché il business teologico-spirituale-esoterico “tira” molto. In soldoni: se le testate cattoliche non saranno in grado di compattarsi, fare rete e innovarsi molte voci autorevoli del panorama informativo cattolico scompariranno o saranno ridimensionate. E questo accadrà proprio nel momento in cui la Chiesa Cattolica, sotto la guida di papa Francesco, è “maggiormente impegnata nel contrastare il pensiero debole della società post-moderna”.

In una lettera aperta a Marco Tarquinio (il direttore di Avvenire) padre Giulio Albanese, direttore di Popoli e Missioni, e Michele Zanzucchi, direttore di Città Nuova, hanno riproposto con forza il problema della sopravvivenza dell’editoria cattolica, rivolgendo un vero e proprio appello al giornale della Conferenza Episcopale Italiana che attualmente  rappresenta forse l’unica testata cattolica veramente in grado di navigare nelle tempestose acque del mercato editoriale italiano.

Gli Stati generali dell’editoria cattolica

La richiesta formulata da don Albanese e Zanzucchi alla Cei è sostanzialmente quella di mettere anche la questione-comunicazione al centro delle riflessioni del Convegno ecclesiale che si è aperto in questi giorni a Firenze e soprattutto di programmare urgentemente la convocazione degli Stati Generali dell’editoria cattolica.

È ammissibile che le società editrici di matrice cattolica continuino a sbarcare il lunario tagliando i costi di spesa in modo lineare e assecondando la regola ragionieristica del rapporto “costi-benefici”, ma dimenticando che senza investimenti non è possibile alcuna innovazione?”, si chiedono i due giornalisti, sottolineando come spesso e volentieri le proprietà che si celano dietro l’editoria cattolica – religiosi, enti ecclesiastici o movimenti ecclesiali – sono rinchiusi nel proprio orticello (hortus conclusus) e sperano solo di salvare l’ispirazione del proprio carisma o della propria mission in attesa di tempi migliori.

Secondo Albanese e Zanzucchi l’editoria cattolica, non potendo ovviamente fare il verso a quella laica puntando su “temi scandalistici e pruriginosi”, per sopravvivere deve smettere di ragionare a compartimenti stagni e iniziare a ragionare in modo “communionale, avendo ben presente che esistono “prodotti spesso eccellenti espressi dai diversi carismi e altre espressioni della società civile cattolica”.

La proposta concreta dei due direttori è dunque quella di avviare partenariati a tutti i livelli, anche fuori dalla Chiesa, e di rispondere alla crisi della carta integrando il web in operazioni condivise tra diversi soggetti. Magari senza ancora dover passare esclusivamente ad internet senza la mediazione di carta e inchiostro, in quanto – scrivono – “il mercato offre ancora molti spazi alle pubblicazioni tradizionali, senza nulla togliere al valore aggiunto del digitale”.

Non possiamo più permetterci di stare alla finestra a guardare se crediamo davvero nella cultura”, proseguono Albanese e Zanzucchi. “Altrimenti continueremo ad assistere alla liquidazione d’intere redazioni o alla riduzione di personale, tirature, periodicità e foliazione (praticamente tutti)Bisogna mettersi attorno a un tavolo rapidamente – aggiungono – per analizzare il futuro che si apre dinanzi a noi in spirito certamente di ascolto ma anche di comunione, in spirito evangelico, “amando il giornale o il libro altrui come il proprio”. Per trovare soluzioni condivise in cui la rinuncia a una parte del proprio modo di fare e di scrivere, e anche del proprio capitale di risorse, possa aprire nuovi spazi di creatività”.

Insomma con questa lettera aperta è l’intera editoria cattolica a chiedere al quotidiano Avvenire, forte della sua posizione di testata della Cei, di farsi portavoce di questo grido d’allarme.

Nel nostro Paese – scrive il direttore di Avvenire Marco Tarquinio nella replica – sono davvero tanti i portatori sani di passione e di cultura cristiana e di sguardo davvero cattolico (cioè universale). Anche in campo editoriale è tempo di ricominciamento e “di uscita”: dalle secche, dalle riserve, dalle porte strette, dalle illusioni e dalle autoreferenzialità”. Tarquinio, dicendosi disponibile e convinto “della bellezza e della forza di un patrimonio di carismi, di energie e di esperienze anche editoriali”, conclude: “metto volentieri i vostri pensieri a disposizione di tutti i lettori e dei partecipanti al Convegno ecclesiale nazionale di Firenze: la questione è seria e per nulla facile, anche a mio giudizio merita un posto nella “bisaccia” del necessario lungo il cammino comune”.

Sia la lettera aperta di don Giulio Albanese e Michele Zanzucchi che la risposta di Tarquinio sono state riportate prontamente nel sito dell’Ucsi, l’Unione dei giornalisti cattolici italiani, in quanto gli interrogativi posti da padre Albanese e Michele Zanzucchi sull’editoria cattolica sono un importante spunto di riflessione anche per i giornalisti cattolici che il prossimo marzo terranno il congresso nazionale.

La domanda, allora, è questa: la Chiesa è veramente consapevole dell’importanza di una comunicazione professionale e autorevole in un momento di crisi e di attacchi come questo? Una rete di comunicazione unitaria è possibile quando la realtà ecclesiale è spesso fatta di piccole realtà divise che non riescono neppure a dialogare tra loro?

Infine che ruolo possono svolgere in questo panorama di crisi dell’editoria cattolica i giornalisti cattolici?

Perché il problema dell’editoria cattolica non è certamente (e non deve esserlo) quello della mancanza dei finanziamenti pubblici. Il problema dell’editoria cattolica è la mancanza di coordinamento tra i diversi organi di informazione ecclesiale, la mancanza di innovazione. La mancanza di quella rete di cui parlano padre Albanese e Zanzucchi. Ma, paradossalmente, l’editoria cattolica ha soprattutto un problema di fede: spesso all’interno degli ordini e degli enti che dovrebbero gestire i mezzi di informazione ecclesiale manca chi crede davvero e con forza nell’importanza di una buona comunicazione.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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