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Mobilitazione per l’asilo di suor Nicoli

Era il primo gennaio 1885 quando suor Giuseppina Nicoli, la religiosa vincenziana proclamata beata a Cagliari nel febbraio 2008, sbarcò per la prima volta in città. Aveva 21 anni e per tutta la sua vita si dedicò all’assistenza dei bambini bisognosi, prima a Cagliari e poi a Sassari. Tornata in Sardegna dopo un  periodo a Torino, nel 1914 approdò all’asilo Marina e Stampace, dove prese a cuore la sorte dei ragazzini poveri del quartiere che, affamati e scalzi, per sopravvivere trasportavano i pacchi della spesa delle signore-bene utilizzando delle ceste (in cagliaritano “corbule”) sistemandosele sopra a testa. Tanti di questi bambini, “is piccioccus de crobi”, sono stati salvati dalla povertà e dalla strada proprio frequentando l’asilo di via Baylle. L’opera di suor Nicoli, in una Cagliari devastata dalle guerre mondiali, è stata proseguita sempre in quell’asilo, da un’altra vinenziana suor Teresa Tambelli, che dagli anni Venti agli anni Quaranta è stata la guida spirituale dei ragazzini del rione.

Eppure quell’asilo – che rappresenta un pezzo di storia della città e da centocinquant’anni è un insostituibile punto di riferimento per i bisognosi di ogni nazionalità che vivono alla Marina – è stato pignorato e rischia di essere messo all’asta insieme al la cappella dove riposano le spoglie di suor Nicoli e al piccolo convento in cui vivono cinque anziane suore vincenziane.

Otto ex dipendenti dell’asilo di suor Nicoli e suor Tambelli, tra cui cinque insegnanti, una cuoca e due assistenti, hanno infatti deciso di adire le vie legali per recuperare gli stipendi arretrati nei confronti della Fondazione che gestisce l’asilo. Una somma non certo enorme, poco più di 230mila euro, ma che rischia di mandare in fumo un pezzo di storia cagliaritana.

Dai Marianelli, l’associazione che riunisce gli ex piccioccus de crobi, è arrivato ieri un accorato appello alla città di Cagliari: l’asilo di Suor Nicoli non deve essere messo all’asta. L’associazione dei Marianelli hanno organizzato un affollato incontro di preghiera per sensibilizzare l’opinione pubblica e provare con l’aiuto di tutti a risolvere questa vicenda dai contorni ancora poco chiari. Non si capisce infatti se l’asilo della Marina e di Stampace sia una delle tante scuole paritarie dell’infanzia che hanno dovuto chiudere i battenti perchè vittime dei tagli dei finanziamenti pubblici oppure se il crac che sta portando al pignoramento dell’istituto sia stato causato da una gestione poco oculata.

Nel frattempo sono stati loro, gli ex bambini poveri del rione Marina che oggi sono diventati anziani, a mobilitarsi per chiedere alle istituzioni cagliaritane di unirsi per salvare l’asilo di suor Nicoli e suor Tambelli. Una “università della strada”, come l’ha definita il parroco don Marco Lai, che ha salvato tanti ragazzi e continua a dare assistenza a tante persone.

Salvare l’asilo di suor Nicoli

asilo suor nicoliOccorre che la città abbia la volontà di salvare l’asilo per non far morire un pezzo di storia”, ha detto la presidente della Fondazione Marilena Sarais, moglie dell’ex consigliere regionale ed assessore Giorgio La Spisa, invitando ognuno a prendersi le sue responsabilità.

Ma le sue parole hanno suscitato più di un mugugno tra chi ascoltava fuori dalla cappella. L’Unione sarda ha riportato la ricostruzione fornita dalla presidente della Fondazione: la gestione dell’asilo di suor Nicoli e di suor Tambelli è entrata in crisi perché gli abitanti del quartiere non potevano più permettersi le rette che i bambini avrebbero dovuto pagare per permettere alla struttura di rimanere sul mercato, soprattutto dopo che le anziane insegnanti religiose erano state sostituite dalle insegnanti laiche, alle quali si doveva ovviamente applicare il contratto nazionale. Tutto ciò mentre la Regione aveva tagliato drasticamente i contributi alle scuole paritarie costringendo una sessantina di loro a chiudere i battenti.

Eppure – lo ha raccontato più di una volta il quotidiano cagliaritano che si è occupato in maniera molto approfondita della vicenda con il giornalista Marco Noce – prima che la situazione precipitasse la Fondazione pare avesse a disposizione finanziamenti regionali per 60 mila euro che, pur stanziati, non erano stati mai reclamati.

Di questa complicata vicenda – la proprietà è rivendicata anche dal parroco della adiacente chiesa di Sant’Agostino don Vincenzo Fois che sostiene che l’asilo facesse originariamente parte del complesso, risalente al 1576, di cui fanno parte la Chiesa e il Convento degli agostiniani – si sta comunque occupando anche la Procura di Cagliari che ha sequestrato i libri contabili per stabilire con certezza eventuali irregolaritànella gestione della Fondazione.

Qualunque sia la causa del crac, l’urgenza è però quella di salvare un patrimonio storico della città di Cagliari. Per questo il parroco don Marco Lai ha invitato tutti, Fondazione e istituzioni interessate, a sedersi attorno ad un tavolo e a dialogare per trovare una soluzione. L’asilo di suor Nicoli e di suor Tambelli non deve finire all’asta.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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