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Finanziamenti per le tv? Anche a chi licenzia

Nei giorni scorsi la Regione ha annunciato lo stanziamento di quasi due milioni e mezzo destinati alle tv che inseriscono nel loro palinsesto programmi di divulgazione della cultura e della lingua sarda, garantendo che le provvidenze saranno erogate a patto che le emittenti tv non abbiano licenziato negli ultimi tre anni. Un comunicato stampa dell’assessore alla Cultura Claudia Firino affermava infatti in maniera inequivocabile che le testate regionali beneficiarie dei finanziamenti, oltre ad essere iscritte al Roc e operare da almeno 36 mesi, dovevano aver mantenuto il livello occupazionale negli ultimi tre anni. Questa prescrizione sembrava aver tagliato fuori dai contributi pubblici tutte le emittenti televisive regionali che di recente hanno effettuato dei licenziamenti.

Finanziamenti TVEppure andando a spulciare le carte, la realtà è diversa. L’allegato alla delibera della Giunta che stabilisce nel dettaglio i requisiti e i criteri di ammissibilità e di rendicondazione dei finanziamenti (stanziati ai sensi della legge regionale n° 3 del 2015) – contrariamente a quanto reso noto inizialmente dalla Regione – non prevede in alcun modo tra i requisiti per l’erogazione dei finanziamenti il mantenimento del livello occupazionale negli ultimi tre anni.

Il fatto di non aver licenziato i dipendenti nell’ultimo triennio dà eventualmente all’emittente il diritto ad una premialità di quindici punti ai fini della graduatoria finale, ma gli eventuali licenziamenti non pregiudicano in alcun modo la possibilità di ottenere i finanziamenti.

A riprova di questo fatto, l’originario comunicato stampa della Firino è stato sostituito e sul sito della regione ora appare la notizia corretta sui finanziamenti: anche le emittenti private che hanno licenziato dei dipendenti in questi ultimi tre anni riceveranno i contributi pubblici, anche se non otterranno la premialità prevista dalla delibera.

In base alla delibera infatti l’unico requisito che le tv dovranno rispettare in relazione ai lavoratori è quello di essere in regola con il versamento degli oneri previdenziali certificato con il Durc, il Documento unico di regolarità contributiva, dall’Inpgi per il personale giornalistico e dall’Inps per il personale non giornalistico.

La lettera degli ex lavoratori di Sardegna 1

Proprio sull’erogazione dei finanziamenti legati ai progetti per la valorizzazione della lingua e della cultura sarda erano intervenuti, esattamente un anno fa, gli ex dipendenti di Sardegna 1 che avevano cercato di attirare l’attenzione di una politica “distratta” scrivendo ai componenti della Commissione Cultura del Consiglio regionale che, proprio in quel periodo, stava esaminando la bozza della legge che avrebbe istituito il Servizio pubblico regionale per l’informazione televisiva locale e per la produzione e diffusione di programmi per la valorizzazione della lingua, della cultura e della identità sarda.

Sardegna 1 finanziamentiGli ex lavoratori di Sardegna 1 – che dallo scorso gennaio, cioè da circa dieci mesi, attendono che il Tribunale di Cagliari si pronunci sull’istanza di concordato preventivo presentata dall’azienda in modo da sbloccare le pendenze arretrate (cinque stipendi e il Tfr) – chiedevano proprio che la concessione dei finanziamenti alle emittenti locali fosse subordinata alla verifica del pagamento degli stipendi e degli oneri sociali dei dipendenti. E che anche la gloriosa emittente cagliaritana Sardegna 1 potesse accedere ai finanziamenti pubblici, ma solo dopo aver regolarizzato i suoi debiti arretrati nei loro confronti.

L’uso dei finanziamenti regionali

I finanziamenti di due milioni e mezzo staziati per i programmi di valorizzazione della lingua sarda – stabilisce la Giunta regionale – saranno erogati per l’85 per cento alle televisioni che hanno almeno una copertura del 60% del territorio regionale o del 60% della popolazione regionale. Le briciole, il 15 per cento, saranno spalmate tra le altre piccole tv locali.

Ma è davvero questa la strada per aiutare l’informazione sarda? E’ normale che la Regione eroghi delle risorse pubbliche ad aziende che, come quelle che si occupano di informazione, dovrebbero essere completamente indipendenti dal potere politico?

Dove sta il tanto decantato pluralismo dell’informazione?

Un eventuale contributo pubblico o comunque un aiuto ad un’impresa privata, in questo momento di crisi nera del settore, è giustificabile esclusivamente con la creazione di nuovi posti di lavoro. Ma che senso ha distribuire contributi in assenza di nuovi posti? O addirittura quando questi vengono persi?

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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