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Pagare l’energia di 1.800 edifici scolastici costa ogni anno alla Regione Sardegna 34 milioni di euro: intervenendo per l’efficientamento energetico del 20% di questi edifici si risparmierebbero circa 4 milioni di euro all’anno abbattendo del 12,6% i consumi generali. Questa operazione costerebbe poco più di 100 milioni di euro e avrebbe una importante ricaduta occupazionale sul mercato del lavoro sardo: circa 1500 posti di lavoro, di cui 1000 nel settore delle costruzioni e 500 nell’indotto. Lo ha detto il segretario regionale della Cna Sardegna Francesco Porcu, sentito questo pomeriggio dalla quinta commissione “Attività produttive” del Consiglio regionale sul Testo unico sull’Energia.

Da parecchi anni la Cna sarda sta portando avanti un’idea: il rilancio dell’economia della Sardegna deve passare anche attraverso un grande piano per la manutenzione e l’efficientamento del patrimonio edilizio pubblico, in gran parte vetusto e bisognoso di interventi.

Gli edifici pubblici in Sardegna

Scuola Sardegna edifici scolasticiSu circa 465mila edifici che costituiscono il patrimonio immobiliare regionale, oltre 160mila sono stati infatti costruiti prima del 1961: ben 100mila di questi si trovano in uno stato di mediocre o pessima manutenzione. Il risultato è che quel patrimonio immobiliare consuma il 40% dell’energia utilizzata nella nostra regione.

Esprimendo un giudizio positivo sul testo unico sull’Energia, la Cna ha infine auspicato l’introduzione anche per gli edifici pubblici sardi delle prescrizioni della Direttiva Europea 2010/31 (norma dal 1° gennaio 2014 impone che ogni anno debba essere ristrutturato il 3% della superficie coperta degli edifici di proprietà del Governo), proponendo che, vista la fatiscenza delle scuole sarde, ogni anno venga obbligatoriamente ristrutturato il 10% degli istituti scolastici.

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