Trattato Usa-Ue

E’ una di quelle cose di cui in Sardegna non si parla. Perché sembra una cosa che non ci riguarda. Eppure il cosiddetto TTIP, “Partenariato Transatlantico sul commercio e gli investimenti”, il trattato Usa-Ue di cui da mesi si sta discutendo in gran segreto nelle stanze dei bottoni e per il quale mezzo mondo sta protestando, potrebbe influire eccome sull’economia della Sardegna. Dal momento che le regole le impongono sempre i più forti, saranno sicuramente gli Stati Uniti a dettare la linea. Ciò significherà probabilmente un’apertura alle carni bombardate di ormoni e agli alimenti imbotti di OGM che vengono largamente consumati negli Usa. E ovviamente accettare il trattato Usa-Ue significherà anche dire by by ai marchi dop e igp per cui le nostre associazioni di produttori si sono sempre battute e a tutti i prodotti tipici di alta qualità che caratterizzano l’economia della Sardegna. Con buona pace delle piccole aziende isolane, destinate ad una crisi ancora più profonda, e dei consumatori che dovranno dimenticarsi genuinità e qualità sulle loro tavole.

Eppure nonostante il silenzio imbarazzante dei nostri governanti e quello ancor più imbarazzante dei media, la Sardegna, in qualità di Regione a statuto speciale, potrebbe fare qualcosa di concreto. Quanto meno per vigilare su quanto sta avvenendo in sede di discussione del trattato Usa-Ue. Un decreto di attuazione dello Statuto sardo emanato nel 1999 (il numero 363) dà infatti corpo all’articolo 52 della Magna Charta dei sardi e impone che un rappresentante della Regione Sarda (il presidente della Giunta regionale o un suo delegato) faccia parte della delegazione italiana che partecipa alla elaborazione dei progetti di trattati di commercio che lo Stato italiano intende stipulare con Paesi esteri, qualora gli accordi riguardino interessi rilevanti per l’economia della Sardegna.

La Regione non sembra però avere alcuna intenzione di approfondire la questione del trattato Usa-Ue. Per questo, dopo la richiesta fatta lo scorso aprile dal segretario del movimento Sardegna Zona Franca Francesco Scifo al presidente della Regione Francesco Pigliaru, ora la questione del trattato Usa-Ue è approdata ufficialmente anche in Consiglio regionale con una mozione presentata dal consigliere dei Rossomori Paolo Zedda.

Nella mozione si chiede alla Giunta regionale e al presidente Pigliaru di promuovere, ai sensi dell’articolo 52 dello Statuto sardo, ogni possibile intervento presso le sedi competenti al fine di consentire alla Regione di rappresentare la propria posizione sull’accordo commerciale internazionale USA-UE denominato “Partenariato Transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP)”; di promuovere ogni azione possibile, a livello nazionale e comunitario, al fine di evitare le conseguenze negative che deriverebbero dalla sottoscrizione dell’accordo da parte dell’Italia per i cittadini, gli agricoltori e l’economia sarda nel suo complesso; infine di promuovere, presso i cittadini del nostro territorio e presso tutti gli altri enti locali, azioni di sensibilizzazione e informazione riguardanti il trattato Usa-Ue.

Trattato Usa-Ue: il mondo è in fermento

Ttip Trattato Usa-UeTV e giornali sardi quasi non ne parlano ma il mondo è in fermento – scrive Paolo Zedda sul suo profilo facebook -. Oltre 150 iniziative sono in programma in questa settimana in vari stati europei, una grande manifestazione di opposizione al TTIP si è tenuta sabato scorso a Berlino, con oltre 250.000 partecipanti. I motivi della protesta sono molteplici. I negoziati in corso si svolgono in un regime di semi segretezza, e per le istituzioni sarde non è possibile partecipare né avere conoscenza diretta dei contenuti. Solo in parte (non quella fondamentale) il testo è stato reso pubblico. Da quanto trapela sul resto, le nuove norme sono state concordate direttamente da alcuni governi con grossi gruppi industriali e multinazionali. E con regole, come ha recentemente dichiarato l’economista e premio nobel americano Joseph Stiglitz, costruite a loro vantaggio, e a discapito delle piccole economie“.

“In Sardegna – aggiunge il consigliere regionale dei Rossomori – le conseguenze di un trattato con una portata così dirompente e concluso sulla testa delle singole realtà territoriali sono molto pericolose. L’apertura dei mercati a regole “americane” potrà condurci alla libera vendita di carne a basso costo, trattata con ormoni e antibiotici, alla larga diffusione di OGM, alla eliminazione dei marchi di provenienza e di qualità, solo per fare alcuni esempi. Insomma, una rivisitazione degli standard al ribasso: bene per le multinazionali, male, malissimo per le piccole aziende e per i consumatori. Sovranità, ambiente, beni comuni, biodiversità, agroalimentare di qualità: i punti di forza sui quali dovremmo impostare il nostro futuro e le nostre relazioni con l’Europa e col mondo potrebbero subire un colpo mortale. Chiediamo, dunque, che la Giunta attivi i meccanismi previsti dall’art. 52 dello Statuto, e pretenda la presenza di una rappresentanza sarda in sede di elaborazioni del trattato, come è dovuto secondo la nostra costituzione quando questi riguardino scambi che interessano l’isola“.

Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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