Scorie nucleari

E’ ancora avvolta nel mistero la localizzazione del Deposito nazionale di scorie nucleari che dovrà essere realizzato in Italia entro il 2024. Dopo le recenti affermazioni del deputato di Unidos Mauro Pili che qualche settimana ha denunciato un blitz nell’Oristanese di una delegazione della commissione che dovrà scegliere il sito definitivo (blitz però smentito) ora è la tv di Stato che smentisce che la Sogin, la Società governativa che gestisce gli impianti nucleari, l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e l’Enea (Agenzia nazionale Efficienza Energetica) possano scegliere la Sardegna per costruire il deposito. La causa sarebbe l’alto costo dello stoccaggio delle scorie nucleari nell’isola. Ma questa ennesima notizia non convince il Comitato Nonucle-Noscorie coordinato da Bustianu Cumpostu che, appresa la notizia dal Tg3, ha confermato gli impegni già programmati dal comitato, compreso un sit-in e seminario che si terrà a Bruxelles e ha annunciato che manterrà comunque alta la vigilanza sul territorio e la mobilitazione dei cittadini.

Il comitato anti scorie nucleari

Scorie nucleariIl comitato non crede che a salvare la Sardegna dal pericolo nucleare siano stati gli alti costi che l’operazione avrebbe comportato – si legge in un comunicato stampa – ma sia stata l’ostilità ambientale creata in Sardegna dalla immediata mobilitazione del Comitato NONUCLE-NOSCORIE  che non solo ha chiamato i sardi alla mobilitazione collettiva ma ha coinvolto le istituzioni regionali, comunali ed ecclesiastiche.

Che la notizia sia vera o no, sappia il governo che in nessun caso i sardi rinunceranno alla tutela della volontà già espressa dal popolo sardo. Volontà di indisponibilità al nucleare dichiarata con chiarezza, non solo con la mobilitazione di massa ma anche con atti ufficiali che più volte il Comitato Nonucle-Noscorie si è premurato di ricordare. Referendum, Leggi e Ordini del Giorno Regionali, Delibere dei Comuni e delle Province, Determinazione della Conferenza Episcopale Sarda.

Questa notizia – conclude la nota –  ci conferma che qualche volta  la volpe è costretta a rinunciare all’uva, non perché l’uva non è matura, ma perché qualcuno glielo impedisce. Questa volta ad impedirlo alla volpe italiana è stato un popolo, il popolo sardo”.

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