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Riforma del Senato e autonomia sarda

Autonomia, sovranità. Indipendenza. La riforma costituzionale approvata dal Senato ha rianimato il dibattito sull’autonomia della Sardegna. La riforma del Titolo V farà perdere alla nostra regione l’autonomia perduta? Oppure, come sostiene oggi l’ex assessore Massimo Dadea sulle pagine dell’Unione Sarda, l’autonomia sarda è già morta? Oppure, ancora, l’autonomia della Sardegna non è neppure mai nata? Come non è mai stato attuato lo Statuto speciale che ciclicamente le forze politiche isolane vogliono riformare senza averlo mai veramente attuato?

Oggi ad agitare la politica sarda non è, come qualche mese fa, lo spauracchio della cancellazione delle regioni a Statuto speciale, ma soprattutto il fatto che la Sardegna, nel nuovo Senato della Repubblica made in Renzi, rischia di avere lo stesso numero di senatori delle regioni a Statuto ordinario.

Orrù: la riforma danneggia la Sardegna

“La riforma del Senato approvata ieri danneggia la Sardegna e punta a defraudare la nostra Regione degli ultimi frammenti della sua autonomia”, scrive il consigliere regionale del Psd’Az Marcello Orrù. “Il progetto di riforma riduce a due i senatori della Sardegna e relega la nostra Regione ad un territorio ancora più ininfluente. La Giunta Pigliaru – aggiunge Orrù – assiste inerme e ammutolita al più grande attacco all’autonomia sarda compiuta da un governo nazionale”.

L’opposizione pungola il presidente Pigliaru a fare la voce grossa con lo Stato, ma la sensazione è che la regione non abbia nessuna intenzione di battere i pugni. Pigliaru, dal quale i sardi si aspettavano una maggiore determinazione, sembra in fortissimo imbarazzo. E anche all’interno della stessa Giunta uno degli esponenti di maggior peso, l’assessore ai Lavori Pubblici Paolo Maninchedda, dal suo blog non lesina critiche all’evidente volontà dell’esecutivo di non scontentare il Governo targato Pd.

L’insularità

La questione dell’insularità, che nella pratica significa scarsi collegamenti con la Penisola e costi enormi per le imprese dislocate in Sardegna, non è mai stato affrontato con di energia. Nonostante i fiumi di denaro pubblico avuti a disposizione negli ultimi cinquant’anni, la Regione non è mai riuscita a fare un salto di qualità. E anche oggi, nonostante i numeri ottimistici forniti dall’Istat, non sembra che nell’isola ci sia alcuna ripresa dell’economia e dell’occupazione. “Tanti giovani fuggono dalla Sardegna per mancanza di opportunità, tante aziende chiudono i battenti e persiste la fortissima difficoltà delle famiglie”, scrive Orrù, chiedendo alla Giunta di “dare una svolta alla legislatura e pretendere dal governo nazionale quanto spetta alla Sardegna”.

Se il Psd’Az chiede a Pigliaru di alzare i toni nel confronto con il governo nazionale per uscire da “un immobilismo e un torpore che mai si era visto prima d’ora”, non mancano le bacchettate anche dal Centro Democratico. “Abbiamo bisogno di un’azione regionale determinata ed efficace che non subisca ma detti i tempi al Governo nazionale, in un momento in cui anche l’Europa è con noi”, scrive il parlamentare Roberto Capelli. “Un’Europa che da tempo si è detta pronta a recepire temi come la fiscalità di vantaggio e l’insularità della Sardegna, una volta proposti, e quindi sostenuti, dai Governi nazionali. E’ quindi Roma il primo indirizzo, non Bruxelles”!

Quanto alla discussione sulla riforma del Titolo V, sull’autonomia e sulla riforma dello Statuto sardo, Capelli rilancia una proposta che – spiega – potrebbe segnare davvero una svolta epocale. “Sono sempre più convinto che dovremmo fare nostro il modello Trentino che determinerebbe enormi vantaggi per i sardi e la Sardegna: nello specifico istituire nella nostra Isola due Provincie Autonome risolverebbe problemi storici e contingenti: avremmo 4 e non 3 Senatori, cioè due per Provincia come il Trentino Alto Adige oltre ad una Sanità, e una sua riforma, seria, meno esosa e più moderna”.

Ma per fare tutto questo e quanto altro necessario a rilanciare un’autonomia compiuta della Sardegna – conclude Capelli – ci vogliono politici, uomini e donne, preparati, uniti, determinati e affidabili oltre a un radicale cambio generale di mentalità. Questi i reali macigni da superare, e credo sia possibile, se necessario anche voltando pagina”.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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