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Piante officinali, un patrimonio della Sardegna

Infusi, liquori, olii essenziali usati da sempre nei paesi di montagna o nei borghi della costa sul campo sanitario, come curativi naturali, o su quello gastronomico per arricchire i piatti tipici. Dal nord al sud dell’Isola. Il più famoso è il mirto, ma ci sono anche il rosmarino e la lavanda, lo zafferano, l’elicriso, il lentischio e il corbezzolo. La Sardegna ha un patrimonio di piante officinali unico nel Mediterraneo con varietà auctotone ed endemiche dalle proprietà curative e alimentari, per l’uomo e gli animali. Piante che spesso solo gli addetti ai lavori conoscono.

se ne è parlato a Pula nella due giorni di seminario nazionale dedicato alle piante officinali che si è svolto nel centro culturale Casa Frau di Pula con gli interventi di studiosi, ricercatori universitari, operatori del comparto di fama regionale e nazionale.

La Regione punta sulle piante officinali

È tempo di bilanci – ha osservato l’assessore all’Agricoltura Elisabetta Falchi, all’apertura della manifestazione –. Dobbiamo ragionare a fondo sugli errori del passato e mettere a sistema le esperienze, soprattutto di produttori e trasformatori, così da ragionare su un progetto innovativo per il futuro”.

Secondo l’esponente della Giunta Pigliaru il settore delle piante officinali va valorizzato e può creare da un lato nuove economie e dall’altro un supporto importante alle attività classiche dell’agricoltura sarda. “O si riparte dal basso – ha proseguito l’assessore – ascoltando le vere esigenze di chi lavora e crede in questo comparto, oppure siamo condannati a perdere questo treno”.

La titolare dell’agricoltura ha lanciato l’idea di creare un gruppo di lavoro congiunto tra agricoltori e operatori, università e istituzioni (Regione e ministeri delle Politiche agricole, alimentari e forestali e dell’Ambiente).

L’interesse del Mipaaf per la Sardegna è stato testimoniato anche dal direttore ministeriale del settore, Alberto Manzo, che ha illustrato la possibilità di inserire la Sardegna all’interno di un progetto pilota insieme ad alcune regioni italiane.

Gli studiosi hanno ricordato come la varietà endemica e auctotona sarda sono un valore aggiunto all’avvio delle produzioni: essendo tipiche e spontanee, diverse piante non necessitano di particolari cure contro i parassiti e potrebbero essere cosi raccolte o coltivate in totale regime di biologico.

L’assessore Falchi ha poi spiegato l’importanza per il comparto delle piante officinali di puntare sull’aggregazione e sulla nascita di un’organizzazione di produttori, che possa rappresentare al meglio un mondo tanto nuovo e al tempo stesso assai atomizzato. A questo è necessario affiancare la ricerca che permetta produzioni all’avanguardia e capaci di attirare l’interesse dei milioni di acquirenti che ogni giorno, in tutto il mondo, cercano prodotti naturali per la cosmesi o il curativo. “Da parte della Regione c’è la volontà affinché questi due giorni di lavori non vadano persi – ha concluso – e già dalle prossime settimane convocheremo in assessorato i produttori per dare avvio a una nuova stagione di collaborazione tra Istituzioni e mondo delle imprese”.

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