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Sanità e burocrazia: la storia di mamma Eugenia

La signora Eugenia Vacca ha 83 anni. Lo scorso novembre le è stata diagnosticata una bruttissima malattia ed ora è ricoverata all’ospedale cagliaritano Santissima Trinità. Ogni notte, raccontano le sue compagne di stanza, Eugenia urla nel sonno il nome di suo figlio. Da quando, otto anni fa, è rimasta vedova ha sempre vissuto da sola nella sua casa nel quartiere di Castello perchè il suo unico figlio più di vent’anni fa si è dovuto trasferire ad Olbia con la famiglia per lavoro.

Pur soffrendo per la mancanza del figlio, che ad ogni festa torna a Cagliari per stare con l’anziana madre, Eugenia, donna molto indipendente, in tutti questi anni ha sempre rifiutato di lasciare la sua casa per trasferirsi ad Olbia. Fino a quando le è stato diagnosticato quel brutto male. Ma adesso, sapendo che probabilmente non le rimane tanto tempo, ha espresso il desiderio di trascorrere questo periodo vicino al figlio, alla nuora e al nipote.

La storia della signora Eugenia

L’unica possibilità per esaudire il suo desiderio è quella di trasferire la signora Eugenia dal Santissima Trinità di Cagliari ad una Residenza sanitaria assistenziale di Olbia in cui l’anziana donna possa essere assistita (ha bisogno di essere seguita dai medici h24) e nello stesso tempo in cui i suoi familiari possano starle finalmente vicino.

Ma spesso, in Sardegna, le ragioni della burocrazia sono più forti di quelle della pietà umana. Ed esaudire il desiderio di un’anziana madre pare sia una cosa impossibile.

La complessa procedura di trasferimento della signora, avviata nei giorni scorsi, si è infatti arenata perché, stando a quanto è stato detto ai parenti, la Asl di Cagliari non avrebbe a disposizione i fondi necessari per attivare la convenzione con la struttura olbiese (dai 2000 ai 4mila euro). Questi soldi non devono essere pagati necessariamente dal servizio sanitario: a seconda della gravità del malato infatti la convenzione viene pagata dalla Asl oppure (per intero o per metà) dalla famiglia. In ogni caso però è il servizio pubblico che deve anticiparli.

La procedura vuole che la gravità dello stato di salute della signora Eugenia venga valutata dalla UVT (Unità di valutazione territoriale), una specifica commissione composta da medici, assistenti sociali e psicologi. Questa commissione teoricamente potrebbe deliberare il trasferimento della paziente nel giro di pochi giorni (da 5 a 15). Di fatto però non può far nulla perchè, come detto, non c’è la disponibilità economica per poter attivare la convenzione con la struttura olbiese.

In pratica, anche se la famiglia, nonostante le gravissime condizioni della signora Eugenia, si è detta disponibile anche a mettere tutti i soldi di tasca propria pur di stale vicino, il trasferimento ad Olbia non può essere deliberato perché la Asl di Cagliari non ha la disponibilità economica per anticipare quei soldi.

L’alternativa prospettata dall’azienda sanitaria cagliaritana ai familiari di Eugenia Vacca è quella di trasferire la residenza della signora da Cagliari ad Olbia. Ma anche questa è una soluzione impraticabile perché, in quel caso, per attivare le procedure di ricovero bisognerebbe aspettare addirittura due anni (l’Unità di valutazione territoriale di Olbia può infatti valutare l’idoneità di un malato solo dopo due anni dal cambio di residenza). Ultima possibilità prospettata ai familiari della signora Eugenia è quella di trasferirla in una struttura dell’hinterland cagliaritano o nell’hospice di Nuoro: ma in entrambi i casi la signora sarebbe destinata a trascorrere il tempo che le rimane lontano dall’affetto dei suoi cari.

Insomma, da qualunque parte la si guardi, questa complicata storia – senza voler attribuire alcuna responsabilità ai singoli operatori (la signora Eugenia ha ricevuto tantissimi attestati di solidarietà e tentativi di aiuto da parte degli addetti ai lavori) – è la prova provata di un sistema sanitario inefficiente, farraginoso e governato dai cavilli burocratici che rende difficilissimo se non impossibile trasferire un malato terminale da una parte all’altra della Sardegna.

Un sistema in cui le aziende sanitarie non riescono a dialogare e ad essere coordinate tra loro. Un sistema irrazionale, se si tiene conto che per tenere ricoverata ormai da dieci giorni la signora Eugenia al Santissima Trinità la Asl spende dai 600 agli 800 euro al giorno, ma poi non dispone di 2-4mila euro per attivare una convenzione con la RSA di Olbia.

Un sistema sanitario che impedisce ad una anziana madre di trascorrere gli ultimi giorni vicino alle persone a cui vuole bene. E la riduce in un letto di ospedale a gridare disperata ogni notte il nome di suo figlio.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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