Non c’è una immagine che spieghi meglio la crisi economica quanto gli scaffali semivuoti dei supermercati. E quando questo succede al centro di una città significa che le cose continuano ad andar male e che la ripresa dell’occupazione propagandata dalle nostre istituzioni, sia quelle nazionali che quelle regionali, è una grande balla. Allora iniziamo a dire che la Sigma, una delle maggiori organizzazioni interamente italiane che operano nella grande distribuzione ha programmato nella sola zona di Cagliari ben 58 licenziamenti. Il market di piazza Giovanni XXIII, punto di riferimento da anni per gli abitanti di tutta la zona, lunedì prossimo chiuderà i battenti per due settimane in attesa del cambio di gestione. Non si sa quale altra catena internazionale rileverà i supermercati. Si sa soltanto che questa situazione di emergenza sta creando molti disagi a tanti lavoratori che da tre mesi mese non ricevono lo stipendio. Probabilmente, nelle fasi del delicato passaggio di proprietà, l’azienda riuscirà a salvare il posto ai dipendenti con maggiore anzianità e a quelli con i maggiori carichi familiari. Ma la situazione è drammatica.

La crisi dei supermercati

supermercatiQuello dello storico market di piazza Giovanni XXIII, dove da settimane gli scaffali sono desolatamente semivuoti, è solo uno degli esempi. A poche centinaia di metri di distanza dal market un altro punto vendita della Sigma, questa volta in via San Benedetto, è completamente sprangato da luglio. Ufficialmente è chiuso per l’inventario della merce. ma è evidente che un inventario non può durare tre mesi.

I licenziamenti annunciati a Cagliari si aggiungono alla drammatica situazione dei supermercati gestiti dalla catena Cedi-Sigma nel nord Sardegna. Nel grosso centro di Codrongianos, in provincia di Sassari, qualche settimana fa – lo riportava l’Unione Sarda – sono stati annunciati 190 licenziamenti e i dipendenti, comprensibilmente disperati, hanno manifestato bloccando i camion che rifornivano i supermercati della zona.

Un preoccupante campanello d’allarme

La crisi aziendale di una catena come la Sigma (società legata alla Coop Italia), che dava lavoro a circa tremila dipendenti e soltanto un anno fa sembrava dovesse decollare dopo aver acquisito addirittura 130 punti vendita della Sisa Sardegna, è un campanello d’allarme molto preoccupante. Perchè se anche i grandi supermercati non ce la fanno più e iniziano a versare in cattive acque, i piccoli market e le botteghe, che da anni lottano strenuamente contro lo strapotere della grande distribuzione, stanno letteralmente per gettare la spugna. Troppi costi, troppa burocrazia e sempre meno clienti affezionati per tenere in piedi degli esercizi a gestione prevalentemente familiare.

Basta fare un giro per le strade e tastare il polso alla gente per capire quanto la crisi stia mordendo ancora. Eppure l’economia reale fa a botte con quella descritta dalle istituzioni che si confermano completamente avulse dalla realtà.

Non più tardi di poche settimane fa i nostri rappresentanti regionali hanno commentato con entusiasmo le ultime statistiche diramate dall’Istat sull’occupazione. Sulla carta, a quanto pare, la Sardegna starebbe facendo meglio del resto del Mezzogiorno: nei primi tre mesi dell’anno i disoccupati sarebbero diminuiti del 7,2% (circa 10mila unità) e gli occupati sarebbero aumentati del 2,4% con ben 13mila nuovi posti di lavoro.

Per la Regione sarda il clima di fiducia dei sardi starebbe aumentando vertiginosamente. “Le nostre politiche economiche iniziano a dare effetti concreti sull’economia della Sardegna e soprattutto sono uno stimolo per la tanto attesa ripresa nei diversi comparti”, ha affermato con grande ottimismo l’assessore alla Programmazione Raffaele Paci.

Ma se usciamo dalla realtà virtuale delle statistiche Istat e dei comunicati stampa istituzionali e scendiamo per la strada le cose sono ben diverse. Nella vita reale non troviamo percentuali in aumento, ma banconi dei supermercati sempre più vuoti. Troviamo ragazzi che lavorano senza ricevere lo stipendio sperando comunque di non perdere il posto. Troviamo aziende sommerse dai debiti e costrette a licenziare i dipendenti. Troviamo negozianti allo stremo e serrande abbassate con il cartello “Affittasi”. Allora non ci sono statistiche e dichiarazioni istituzionali che tengano: quando chiudono anche i supermercati vuol dire che la situazione è veramente critica. ​

Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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