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Expo 2015: la Sardegna dimentica l’agricoltura

La Regione Sardegna azzecca la settimana giusta e fa il botto in termini di visitatori all’Expo 2015 di Milano. La settimana dedicata alla nostra regione pare infatti sia stata quella con il maggiore afflusso di turisti con la conseguenza che lo stand isolano è stato visitato in sette giorni da circa 70mila persone. Eppure, nonostante le interessanti manifestazioni collaterali e l’entusiasmo delle istituzioni per questi numeri, non è tutto oro quello che luccica. La partecipazione della Sardegna alla vetrina mondiale sul nutrimento ecosostenibile del pianeta terra non è stata infatti esente da critiche: lo stand allestito per promuovere i prodotti sardi pare infatti non abbia brillato per originalità e, con tanto di campanacci appesi alle pareti, abbia dato all’esterno la solita e stereotipata idea di una regione ancora esclusivamente legata alla pastorizia. Secondo gli addetti ai lavori lo stand della Sardegna ha infatti dato  poco spazio all’enorme ricchezza agroalimentare e alle eccellenze enogastronomiche della nostra regione.

Il futuro ci dirà se la partecipazione sarda alla kermesse mondiale ha portato ai risultati economici auspicati dalla Regione oppure è stata un flop. Intanto pubblichiamo questa lettera aperta che il presidente della Copagri Sardegna Ignazio Cirronis ha scritto al presidente della Regione Francesco Pigliaru, lettera che si conclude con una sintomatica esortazione: la prossima volta che la Sardegna dovrà partecipare a un evento che ha al centro il tema del cibo fatelo coordinare da chi è responsabile delle politiche agricole.

Expo 2015: lettera aperta del Presidente di Copagri al Governatore Pigliaru

Baciati dalla fortuna di aver azzeccato la settimana giusta (in termini di visitatori sembra che la settimana dedicata alla Sardegna sia stata quella con il maggior afflusso registrato dall’inizio di Expo!) ma la Regione Sardegna, nell’organizzare lo stand ad Expo 2015, non ha certo brillato per qualità ed efficacia della sua presenza.

Lo stand della Sardegna, parlo solo di questo, che è ciò che più è stato visto dai visitatori, e tralascio le iniziative collaterali seguite principalmente da addetti ai lavori, non ha dato una bella immagine della Sardegna, tanto meno ha efficacemente disegnato come la Sardegna vuole contribuire al tema della nutrizione del pianeta in modo sostenibile.

Partiamo dal tema dell’Expo: “Nutrire il pianeta”. Si presuppone che il tema dell’alimentazione e della produzione agricola possa avare un ruolo e che rappresentare il panorama agroalimentare sardo con le sue eccellenze produttive sia il fulcro attorno a cui far ruotare turismo, artigianato e cultura.

E invece cosa troviamo nello stand: un filmato (solo uno) di quattro minuti interamente dedicato ai fondali marini. Bello, ma che possiamo vedere anche su qualsiasi trasmissione televisiva, a parte il 3D.

Ho visionato il filmato e sentito i commenti; di primo acchito forse li avevo travisati per cui sono entrato una seconda volta e ho ascoltato sempre la stessa frase: “Ma è tutta qui la Sardegna?” Io non capisco la scelta fatta: intanto pochi hanno compreso che si trattasse delle aree marine protette; poi perché rappresentare la Sardegna con i suoi fondali marini e non (o almeno anche) con i paesaggi agrari? Risposta: ma c’erano i campanacci (due intere pareti o più di una serie di campanacci) a significare la cultura pastorale. E che bisogno avevamo di rappresentare la Sardegna monotematicamente come Isola della pastorizia, emarginando del tutto l’altra metà agricola che produce ortofrutta (il 25% della plv agricola sarda), vino, olio, pasta etc?

In sintesi: un po’ di superficialità e persino poca originalità.

C’era un altro tema che nelle intenzioni si sarebbe dovuto sviluppare (ma solo gli architetti che hanno studiato lo stand credono che sia stato illustrato) la ecosostenibilità e l’innovazione, attraverso le opere di Daniela Ducato che col riciclo di materiali di scarto delle produzioni alimentari fa materie prime nobili per prodotti finiti per edilizia e non solo. Bellissimi lavori, in mostra, però, senza alcun didascalia, sono apparsi come semplici “quadri” per adornare le pareti. Nessuno li ha capiti, tranne i pochi fortunati presenti alla inaugurazione e vicini a Daniela che, parlando senza alcuna microfonatura poteva essere sentita solo dai più vicini…

Anche belle foto nello stand della nostra Isola e una bella mostra dei giganti di Mont’e Prama, ma abbiamo perso un’occasione storica: le decine di migliaia di visitatori di questi giorni, dopo aver visto lo stand della Sardegna, forse tornano a casa col desiderio di frequentare un corso subacqueo, ma poco aggiungono alla loro conoscenza delle virtù dell’agroalimentare sardo e della sua ecosostenibilità.

Ciliegina sulla torta il titolo sul pannello di ingresso: Sardegna – The endless Island. Che si scrivesse in inglese, in una manifestazione internazionale, ci sta benissimo; ma sapendo che il 90 e più per cento di visitatori sono italiani, scrivere anche in italiano e in sardo, no? Tanto più che endless non è un termine di uso molto frequente.

Presidente Pigliaru, non me ne voglia: non cerco spazio di polemica e non sono nemico della Giunta, tanto più quando afferma di volere centralità dell’agroalimentare e economia sostenibile.

Ma per favore, la prossima volta, un evento che ha al centro il tema del cibo fatelo coordinare da chi è responsabile delle politiche agricole!

FIRMATO: Ignazio Cirronis (Presidente Copagri Sardegna)

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