Angelus insegnanti sardi

Arriva anche in Vaticano la protesta degli insegnanti sardi del Comitato Valige del 10 agosto che da oltre un mese contestano la legge sulla Buona Scuola e chiedono di poter avere un posto di lavoro senza doversi allontanare dalle loro famiglie e dalla loro terra. Papa Francesco ha dato il suo sostegno ai docenti che con i loro trolley hanno manifestato questa mattina in piazza San Pietro. “Saluto gli insegnanti precari venuti dalla Sardegna – ha detto Papa Bergoglio appena conclusa la preghiera domenicale dell’Angelus – e auspico che i problemi del mondo del lavoro siano affrontati tenendo concretamente conto della famiglia e delle sue esigenze“.

La protesta degli insegnanti sardi

Gli insegnanti sardi del comitato Valige del 10 agosto contestano l’aut aut determinato dall’attuazione della legge sulla Buona Scuola. In seguito alla riforma voluta dal governo Renzi infatti, nonostante in Sardegna siano disponibili tante cattedre, molti insegnanti sardi, per non perdere il loro ruolo, saranno costretti ad abbandonare la provincia nelle cui graduatorie ad esaurimento(Gae) erano iscritti, per andare ad insegnare in una delle cento province italiane che hanno obbligatoriamente dovuto indicare nella domanda di assunzione.

Padri e madri di famiglia che hanno affrontato anni di precariato per rincorrere il sogno di una stabilizzazione (che oggi vuol dire abbandonare i loro cari ed emigrare dalla Sardegna) hanno dunque incassato il sostegno del Santo Padre che, non più di due settimane aveva proprio evidenziato l’importanza del lavoro per l’unità della famiglia.

La presenza in piazza San Pietro degli insegnanti del Comitato Valigie del 10 agosto – come testimonia questa foto de La Nuova Sardegna – non è stata comunque troppo massiccia perché molti insegnanti isolani hanno dovuto rinunciare alla trasferta romana a causa dei noti problemi della nostra inesistente continuità territoriale che offre attualmente pochissimi voli per Roma e a prezzi esorbitanti.

È noto che i sardi che lavorano oltre Tirreno sono oggi in grande difficoltà proprio per la totale assenza della politica regionale sul tema dei trasporti.

Chi lavora nella penisola è infatti costretto ad esborsi insostenibili per poter tornare a casa il fine settimana per riabbracciare i suoi cari. Disagi che sono diventati ancor più insopportabili nel periodo estivo quando un volo andata e ritorno Roma-Cagliari-Roma è arrivato a costare addirittura 400 euro.

Ecco perché per un insegnante padre o madre di famiglia, qualunque cosa dicano i soloni per cui il lavoro non si deve rifiutar mai, il trasferimento dalla Sardegna rischia di comportare un distacco quasi totale dal coniuge e dai figli.

Una ragione di più per sostenere la battaglia del comitato Valige del 10 agosto. Come ha detto il Papa i problemi del lavoro devono infatti essere affrontati dalla politica tenendo conto delle esigenze della famiglia. E non il contrario.

Intanto – stando ai numeri dati ieri dal ministero e resi noti da l’Unione Sarda – il Governo si è aggiudicato il primo round. Seppure costretti con la forza ben 153 su 155 docenti precari sardi hanno accettato a malincuore la proposta di assunzione (dovevano farlo entro la mezzanotte di ieri).

Ma la spada di Damocle del trasferimento nella Penisola pende ancora sulla testa di circa 1600 precari sardi interessati dalla fase C del progetto Buona Scuola (le domande presentate in Sardegna sono state complessivamente 1.747). Per loro la battaglia continua. Con il sostegno di Papa Francesco.

Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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