Europa risveglio

In un articolo di alcuni giorni fa a firma di Marina Corradi Avvenire, descrivendo l’apertura delle frontiere dell’Austria e della Germania ai migranti, ha parlato con grande enfasi di un risveglio cristiano dell’Europa. Quell’Europa che anni fa aveva rinnegato le sue radici cristiane non inserendole in quella che sarebbe dovuta essere la sua carta costituzionale, sarebbe stata folgorata sulla via di Damasco, colpita al cuore dalla foto di quel povero bimbo siriano riverso su una spiaggia turca. E adesso tutti quei bambini che arrivano a Vienna e Monaco avvolti dalle bandiere azzurre con le dodici stelle e stanno riscattando la sfortunata sorte del piccolo Aylan testimonierebbero la redenzione del Vecchio Continente – finora sordo alle istanze di solidarietà provenienti dai paesi del sud del mondo – e la sua fulminea trasformazione nell’Europa multietnica e multiculturale che tutti – in primo luogo la Chiesa cattolica oggi guidata da Papa Francesco – abbiamo sempre sognato.

Certo, il cristianesimo è prima di tutto accoglienza del povero e dello straniero. Lo dice Gesù Cristo nel Vangelo. E chi si oppone all’accoglienza e all’ospitalità degli stranieri in difficoltà non può veramente dirsi cristiano. Ma c’è qualcosa che non convince in questo risveglio repentino dell’Europa che conta dopo anni di insensibilità al problema dell’immigrazione, lasciato ai paesi che si affacciano sul mar Mediterraneo come l’Italia e la Grecia.

Il risveglio dell’Europa

L’Europa più potente e ricca ha aperto le frontiere ai migranti (spartendoseli con il sistema delle quote) per risolvere in questo modo il progressivo spopolamento del Vecchio Continente. La tesi che sta passando per spiegare questo risveglio improvviso delle coscienze è molto pragmatica: solo un congruo afflusso di migranti può limitare il calo demografico delle imbolsite popolazioni europee. Un esimio esperto intervistato recentemente dall’Unione Sarda ha spiegato che per limitare il calo demografico e ripopolare le zone interne della sola Sardegna sarà necessaria un’iniezione di almeno 15mila coppie di migranti fertili. Questa tesi è stata proposta anche dall’europarlamentare sardo e segretario regionale del Pd Renato Soru in una recente intervista televisiva.

 

Eppure non si può però fare a meno di registrare anche un’altra faccia dell’Europa. Quella che non riesce a far nulla, se non imporre agli Stati membri restrizioni e lacci, per acuire la crisi economica, causa principale del calo demografico perché in molti paesi le famiglie non hanno di che sostenersi e i giovani non hanno i mezzi per progettare il loro futuro. Quella che non riesce a far fronte ad un’ondata drammatica di suicidi per cause economiche. Non si può non registrare anche un’Europa dove la tendenza è quella di sdoganare definitivamente l’aborto e l’eutanasia come diritti individuali e dove la priorità assoluta – lo dicono le ultime risoluzioni europee – sono il riconoscimento dei matrimoni omosessuali, la promozione dell’omogenitorialità (con lo sdoganamento progressivo di discutibili pratiche di procreazione artificiale) e l’imposizione della “gender theory” nelle scuole dell’infanzia.

Bè, in un’Europa così, nella proposta di immettere in massa i migranti come unica soluzione per limitare il calo demografico è davvero ravvisabile un risveglio cristiano come sostiene con tanto sentimento l’editorialista di Avvenire? Oppure, al contrario, dietro queste scelte, apparentemente nobili e solidali, si cela viceversa la volontà di assestare un colpo finale e definitivo alle radici cristiane, favorendo una graduale ma inesorabile perdita di identità dei popoli europei e il definitivo abbandono delle loro tradizioni irrorate dal Cristianesimo?

Davvero c’è carità cristiana dietro la scelta tedesca di accaparrarsi i migranti più colti, bianchi e affini alla cultura occidentale, lasciando gli altri alle altre nazioni? C’è carità cristiana nell’assecondare e facilitare un esodo di proporzioni bibliche da terre che sono state colonizzate e sfruttate per secoli dall’Occidente e continueranno ad essere sfruttate in futuro? Oppure sarebbe opportuno aiutare quei popoli a difendere quelle terre ricchissime di materie prime e a viverci in pace e prosperità? Magari in primo luogo evitando di finanziare i paesi guerrafondai?

Insomma, in questa Europa che apre improvvisamente le porte ai migranti dopo averle lasciate chiuse per anni ma che in tutti i modi favorisce la cultura della morte a discapito della vita c’è davvero un risveglio cristiano? Oppure c’è soltanto un disegno strategico, un calcolo economico ben preciso che come al solito andrà a beneficio di pochi eletti a discapito della gran parte del popolo, migranti compresi? Permetteteci almeno di porre la domanda e provare ad andare oltre il velo dell’emotività suscitata dalla foto di un bimbo, Aylan, che è stato strumentalizzato in tutti i modi dai media internazionali.

Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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