Lezioni gender

Premessa d’obbligo: la Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo attribuisce all’articolo 26, terzo comma, ai genitori “il diritto di priorità nella scelta dell’educazione da impartire ai propri figli”. E’ una norma che tutti i genitori dei ragazzini della scuola per l’infanzia dovrebbero aver ben presente a pochi giorni dall’inizio delle lezioni scolastiche. In particolare i genitori hanno la possibilità di chiedere l’esonero dei loro figli dalle cosiddette lezioni gender, ovvero da tutti quei progetti organizzati dalle scuole contro gli stereotipi di genere e a favore dell’omogenitorialità, qualora pensino che, al di là dei buoni propositi di lotta alle discriminazioni e all’omofobia, tali progetti nascondano in realtà la volontà di indottrinare i ragazzini inculcandogli l’idea che non esiste una differenza naturale tra maschietti e femminucce e che il genere sessuale è una libera scelta individuale (vedi anche il post: Amato: attenzione alla follia gender).

Esiste un fac-simile della lettera – scaricabile dalla pagina Facebook di Le Manif Pour Tous Italia o dal sito Notizie Provita – con cui è possibile chiedere al dirigente scolastico (magari prima di firmare in bianco il Patto di corresponsabilità con la scuola) l’esonero dei propri figli da tali progetti – in genere finanziati con bandi pubblici comunali e regionali – in modo che i genitori (ricordiamo che si tratta di progetti indirizzati a bambini dell’asilo o delle elementari) siano dettagliatamente a conoscenza delle attività programmate dalla scuola e comunque possano dare il loro espresso consenso informato alla partecipazione dei figli a qualunque tipo di progetto, soprattutto quelli che interessano la sfera affettiva e sessuale dei loro figli.

L’esonero dalle lezioni gender

Nella lettera preparata dalle associazioni pro life sulle lezioni gender i genitori chiedono innanzitutto alla scuola di notificare  con congruo anticipo e per iscritto la programmazione di ogni lezione, progetto, attività didattica che si tiene dentro e fuori l’Istituto, anche mediante persone esterne, riguardante:

  1. questioni fisiche e morali connesse con la sfera affettiva e sessuale dei discenti;
  2. campagne contro il bullismo, o le discriminazioni, o il razzismo o la parità di genere.

Nella comunicazione i genitori chiedono inoltre di essere espressamente informati per iscritto e in modo completo e dettagliato

  • del contenuto delle eventuali attività didattica in questione;
  • dei relativi materiali e sussidi utilizzati;
  • della data, dell’ora e della durata di tale attività;
  • di ogni informazione necessaria a identificare le persone e gli enti coinvolti nella organizzazione dell’attività in questione, al fine di valutare anche i relativi titoli.

Tale richiesta è ovviamente il presupposto necessario per dare o meno il consenso alla partecipazione del proprio figlio a tali attività didattiche (nella foto sottostante la pagina di un libretto utilizzato per le lezioni gender a favore dell’omogenitorialità).

In assenza delle informazioni richieste o del consenso scritto viene infatti chiesto dai genitori l’esonero dai progetti formativi e dalle attività ad essi connesse e viene chiesto che, come d’altronde avviene per gli alunni che vengono esonerati dalle lezioni di religione cattolica, venga organizzata per loro un’attività didattica alternativa alle lezioni gender.

Nella lettera in questione i genitori esprimono infine l’auspicio che la scuola, ottemperando a queste richieste, faciliti loro “l’esercizio libero, democratico e civile dei diritti di padre e madre nel rispetto dello sviluppo della personalità del proprio figlio, garantito dall’art.3, secondo comma, della Costituzione italiana”.

Il rapporto Rodrigues

Intanto – nonostante molti si ostinino ad affermare che le lezioni gender nella scuola sono solo fantasia – proprio oggi il Parlamento Europeo discute un documento elaborato dall’eurodeputata socialista Liliana Rodrigues che mira ad omologare completamente i sistemi di istruzione europei imponendo ad ogni Stato Membro di inserire la prospettiva del genere e della parità di genere “in tutti i livelli di istruzione, al fine di promuovere tra le ragazze e i ragazzi e le donne e gli uomini i valori della giustizia e della cittadinanza democratica, in modo da costruire un vero partenariato tra i sessi nella sfera pubblica e privata”.

L’Europa si avvia dunque a rosicchiare ancora un po’ della residua sovranità agli Stati Membri imponendo un modello unico e omologato di istruzione: dai sistemi educativi, alla formazione degli insegnanti, al materiale didattico e alle attività svolte nella scuola. I direttori scolastici, gli insegnanti e il restante personale delle scuole avranno una Guida “per abbracciare una prospettiva di genere e di parità di genere e chiedere agli insegnanti di analizzare ed eliminare gli stereotipi sessisti e le distorsioni che i materiali didattici possono includere nel contenuto, il linguaggio e le illustrazioni, incoraggiandoli anche per combattere questo sessismo nella letteratura, film, musica, giochi e altri settori che contribuiscono in modo decisivo a cambiare la mentalità, il comportamento e l`identità dei ragazzi”.

Intenti assolutamente condivisibili se mirano soltanto a combattere le discriminazioni, l’omofobia e il bullismo. Un po’ meno condivisibili se – come molti sostengono – vogliono in realtà imporre ai ragazzi un indottrinamento finalizzato, quello sì, a modificare la loro mentalità, i loro comportamenti e addirittura la loro identità.

E soprattutto scavalcando completamente i genitori.

In ogni caso, e si torna alla iniziale Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo, resta fortunatamente il baluardo della potestà genitoriale nella scelta dell’educazione da dare ai propri figli. Qualsiasi progetto educativo dovrà avere il pieno consenso informato dei genitori dei ragazzini. Almeno il consenso dei genitori più attenti all’identità dei loro figli che non si bevono qualsiasi idiozia voglia loro imporre il pensiero unico dominante. Anche se è lastricata di buoni propositi ed è imposta dall’Europa.

Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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