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Agricoltura: boom di occupati in Sardegna

Sarà effetto della congiuntura internazionale favorevole oppure, come afferma Matteo Renzi, delle politiche sul lavoro approvate dal Governo. Oppure sarà che a un certo punto la congiuntura economica negativa iniziata verso il 2004 dovremo lasciarcela finalmente alle spalle. Fattostà che l’Istat ha appena attestato che rispetto al giugno 2014 in Sardegna gli occupati sono aumentati di oltre 22mila unità (il 3,4% in più). Rispetto all’anno scorso sono aumentate del 6,5%  anche le donne entrate nel mercato del lavoro. Un risultato, quello della nostra regione, superiore al resto d’Italia e alle altre regioni del Sud, determinato soprattutto da un eccezionale boom di occupati in agricoltura: 13.500 in più, pari addirittura al 46%. In aumento seppur lieve i servizi, mentre l’industria e le costruzioni registrano una ulteriore flessione.

Negli ultimi decenni, a partire dalla cosiddetta “Rinascita”, abbiamo assistito a una massiccia fuga dalle campagne sarde e dall’interno della Sardegna. L’agricoltura isolana è inoltre stata drogata per tanti anni da un sistema di finanziamenti pubblici che ha sistematicamente premiato chi abbandonava i campi a discapito di chi investiva sudore e denaro per coltivarli e per farli produrre. I nostri allevatori sono stati penalizzati per tanti anni da un prezzo del latte quasi irrisorio che oggi, a causa non di un mercato più equo ma del dimezzamento delle greggi a causa delle malattie, è in poco tempo raddoppiato. L’agricoltura sarda, inoltre, è sempre stata caratterizzata da sistemi poco moderni e da una propensione all’internazionalizzazione quasi inesistente, anche perché le giovani generazioni non sono state finora stimolate a valorizzare la grande dignità del lavoro dei loro padri e ad investire nel lavoro in campagna.

Per capire cosa può esserci dietro questo boom pubblichiamo una interessante analisi pubblicata su Facebook da Gesuino Muledda, presidente dei Rossomori, politico di lungo corso che conosce bene l’agricoltura sarda per essere stato a lungo assessore regionale all’Agricoltura (foto tratta dal giornale online Sardinia Post).

Agricoltura in Sardegna: intervento di Gesuino Muledda (ex assessore regionale)

Si potrebbe dire che se la AGRICOLTURA ha prodotto 13400 nuovi posti di lavoro, l’azione della Giunta e dell’Assessore Falchi specificamente sta dando ottimi risultati. Meglio però darsi un tentativo di spiegazione di questo risultato vertiginoso.

La prima spiegazione sta nel fatto che nel corso dell’ultimo anno la Regione ha erogato pagamenti per oltre 200 milioni di euro evitando di restituire fondi all’Unione europea.

La seconda sta nell’incremento, oltre il 100%, del prezzo del latte e dei suoi derivati.

La terza sta nella annata straordinaria per le colture annuali e ,ancora da dare i suoi frutti, la viticoltura che si prospetta come una annata straordinaria per qualità e quantità. Perfino il comparto cerealicolo ha dato grandi risultati di quantità e qualità.

Secondo San Paolo, Dio ha dato una mano agli allevatori e ai coltivatori. Perché, dice sempre San Paolo, Lui regola acqua, sole e vento. Ma i coltivatori e gli allevatori hanno fatto bene il loro mestiere. Dimostrando di saperlo fare al meglio delle loro possibilità. Ma anche la pubblica amministrazione e l’Assessore della Agricoltura che la dirige hanno saputo fare al meglio il loro doveroso impegno. E sarà pure fortuna; e sarà che con il suo impegno l’Assessore ha saputo registrare i bisogni e dare speranze nuove. E sarà che il mondo delle campagne la sente come espressione propria perché imprenditrice ed esperta delle loro cose; sta di fatto che a chiusura della annata agraria i risultati sono di una grandiosità unica.

Ora è arrivato il nuovo PSR (Piano di sviluppo rurale, ndr), approvato nel primo gruppo italiano dalla Unione. Bisogna liquidare i residui del vecchio; organizzare i nuovi bandi semplificati e immediatamente spendibili; Partire con la riforma dei Consorzi di Bonifica e la riorganizzazione delle Agenzie. Dare un assetto definitivo alle APA e ai dipendenti ARA. Attaccare e sconfiggere le pestilenze che ci hanno devastato la vita.

Ma soprattutto bisogna ringraziare i contadini e i pastori della fiducia e della speranza che hanno rimesso in campo. E della nuova voglia di investire nelle loro aziende la liquidità che è entrata nel sistema. Avremo più giovani nelle campagne. Avremo più speranza nelle nostre comunità rurali. Per fare questo serve che si ricrei un forte consenso informato sui programmi e sui progetti dell’Assessorato della Agricoltura. E serve che si continui con determinazione nella democrazia partecipata di tutti i soggetti sociali e istituzionali, portatori di interessi e parte viva della partecipazione democratica. Al resto penserà il giudizio della storia.

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