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Dalla Caritas una lezione di integrazione

C’erano anche molti giovani stranieri (che la Caritas diocesana di Cagliari ha accolto negli anni scorsi) tra i ragazzi che la settimana scorsa hanno partecipato al campus estivo internazionale intitolato “Fai la differenza … contro l’indifferenza” che si è tenuto a Cagliari presso il centro Saveriano di spiritualità missionaria. Ragazzi che, dopo essere stati accolti e integrati in Sardegna, si sono trovati a dare una mano anche ai migranti, spesso anche loro connazionali, che dopo aver attraversato il mediterraneo in questi giorni sono ospitati alla Fiera internazionale di Cagliari e negli altri centri di accoglienza della provincia cagliaritana.

Il campus della Caritas

Per una settimana intera, dal 16 al 23 agosto, un centinaio di ragazzi dai 16 ai 30 anni provenienti da quindici nazioni hanno partecipato al campus di preghiera, riflessione, formazione e servizio organizzato dalla Caritas di Cagliari. Ogni mattina – coadiuvati da una cinquantina di volontari – hanno prestato la loro opera presso i centri d’ascolto che aiutano i bisognosi, i centri di accoglienza per immigrati e richiedenti asilo (anche quelli gestiti dalla stessa Caritas), le unità di strada che aiutano i senza tetto, le associazioni che si occupano dei bambini rom e i centri per gli anziani. Insomma hanno prestato il loro servizio agli ultimi, di ogni razza, colore ed età.

Ma soprattutto hanno creato legami tra loro, hanno raffrontato diversi modi di vivere ed esperienze. Si sono conosciuti e hanno fraternizzato. Perché la finalità del campo, ha spiegato don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana di Cagliari – era soprattutto quella di “evangelizzare, educare alla mondialità, alla pace, creare buona coscienza, senso di giustizia, promuovere la dignità delle persone”.

L’integrazione a Cagliari

CaritasDi fronte alle polemiche politiche e alle accuse strumentali che stanno accompagnando la gravissima emergenza umanitaria che la città di Cagliari sta affrontando da qualche mese a questa parte per l’afflusso di quasi tremila migranti, molti dei quali non hanno peraltro nessuna intenzione di rimanere in Sardegna, il campo estivo della Caritas è stato un raggio di luce.

Chi meglio dei ragazzi che fanno amicizia, lavorano insieme e si conoscono tra loro può promuovere la multiculturalità, la giustizia e la dignità delle persone?

Nell’esodo sempre più drammatico di esseri umani provenienti dal continente africano, d’altronde, a sporcarsi le mani e a prendere l’iniziativa è molto spesso la tanto bistrattata Chiesa Cattolica: su circa 100mila migranti arrivati in Italia dall’inizio dell’anno ad oggi, circa 35mila sono stati infatti accolti da strutture legate in qualche modo al mondo ecclesiale.

Anche a Cagliari, qualche settimana, fa è stata proprio la Caritas diocesana a prendere l’iniziativa per superare l’inerzia delle istituzioni che per settimane hanno lasciato i migranti (che protestavano perché volevano lasciare la Sardegna) a bivaccare in piazza Matteotti, davanti al porto di Cagliari. Una situazione esplosiva che si è cercato di tamponare alloggiando i migranti negli stand allestiti nella fiera campionaria.

Eppure sappiamo bene che la situazione internazionale è destinata a peggiorare. L’esodo dal continente africano, che l’Occidente ha per anni schiavizzato e impoverito senza alcuno scrupolo, è ormai inarrestabile. Bisogna farci i conti, volenti o nolenti.

Per affrontarlo sarà necessario superare l’impasse creata da uno sterile dibattito politico. Andare oltre le barricate erette da un lato da chi per paura vorrebbe chiudere totalmente le frontiere ai migranti e, dall’altro, da chi bolla come “fascista” e “razzista” chiunque evidenzi le enormi problematiche rappresentate dalla gestione di un flusso migratorio massiccio come quello attuale. Problematiche legate all’ordine pubblico e alla salute di tutti. Dei migranti e ovviamente dei cittadini locali.

Perché se è vero che tra i migranti ci sono tante persone bisognose (prima di tutto i tantissimi minori che sono arrivati in Italia senza genitori e che verranno presi in carico dai tanti volontari che si occupano della loro tutela) è anche probabile che anche tra loro ci siano dei facinorosi, dei violenti e dei malviventi, che vanno bloccati esattamente come devono essere bloccati i violenti locali.

Bene ha fatto don Ettore Cannavera, prete di frontiera e di trincea, ad evidenziare che anche qui in Sardegna sono necessari controlli rigorosi e che bisogna stare attenti a non agevolare chi mira ad arricchirsi sfruttando dei poveri disgraziati che hanno il solo torto di fuggire dalla morte, dalla fame e dalla guerra. Perché anche da noi c’è chi vorrebbe lucrare sulla pelle degli ultimi e il cosiddetto “mondo di mezzo” di Mafia Capitale non è purtroppo soltanto una prerogativa romana.

Bene hanno fatto – sulla scia delle parole di don Cannavera – opinionisti di grido e testate locali a chiedere chiarezza al Comune e alla Prefettura di Cagliari sui numeri dell’immigrazione in quest’ultimo anno e soprattutto sull’elenco dei beneficiari delle gare bandite dalla Prefettura per le strutture che accolgono i migranti a fronte di un rimborso di 35 euro per ciascuno di essi (ecco l’avviso dello scorso 12 agosto bandito dalla prefettura di Cagliari per raccogliere le manifestazioni di interesse che contiene i servizi richiesti alle associazioni interessate ad accogliere i migranti che richiedono protezione internazionale).

La trasparenza prima di tutto.

Ma si farebbe bene anche a non lasciare inascoltato il grido d’allarme del sindacato autonomo di polizia Sap che ha denunciato il fatto che tanti migranti – a causa di una normativa internazionale che fa acqua da tutte le parti – non si fanno identificare dalle autorità locali e non si sottopongono ai controlli sanitari. E spesso vengono direttamente imbarcati sulle navi della Tirrenia senza alcun riconoscimento e controllo.

Giustizia e sicurezza pubblica esigono  che chiunque, cittadino italiano o straniero che stazioni nel territorio nazionale, sia adeguatamente identificato nel caso compia qualche irregolarità.

Caritas SaverianiEppure continua ad esserci chi sa soltanto strillare e inveire sul web: le sterili polemiche strumentali e gli insulti gratuiti (inaccettabili soprattutto da chi si occupa di fare informazione e per questo ha precise responsabilità deontologiche) non servono assolutamente a nessuno.

Il continuo etichettarsi, il rimpallarsi le accuse sulle bacheche di facebook non risolvono i problemi e non fanno che alimentare la paura, la violenza e l’intolleranza.

Tutti vorremmo l’integrazione. Tutti vorremmo una società multirazziale che dia pari opportunità al cittadino cagliaritano come all’immigrato proveniente dall’Africa.

Quale integrazione?

Eppure bisogna intendersi sull’integrazione. Vogliamo un’integrazione al ribasso e ci accontentiamo di ospitare nuovi disperati che per mantenere la famiglia rimasta in Africa sono costretti fare una vita bestiale? Oppure vogliamo garantire un futuro dignitoso per tutti?

I problemi complessi hanno bisogno di risposte articolate e non di slogan. Ecco perché non sono più accettabili i discorsi da bar e le accuse superficiali che girano sul web e alimentano le paure e la violenza.

L’integrazione tra i popoli è un processo lento e ha bisogno di regole comuni. Ha bisogno dei suoi tempi e dell’apporto costruttivo di tutti. Delle istituzioni europee, nazionali e locali, che hanno il dovere di cercare di risolverlo dandosi reciprocamente una mano sulla base di regole condivise. Ma anche dei singoli cittadini.

L’integrazione è un processo culturale che parte dalla conoscenza di chi è diverso da noi. Perché è conoscendo l’altro che ne abbiamo meno paura.

Ecco perché – nonostante i media della Sardegna ne abbiano parlato ben poco preferendo riportare soprattutto le solite dichiarazioni dei soliti politici – il campo estivo messo in piedi dalla Caritas ha aiutato tanti ragazzi a conoscersi, a lavorare insieme per gli altri e a fare un importante passo in questa direzione.

 

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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