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Un corso da addetto stampa per non-giornalisti

Basta con tutti quegli articoli da scrivere e farsi retribuire per diventare pubblicista. Basta con quei lunghi anni di praticantato in un giornale, una radio o una tv. Basta con quella noiosa gavetta. Basta con quel fastidioso esame professionale da sostenere a Roma. E basta anche con quelle dispendiose quote da pagare ogni anno all’Ordine dei giornalisti. A Nuoro per diventare giornalista-addetto stampa è sufficiente un corso di 800 ore. All’inizio di luglio si sono svolti infatti gli esami di qualifica del corso per «Responsabile della progettazione e pianificazione di strategie di comunicazione, della gestione di uffici stampa, attività di promozione e risorse umane» che ha sfornato 14 “piccoli leoni” – così si legge testualmente nel sito del Centro professionale Europeo “Leonardo” di Cagliari che ha gestito la selezione – che saranno immessi nel mercato del lavoro isolano.

Il corso di formazione per addetto stampa – previsto nell’ambito del progetto «Comunicare l’isola» finanziato dal POR FSE Sardegna 2007-2013 (Asse II – Occupabilità) nell’ambito dell’avviso regionale Ma.ci.s.te si è tenuto a Nuoro nel Polo didattico del centro, in località Biscollai.

La Commissione d’esame – composta da un funzionario dell’assessorato del Lavoro e Formazione Professionale, dai rappresentanti del Ministero del Lavoro, della Pubblica Istruzione, degli organismi datoriali e da due docenti (un giornalista e un esperto di strategie di comunicazione) – ha attribuito la qualifica a 14 dei 15 iscritti iniziali, molti dei quali donne, con votazioni altissime.

Il corso per addetto stampa

Ma come si diventa addetto stampa nel 2015?

asl
La sala stampa del Consiglio regionale della Sardegna

La selezione– finanziata con i fondi europei – aveva l’obiettivo, assolutamente encomiabile, di formare delle persone disoccupate o inoccupate residenti in Sardegna come comunicatori esperti nello sviluppo turistico sostenibile con l’incarico di “far conoscere la Sardegna dei mille volti e delle mille professionalità”.

Il percorso di 800 ore (560 di attività teorico-pratiche e 240 di stage) prevedeva le seguenti materie:

  • Teoria e tecnica della comunicazione (60 ore)
  • Legislazione e diritto della comunicazione e pari opportunità (40 ore)
  • Comunicazione integrata (120 ore)
  • Etica della comunicazione e comunicazione turistica sostenibile (100 ore)
  • Tecniche di organizzazione e gestione di un ufficio stampa (110 ore)
  • Tecnologie dell’informazione e comunicazione multimediale (100 ore)
  • Lingua inglese (70 ore)
  • Budget e controllo di gestione dei piani di comunicazione (60 ore)
  • Organizzazione e gestione di eventi e attività promozionali (120 ore)
  • La sicurezza nei luoghi di lavoro (20 ore)

Erano inoltre previste 100 ore di percorsi integrati, preliminari allo svolgimento degli esami di qualifica.

Peccato che nel progetto «Comunicare l’isola»  non ci fossero cenni alla situazione complessiva dell’informazione in Sardegna dove ci sono tantissimi comunicatori attualmente senza lavoro per la crisi che ha colpito molte importanti testate isolane.

Chissà se i quattordici nuovi «leoni» riusciranno a sopravvivere nella savana che oggi è il mercato del lavoro in Sardegna dove ormai chiunque può svolgere la mansione di addetto stampa senza alcun controllo in barba ad una legge mai applicata, la numero 150 del 2000, che teoricamente imporrebbe ai soggetti pubblici di avvalersi di giornalisti per svolgere le mansioni di addetto stampa.

La cosa strana è che la stessa Regione Sardegna – che dovrebbe teoricamente conoscere la situazione disastrosa in cui versa l’informazione nell’isola – utilizzi i fondi europei del Por per formare e immettere sul mercato una nuova figura che si sostituisce al giornalista-addetto stampa, quella del «Responsabile della progettazione e pianificazione di strategie di comunicazione, della gestione di uffici stampa, attività di promozione e risorse umane».

Con buona pace dell’Ordine dei Giornalisti e della Associazione della Stampa sarda.

 

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

4 COMMENTI

  1. Purtroppo é lo stesso Ordine Nazionale dei giornalisti il responsabile di questo scempio. L ‘istituto é accreditato dallo stesso ordine .

      • Giá. Gli stessi colleghi giornalisti poi si prestano a lavorare come formatori durante le lezioni di questi corsi. Ridicoli poi i corsi di formazione continua. Hanno pure aumentato la quota per finanziare corsi di basso profilo.

        • Dovremmo cercare di difendere un po’ di più la nostra professione, già molto in crisi. E secondo me lo possiamo fare anche con una buona formazione, con riferimento soprattutto alla deontologia professionale. Tieni conto anche del fatto che in molte regioni italiane la formazione continua è a pagamento, mentre qui in Sardegna è stato scelto di fare i corsi gratuiti (a fronte dell’aumento di dieci euro della quota di iscrizione all’Ordine). Il problema per me è che se passa l’idea che per fare l’addetto stampa non serve essere giornalisti ma basta essere “comunicatori” quanti colleghi che con questa crisi nera non riescono a pagarsi neppure le quote Odg e Assostampa si cancelleranno dall’Ordine? Ci hanno pensato?

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