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Consiglio regionale: paralisi della politica?

E’ caos in Consiglio regionale dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha rivoluzionato gli assetti politici della massima assemblea della Sardegna. Dopo averne assaporato il gusto per circa un anno e mezzo, i consiglieri dichiarati decaduti dai giudici amministrativi annunciano che difenderanno con i denti e a suon di ricorsi in Cassazione la poltrona conquistata in via Roma. Mentre, dalle retrovie della politica, scalpita – sulla scorta della provvidenziale sentenza del Consiglio di Stato – chi reclama con forza il suo lauto posto al sole da novemila euro al mese.

Gli articoli dei notisti politici regionali sono tutti incentrati sul fatto che la Sardegna corre il rischio di essere paralizzata dal caos istituzionale post sentenza del Consiglio di Stato. Ma, mi chiedo, da quanto tempo la nostra regione è paralizzata?

In questi decenni la nostra classe politica è riuscita a prendere con decisione in mano la situazione e risolvere i problemi che rendono insopportabile la vita a tanti sardi?

E’ riuscita a creare sviluppo e posti di lavoro?

E’ riuscita ad offrirci un sistema di trasporti efficiente che soprattutto nel periodo estivo consenta ai sardi di spostarsi in Continente e ai turisti continentali di venire in Sardegna?

E’ riuscita a favorire il turismo? A valorizzare le ricchezze storiche e archeologiche della nostra regione che farebbero impallidire siti stranieri super gettonatie valorizzati nel mondo intero?

E’ riuscita a tutelare l’enorme patrimonio rappresentato dall’artigianato e dalla piccola e media impresa? O ha lasciato gli imprenditori soli di fronte ad una burocrazia invalicabile?

E’ riuscita la nostra politica a sdoganare la Sardegna dalle decisioni di Roma? A mettere in pratica le norme dello Statuto speciale?

E’ riuscita a difendere i cittadini dallo strapotere delle lobby economiche e dei potentati di ogni tipo?

La sentenza del Consiglio di Stato

consiglio di statoLa sentenza del Consiglio di Stato, ampiamente prevista dagli addetti ai lavori già all’indomani delle elezioni regionali dell’anno scorso, non dice nulla di nuovo.

Anzi: conferma che la legge elettorale partorita nella scorsa legislatura dal Consiglio regionale è stata un provvedimento pasticciato.

Al di là della complessità della materia e dell’ostica distinzione tecnica tra residui e resti (distinzione che probabilmente chi emana una legge elettorale dovrebbe comunque conoscere), si tratta di una legge ingiusta che ha estromesso dall’assemblea intere forze politiche che non sono rappresentate in Consiglio pur avendo raggiunto un notevole consenso nell’isola. Premiando al contrario certi partitini ormai insignificanti nello scacchiere politico regionale.

Seguendo per tanti anni i lavori del Consiglio regionale (non in quest’ultima legislatura, ma la cosa sinceramente non mi dispiace affatto) dai monitor della saletta stampa del palazzo, ho constatato tante volte che l’Assemblea si risvegliava sistematicamente dal torpore soltanto quando c’era da discutere di cariche e poltrone. Mentre quando si trattava di approfondire temi più complessi, magari decisivi per le sorti della nostra regione, chissà perché mancava spesso e volentieri il numero legale.

Bè allora nei giorni della scomparsa di Luigi Cogodi, unanimemente considerato uno dei politici di maggior spessore prodotti dalla Sardegna e padre di provvedimenti davvero incisivi per la nostra regione, non si può non constatare per l’ennesima volta che in Sardegna, come ovviamente nel resto d’Italia, ci sono putroppo anche tanti personaggi che vivono la politica solo come un traguardo personale, una caccia alla poltrona e una corsa al potere.

Per molti la politica è solo un mezzo per ottenere privilegi per sé e per i propri amici. Lo dimostrano tra l’altro le inchieste avviate in mezza Italia su come venivano spesi i soldi pubblici. Fortunatemente ci sono ancora tante persone che invece vivono la politica come un mezzo per mettersi al servizio della collettività. Anche a costo di sacrificare il proprio interesse personale.

Ieri mattina parlavo con un amico di quelli che ne sanno molto.

Uno che la politica l’ha vissuta da decenni a livelli molto alti, ma spesso è rimasto dietro le quinte e non si è lasciato mai travolgere dai perversi meccanismi del potere.

Bè questo amico, dall’alto della sua esperienza e del suo disincanto, mi spiegava sorridendo sornione che la politica, quella con la p maiuscola, vuol dire mettersi al servizio degli altri.

E’ inevitabile che mettendosi al servizio delle persone un politico ottenga anche un po’ di potere personale. E’ una cosa naturale, mi ha spiegato, ma è una cosa che deve venire di conseguenza e soprattutto deve essere gestita nel modo migliore.

Il problema, mi ha detto, è che molti purtroppo fanno politica solo perchè gli piace il potere. E chi si mette in politica tralasciando gli interessi della collettività ma soltanto per ottenere privilegi e potere personale non è un politico: è un coglione.

 

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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