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Famiglie in piazza a Roma per il futuro dei figli

Qualche anno fa quando in Francia migliaia e migliaia di famiglie sono scese in piazza contro l’aborto e contro i matrimoni omosessuali è stata addirittura schierata la polizia antisommossa e persino una bambinetta di quattro anni è stata presa a sassate. Chissà se gli animi saranno più calmi il prossimo 20 giugno quando a Roma, in quella piazza San Giovanni che ogni anno è sede del concertone del primo maggio e di innumerevoli manifestazioni per la difesa dei diritti civili, ci sarà la più imponente manifestazione delle famiglie italiane degli ultimi anni. Chissà se ci saranno disordini oppure se quelle migliaia di padri e madri potranno esprimere pacificamente il loro dissenso.

Quando scendono in piazza le famiglie, quelle che si portano alle manifestazioni anche i figli piccoli nonostante i seri pericoli di ordine pubblico, allora vuol dire che la misura è colma.

Le ragioni delle famiglie

FamiglieNella grande manifestazione di piazza san Giovanni le famiglie italiane diranno no all’ideologia gender che pretende di evitare le discriminazioni sessuali insegnando ai ragazzini che si può essere maschi o femmine a seconda del proprio gusto e che le figure di papà e mamma sono solo delle convenzioni sociali che possono mutare con il progresso della civiltà.

Le famiglie scenderanno in piazza per dire no ad una dissennata equiparazione tra il matrimonio e le unioni tra persone dello stesso sesso e per rivendicare il fatto che lo stato deve dare priorità, lo prevede anche la Costituzione, alla famiglia naturale fondata da un uomo e una donna con dei figli. Perché, al di là di qualsiasi discorso confessionale, la famiglia naturale ha un fine sociale imprescindibile: quello di generare dei figli e incrementare una popolazione altrimenti destinata ad estinguersi.

Le famiglie scenderanno in piazza contro la grande truffa mediatica che vede le unioni civili come la questione principale che affligge la nostra società. Invece di agevolare le nascite e garantire un lavoro e un futuro ai giovani che vogliono metter su famiglia, invece di sostenere i padri di famiglia che devono allevare i figli, invece di promuovere stabilità, sviluppo e lavoro, la nostra politica si impantana in una discussione orchestrata dalle potenti lobby per ragioni puramente ideologiche ed economiche. Invece di adottare misure fiscali più eque che agevolino le famiglie, soprattutto quelle numerose, lo Stato mette sullo stesso piano chi ha figli e chi invece è rimasto single facendo la (legittima) scelta di godersi la vita da solo.

E badate non è una questione solo italiana. Anche per l’Unione Europea le priorità non sono certo quelle della povertà, della crisi economica e dell’accoglienza agli immigrati che disperati stanno arrivando in Italia dalle zone di guerra dell’Africa del Nord. La priorità dell’Europa pare sia quella di sdoganare l’ideologia gender e imporla agli Stati membri. Il Parlamento Europeo sta infatti per discutere la relazione Noichl che propone nella sua versione originale l’istituzione di cattedre universitarie di “studi di genere”, la promozione della propaganda LGBT, la promozione del diritto umano all’aborto e l’estensione della possibilità di usufruire di tecniche di fecondazione assistita anche da parte di single o coppie composte da persone dello stesso sesso. Una norma che legittimerebbe di fatto la pratica dell’utero in affitto.

Ecco perché le famiglie italiane non scenderanno in piazza contro qualcuno, come certa stampa vuole far credere. Scenderanno in piazza per qualcuno: per i bambini che rappresentano il futuro delle nostra nazione. Che devono essere tutelati, protetti da tutto e da tutti (anche da genitori ed educatori dissennati), lasciati crescere e maturare senza condizionamenti e indottrinamenti nella loro sfera intima e sessuale. E soprattutto non devono essere oggetto di compravendita.

D’altronde, lo ha ribadito il direttore di Famiglia Cristiana don Antonio Sciortino in una recente intervista rilasciata a questo blog, le famiglie hanno un importante strumento dalla loro parte: il diritto di voto. La manifestazione del 20 giugno a Roma servirà sicuramente a valutare la forza numerica delle famiglie (anche se tanti non avranno la possibilità di essere a Roma). Ma sarà poi al momento di scegliere alle urne i rappresentanti istituzionali (quando la nostra democrazia riprenderà a funzionare, visto che da tre legislature il presidente del Consiglio dei ministri ci viene imposto dal Capo dello Stato) che le famiglie dovranno dimostrare la loro forza elettorale, premiando quelle forze politiche che nei fatti e non solo a parole hanno dimostrato di volerle e saperle tutelare.

 

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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