Scuola digitale

Pergola, provincia di Potenza. L’istituto comprensivo “Benedetto Croce”, una pluriclasse con 28 alunni situata in una zona svantaggiata e difficilmente accessibile, riuscirà a restare aperta consentendo ai ragazzi di continuare a frequentare le lezioni. Come? Grazie al progetto “Piccole scuole crescono” e al contributo dell’Eni (progetto Eniscuola) è stato possibile acquistare una lavagna multimediale, quattro pc e altrettanti tablet e consentire a questo istituto, altrimenti destinato a scomparire, di essere inserito nella rete dei Centri scolastici digitali e proseguire l’attività didattica.

Ai tempi di Facebook e Twitter siamo abituati a vedere i politici che utilizzano la tecnologia per fare propaganda elettorale. Quasi mai, invece, siamo abituati a una politica che riesce ad utilizzare la tecnologia per progettare e colmare le distanze.  Restando alla scuola, da tempo in Italia c’è un’ecatombe degli istituti che stanno in zone svantaggiate. Un’inchiesta del Messaggero parla di 236 scuole isolate chiuse dal 2011 sino ad oggi.

Nella Penisola ci sono 1347 scuole montane e 40 istituti nelle piccole isole che rischiano di essere soppressi anche perché gli enti locali hanno sempre meno soldi per farle funzionare. Tra le regioni più in difficoltà sotto questo profilo ci sono il Molise, il Lazio, la Calabria e ovviamente anche la Sardegna.

Il progetto Piccole scuole crescono

Da circa un anno l’Indire, l’istituto di ricerca del Miur (precisamente Istituto nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca educativa) ha lanciato il progetto “Piccole scuole crescono”, che ha proprio l’obiettivo di tutelare le realtà scolastiche periferiche italiane.

Come? Con la tecnologia. Creando una rete multimediale che costruisca un ambiente di apprendimento allargato e che consenta alle classi di lavorare per un progetto disciplinare comune. Mettendo in rete le classi, organizzando incontri periodici tra docenti, videoconferenze.

Il progetto – si legge nel sito Piccole scuole crescono dell’Indire – è destinato alle scuole secondarie di I° e II° grado e ha questi obiettivi:

  • Assicurare l’accesso a un’istruzione di qualità a prescindere dalla collocazione geografica della scuola e dei disagi connessi.
  • Arricchire l’ambiente di apprendimento con occasioni di didattica condivisa e di socializzazione.
  • Superare l’isolamento degli insegnanti.
  • Fare un buon uso delle tecnologie per la collaborazione e lo sviluppo di abilità cognitive e sociali.
  • Mantenere aperte le piccole scuole a rischio di chiusura grazie ad un uso intelligente delle tecnologie.
  • Rompere l’isolamento e allargare l’ambiente sociale di apprendimento.

Le piccole scuole in Sardegna

Al progetto “Piccole scuole crescono” partecipano attualmente quattro istituti sardi, due all’isola della Maddalena e due a Carloforte.

Per il resto, mentre tutto tace sul grande progetto Scuola digitale per la quale la Sardegna doveva essere un apripista a livello nazionale, nella nostra regione le piccole scuole non crescono. Anzi: a quanto pare muoiono.

Tra le proteste di tanti sindaci, impegnati in prima linea per tutelare i loro cittadini, il Piano di dimensionamento scolastico approvato dalla Giunta regionale si appresta infatti ad eliminare con un colpo di cancellìno l’1,8 per cento delle 1580 classi sarde: 29 pluriclassi sulle 169 censite in Sardegna saranno soppresse costringendo le famiglie di 620 alunni di vari centri dell’Isola (Belvì, Torpè, Martis, Tergu, Santa Maria Coghinas, Padria, Cossoine, Codrangianos, Erula, Nugheddu San Nicolò, Chilivani, Siligo, Segariu, Piscinas, San Nicolò Gerrei, Gesico, Morgongiori, Siamaggiore, Tramatza, Flussio, Osini e Bassacutena, Villanovafranca, Ballao, Esterzili) a far spostare i propri figli nelle scuole dei paesi vicini.

La Regione sarda, convinta beata lei che le pluriclassi siano una delle cause dell’enorme tasso di dispersione scolastica che da sempre si registra in Sardegna, ha promesso di ridurre al minimo i disagi per gli alunni e le loro famiglie.

Vedremo se questa strategia consentirà alle istituzioni di motivare i ragazzi e di spingerli a non abbandonare gli studi e scopriremo anche se, come sostiene ancora la Giunta, questi accorpamenti consentiranno di limitare lo spopolamento dei centri interni della nostra regione.

Qui ci limitiamo soltanto a raccontare come la scuola in Italia si stia evolvendo grazie alla banda larga e alle connessioni telematiche che in Sardegna sono (soprattutto in alcuni centri periferici) ancora un’utopia. E come possano bastare una buona connessione ad internet, una lavagna multimediale, quattro pc e quattro tablet per mettere una classe e i suoi docenti in contatto con tutto il sistema scolastico.

Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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