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La Buona Scuola fondata sulla roccia

Parificare significa assimilare, rendere uguale. Per questo esattamente 15 anni fa, nel marzo 2000, la legge n. 62 (Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione) ha stabilito che la scuola privata, se risponde a determinati requisiti, deve essere considerata paritaria ossia svolge un servizio pubblico esattamente identico a quella statale. L’obiettivo della norma era quello di creare una buona scuola pluralista rendendo effettivo il principio garantito dall’articolo 33 della Costituzione italiana: Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

Nel corso degli anni il diritto teorico alla libertà dell’offerta formativa garantito dalla Costituzione italiana non è però mai stato adeguatamente garantito perché, tranne che per la scuola paritaria primaria o dell’infanzia, lo Stato ha contribuito poco e niente ad aiutare le famiglie che sceglievano liberamente di fare frequentare ai loro figli le scuole paritarie. L’interpretazione restrittiva dell’articolo 33 della Costituzione, focalizzata solo sulla frase “senza oneri per lo Stato”, fa sistematicamente gridare allo scandalo gli ideologi della scuola pubblica per qualsiasi sostegno economico alle famiglie che optano per la scuola paritaria. Con il paradosso che oggi chi sceglie di mandare i figli alla paritaria è costretto a pagare doppio: le onerose rette della scuola e, come tutti i cittadini, le imposte che finanziano la scuola statale su cui però i suoi figli non gravano.

Insomma il diritto ad una buona scuola, alla libertà di educazione e all’equipollenza del trattamento scolastico previsti dall’articolo 33 della Costituzione italiana si sono tramutati in una discriminazione bella e buona perché possono esercitarli solo le famiglie ricche oppure quelle che sono disposte a fare enormi sacrifici e rinunce. In soldoni e per essere molto chiari: chi ritiene liberamente di voler dare ai propri figli un’educazione basata su principi e valori come quelli cristiani, in quanto con scelta libera e consapevole li ritiene più solidi e formativi di quelli che solitamente vengono insegnati nella scuola pubblica in cui le radici cristiane della nostra cultura vengono sempre più disprezzate, è penalizzato. E spesso anche insultato.

Un altro paradosso che forse sfugge a molti è che il sistema delle scuole paritarie costa molto meno di quello delle scuole statali. La scuola paritaria – il dato aggiornato è stato recentemente riportato in un appello per salvare la scuola paritaria indirizzato da 44 parlamentari del centrosinistra al presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi  – costa allo Stato solo 470 milioni di euro all’anno, pari a circa 450 euro l’anno per ogni alunno per la scuola dell’infanzia e primaria, mentre lo stanziamento per le secondarie di I e di II grado è praticamente inesistente. Il resto è a carico delle famiglie e del volontariato delle comunità. Evidente il risparmio per la finanza pubblica, visto che il costo standard dello studente è stato calcolato dal Miur in circa 6.000 euro all’anno, oltre ai costi dell’edilizia scolastica.

Buona Scuola paritaria
Fonte: https://www.uccronline.it

Insomma, invece di incentivare un doppio binario (scuola statale e scuola paritaria equiparate dalla legge in quanto offrono entrambe un servizio pubblico) che potrebbe far risparmiare lo Stato e rendere migliore anche l’offerta formativa della scuola statale e invece di rispettare la legge e le direttive europee finora si è preferito abbandonare al loro destino importanti realtà scolastiche paritarie, costrette a chiudere i battenti nonostante una enorme esperienza e tradizione nel settore educativo.

Le detrazioni della Buona Scuola

Oggi le cose sembra stiano cambiando. Tanti esponenti del Parlamento stanno finalmente facendo pressing sul premier Renzi in vista dell’imminente approdo in Aula della riforma sulla Buona Scuola perché siano finalmente superate le enormi resistenze, soprattutto ideologiche, a riconoscere la funzione pubblica del servizio svolto dalle scuole paritarie, che viceversa è ampiamente riconosciuto e valorizzato in molte nazioni d’Europa.

Lo sbocco naturale della riforma, in attesa di un’effettiva equiparazione, dovrebbe essere per ora quello di consentire alle famiglie che scelgono di mandare i propri figli alla scuola paritaria per lo meno la possibilità di detrarre fiscalmente le rette scolastiche. Una misura questa che ovviamente è già oggetto degli strali dei cultori della scuola statale che considerano ancora le paritarie come scuole di serie B. Come se bastasse il bollino “statale” per dare qualità ad una scuola o bastasse un concorso pubblico per fare di un insegnante un buon insegnante.

Esemplare il commento di Luigi Berlinguer, che nel 2000 come ministro dell’Istruzione firmò la legge 62 sulla parità. Commento riportato nei giorni scorsi dal quotidiano cattolico Avvenire:

«Nei cortei e nelle occupazioni gli studenti denunciano che “i privati stanno per acquisire la scuola dello Stato”. Tesi di una ideologicità impressionante. Moltissimi pensano che il problema della scuola sia il rapporto tra pubblico e privato. L’Italia in questo è totalmente fuori dall’Europa. Ho tante obiezioni a questo Governo, ma la sua forza è che vuole cambiare la scuola, cosa che per molti è una bestemmia. Va elevato il tasso di qualità soprattutto dove la scuola è più debole. E salvata l’equità, che è funzionale alla costruzione del capitale umano».

Equità: parola di difficile concezione per chi, accecato dalla violenza ideologica, sistematicamente interpreta norme, regolamenti e principi soltanto nella direzione che gli conviene e senza alcuna obiettività. Una violenza ideologica cui gli stessi parlamentari del centrosinistra hanno risposto nella loro lettera a Renzi citando Antonio Gramsci: Noi socialisti dobbiamo essere propugnatori della scuola libera, della scuola lasciata all’iniziativa privata e ai comuni. La libertà della scuola è indipendente dal controllo dello Stato. Noi dobbiamo farci propugnatori della scuola libera e conquistarci la libertà di creare la nostra scuola. I cattolici faranno altrettanto dove sono in maggioranza; chi avrà più filo tesserà più tela.

L’auspicio è che la riforma sulla Buona Scuola, i cui principi cardine devono essere visti in relazione a quelli ispiratori della riforma del Terzo settore che dovrà valorizzare e mettere a sistema il privato convenzionato, vada in porto e che finalmente il doppio binario scuola statale-scuola paritaria inizi a funzionare.

Una buona scuola libera e plurale fondata sulla roccia è molto più efficace di quella auspicata da alcuni nostalgici del passato che forse non hanno molto a cuore la formazione dei nostri ragazzi, bisognosi, più che di ideologie superate dal tempo e dalla storia, di valori solidi e liberi che li aiutino ad affrontare una realtà complessa come l’attuale. Una scuola esclusivamente statale fondata sull’ideologia non è buona. Anzi: fa tornare l’Italia indietro nel tempo fino a periodi molto brutti. Troppo brutti.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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