Era il 25 maggio 2011 quando Elisa Anzaldo, conduttrice dell’edizione notturna del Tg1, annunciò di voler abbandonare il suo incarico dopo aver denunciato una serie di storture del telegiornale della rete ammiraglia della Rai. Era il periodo del Rubygate, dei volantini “via le Br dalla Procure”. Era il tempo in cui la Rai pomeridiana seguiva ogni mossa di Michele Misseri, il contadino di Avetrana zio della povera Sarah. Era il tempo processi in tv, dove dal primo pomeriggio venivano raccontati nei minimi particolari gli episodi di cronaca nera. Ed era il tempo di Augusto Minzolini alla guida del Tg 1.

Notizie date a metà. Oppure date alla chetichella, di notte. Mai nascoste del tutto, perché così vuole il dogma della completezza dell’informazione. Un mese dopo le sue dimissioni, in un intervento durissimo alla Festa della Fiom Cgil, diffusissimo su youtube, la Anzaldo denunciava i sotterfugi utilizzati dai giornalisti che vogliono oscurare le notizie, le commistioni tra la politica che per legge (Gasparri) deve gestire la Rai e la gestione delle informazioni da parte del servizio pubblico.

Denunciava le storture di un giornalismo molto più pratico delle stanze del potere che dei problemi dei cittadini che, in tempi di crisi, dovevano fare i conti con le bollette e le difficoltà quotidiane.

La denuncia della Anzaldo

La Anzaldo denunciava coraggiosamente un servizio pubblico che faceva da grancassa alla politica, non valorizzava le tante ottime professionalità presenti in Rai, parlava fino allo sfinimento di cronaca spicciola, meglio se nera, e si specializzava in servizi giornalistici di una banalità sconcertante tipo: d’estate è meglio il cono o la coppetta?

Soprattutto la Anzaldo – imbeccata da Serena Dandini – chiedeva alla politica di fare un passo indietro e lasciare che i tanti bravi professionisti della Rai potessero svolgere al meglio il loro lavoro offrendo ai cittadini un’informazione veramente pluralista. Ovviamente non si rivolgeva solo al centrodestra berlusconiano che in quel periodo governava l’Italia, ma a tutta la politica italiana. Lo chiedeva anche alla sinistra e al centro. Perché, concludeva, un’informazione libera serve a tutti, anche ai liberi servi.

Le dimissioni di Elisa Anzaldo segnavano un periodo particolarmente difficile per la Rai e seguivano di un anno quelle di un’altra coraggiosa giornalista Rai, la cagliaritana Maria Luisa Busi che nel maggio 2010 (la denuncia della Busi è avvenuta un anno prima di quella della Anzaldo) aveva abbandonato la direzione del Tg 1 con una lettera durissima indirizzata allo stesso Minzolini. E seguivano di qualche mese anche la rimozione di un’altro volto noto della tv, Tiziana Ferrario, dalla conduzione del tg. Esclusione che costò a Minzolini addirittura un rinvio a giudizio per abuso d’ufficio.

E oggi? Oggi la Anzaldo è uno dei volti dell’edizione delle 13,30 del Tg1.

E’ una cosa che fa sperare che alla Rai le cose siano davvero cambiate. Che ora non sia più la politica a decidere quali sono le notizie che si devono o non si devono dare. Che il palinsesto televisivo non strabordi di cronaca nera spiattellata fino ai dettagli più insignificanti. Che il tg della rete ammiraglia della Rai non dia più, come una volta, servizi melensi e inutili come quelli sulla scelta tra cono o coppetta.

Eppure, riguardando quel video del 2011 a quasi quattro anni di distanza, la denuncia della Anzaldo sembra purtroppo ancora molto attuale.

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