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Al termine di ogni puntata della trasmissione Cammino nel mondo che conduco in radio chiedo all’ospite di turno se c’è qualcuno o qualcosa che recentemente gli ha rubato la speranza. E’ una domanda che ogni volta suscita nell’intervistato delle interessanti riflessioni. Sono schietto: è una domanda che mi ha suggerito mia moglie Patrizia. E allora l’ho fatta anche a lei. Mi ha risposto indicando la tv con rabbia: il telegiornale.

Effettivamente l’informazione, soprattutto in tv, dà sempre più spazio all’orrore. Attentati, fatti di cronaca nera, tragedie, corruzione, furti e abusi di ogni tipo. Tutto rigorosamente documentato da filmati sempre più violenti. Per non parlare dell’informazione su internet con le testate, anche quelle più “serie”, che fanno a gara per suscitare le più basse curiosità della gente e ottenere qualche clic con titoli ambigui. E’ un’informazione pornografica. Non solo per i contenuti quanto per l’approccio con cui si cerca di lucrare sempre e soltanto sui bassi istinti della gente.

La tv degli orrori

Sesso, soldi e sangue. La regola delle tre esse  continua ad essere il verbo assoluto per chi muove i fili dell’informazione in tv. La gente, dicono nelle redazioni, vuole quello. Il che equivale a dire, come fece quel celebre dittatore italiano un bel po’ di anni fa, che “il popolo è bue”. Che la gente non riesce a discernere e viene portata esattamente là dove vuole il padrone.

In rete spopolano i video della morte in diretta che tutti cliccano, anche se “io non sono d’accordo ma l’ho guardato perché è cronaca”. Spopola la tv trash del voyeurismo che si ciba dei programmi televisivi in stile grande fratello. Anche i film più moderni descrivono le peggio cose: quelli che provano a parlare di buoni sentimenti sono visti come programmi per ingenui.

E noi, riempiendoci gli occhi e le orecchie di spazzatura, ci facciamo rubare ogni giorno la speranza di essere un po’ migliori. E la facciamo soprattutto rubare ai nostri figli che crescono in un mondo del “vale tutto” dove anche le peggiori schifezze stanno diventando normali.

Spesso con mia moglie discutiamo dei limiti del diritto e del dovere di cronaca, ma anche dell’enorme responsabilità di chi fa informazione.

Quello di cronaca è un dovere prima di tutto nei confronti della storia. Grazie alle testimonianze, alle fotografie e ai filmati, d’altronde, abbiamo la prova di tanti avvenimenti, in primo luogo dei massacri avvenuti nei campi di concentramento, sia in quelli fascisti che in quelli comunisti.

Ma fin dove arriva quel dovere?

La Cassazione ha messo tre paletti al diritto di cronaca: la verità, la pertinenza e la continenza. Qual è il limite della continenza nel trattare le notizie?  Probabilmente è stato abbondantemente superato e oggi l’informazione è arrivata ad una fase terminale di incontinenza conclamata. Oltre ad essere spesso anche falsa e impertinente.

La tv è stata una gran bella invenzione ma ha reso la verità dei fatti facilmente manipolabile. Basta utilizzare bene le inquadrature e la verità può essere completamente capovolta. E allora quanta verità c’è nel proporre certe ricostruzioni degli avvenimenti, soprattutto quelli internazionali? Chi ha interesse che si parli di certi fatti e non di altri? Che si vedano certe immagini e non altre? Chi ha interesse ad instaurare un clima di terrore che ci porterà a perdere sempre più le nostre libertà individuali?

Eppure non esiste solo la verità della tv. Non ci sono soltanto guerre e orrori che comunque devono essere raccontati. Non esistono soltanto stragi, estremisti islamici invasati, famiglie disastrate in cui la mamma ammazza i figli.

Non ci sono solo politici corrotti, appalti truccati, concorsi pubblici i cui vincitori si sanno con mesi di anticipo. Non esistono solo cattivi dirigenti, impiegati fannulloni, cattivi insegnanti che educano alla menzogna i loro studenti o giornalisti che mistificano la realtà.

Esistono, non ci si può tappare gli occhi, e sono tanti. Abbiamo a che fare con loro ogni giorno. E ci rubano veramente quegli ultimi spiccioli di speranza che ci sono rimasti.

tvMa fortunatamente ci sono anche tante persone che silenziosamente fanno del bene e quella speranza ce la restituiscono ogni giorno. Per la nostra incontinente informazione queste persone non fanno sicuramente notizia, ma sono tante. La maggioranza.

Studenti, impiegati, imprenditori, giornalisti, insegnanti, medici, artisti. Un esercito silenzioso che fa del bene senza far troppo rumore. E regala a tutti la speranza che il mondo sia un po’ meglio di quello che ci racconta la tv.

Nell’era dell’informazione globale ognuno è libero di diffondere qualsiasi cosa e in tanti, approfittando di un nickname fasullo, diffondono le cose peggiori senza rendersi minimamente conto degli effetti che queste possono avere soprattutto nei ragazzini. Sarebbe opportuno che chiunque fa comunicazione si assumesse la piena responsabilità anche morale di ciò che diffonde. E che, oltre a raccontare nella maniera corretta le tante cose orribili che stanno succedendo, andasse anche alla ricerca di belle notizie e belle storie da raccontare. D’altronde duemila anni fa quattro signori, antesignani del giornalismo, avevano raccontato una buona notizia che ancora oggi continua a dare una speranza al mondo: il Vangelo.

Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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