La scuola insegna ai ragazzi le nozioni di italiano, geostoria, matematica, eppure non gli insegna quasi mai il metodo per capirle e memorizzarle. Secondo l’Ocse da anni gli studenti italiani sono agli ultimi posti in Europa per comprensione di un testo scritto e risoluzione di un problema di matematica. Gli studenti sardi, poi, sono addirittura ultimi in Italia. Eppure il metodo di studio è un argomento quasi tabù. Mario Ancis, consulente scolastico e familiare cagliaritano da circa dieci anni sta portando avanti una strenua battaglia perché nelle scuole pubbliche della Sardegna venga insegnato agli studenti il metodo di studio.

Ancis, per circa vent’anni direttore di uno storico istituto privato del capoluogo sardo intitolato allo scrittore Salvatore Cambosu, fa un discorso lineare e semplice. La scuola deve prioritariamente insegnare ai ragazzi un metodo di studio. Ma ancor prima deve responsabilizzarli, insegnargli a ragionare e fargli capire che per avere dei risultati bisogna impegnarsi. Insomma deve aiutarli ad eliminare gli ostacoli anche psicologici e caratteriali che gli impediscono una corretta comprensione di quello che devono studiare.

La battaglia per il metodo di studio

Incontriamo Mario Ancis nel suo studio di consulenze scolastiche e familiari di via Sonnino. Una gigantografia appesa nel corridoio ritrae suo padre Orazio, fondatore dell’istituto Cambosu e vero e proprio monumento dell’istruzione cagliaritana. Come molti ricorderanno, Orazio Ancis è passato alla storia anche perché quando si arrabbiava con gli studenti più indisciplinati li puniva infliggendogli dei sonori colpi di pompa

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Mario Ancis

Mario Ancis ha lavorato per oltre trent’anni al Cambosu, prima come vice direttore poi come direttore (fino al 2004 quando l’istituto è stato chiuso per mancanza di iscrizioni) facendo tesoro degli insegnamenti di suo padre, ma anche correggendo i suoi errori. «Ho da subito capito che era necessario andare oltre le punizioni fisiche ma capire perché i ragazzi non studiavano – spiega Mario -. Cercavo di ascoltarli e dargli dei consigli su come affrontare lo studio. Devo dire che i risultati sono stati molto positivi e tanti ragazzi hanno avuto notevoli miglioramenti che li hanno accompagnati per tutta la carriera scolastica e universitaria».

Oggi nella sua attività di consulente scolastico e familiare Mario Ancis cerca in tutti modi di mettere la sua esperienza a disposizione dei ragazzi. Senza distinzione di età, in quanto il suo studio è frequentato sia da bambini che da adolescenti e studenti universitari.

Tanti gli aneddoti, sia prima che dopo l’avventura del Cambosu. Come quella mamma che ha suonato disperata al suo studio perché suo figlio per tre anni consecutivi non era riuscito ed essere ammesso all’esame di terza media. «Sono stati necessari alcuni mesi – racconta – ma quando ha compreso il metodo di studio il ragazzo ha subito iniziato a portare a casa degli ottimi voti. Quello era un caso limite, ma la maggior parte delle volte per apprendere il metodo di studio è sufficiente qualche lezione».

Per due anni di seguito, nel 2013 e nel 2014, Mario Ancis ha presentato a tutte scuole medie di Cagliari e Quartu il suo progetto, che si proponeva di dare agli insegnanti un supporto per insegnare ai ragazzi un metodo per studiare . «Inizialmente ho chiesto ai dirigenti scolastici una piccola retribuzione, poi addirittura ha proposto gratuitamente il mio supporto. Eppure nessuno mi ha risposto».

Finché qualche giorno fa (la protesta è raccontata nell’articolo “La scuola non vi insegna il metodo? Ve lo insegno io gratis” pubblicato su Casteddu Online), Mario Ancis ha appeso nel portone in legno del palazzo che ospita il suo studio un cartello provocatorio: “Per studiare è indispensabile avere un metodo. Sino al 6 febbraio lo insegnerò gratuitamente. Vieni, ti conviene”.

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Il cartello appeso al portone del prof Ancis

La sua provocazione nasconde molta amarezza e delusione, anche perché sono stati gli stessi insegnanti cagliaritani a respingere un progetto didattico che non farebbe una bella figura ai docenti: affidare ad un consulente esterno l’insegnamento del metodo di studio equivarrebbe infatti per un docente a sventolare una bandiera bianca e ammettere pubblicamente la sua incapacità e il suo fallimento didattico.

«Mettendo a disposizione il mio lavoro penso di fare gli interessi della popolazione cagliaritana», spiega amareggiato Mario Ancis, ricordando di aver chiesto anche più volte alla stampa locale di sostenerlo in questa battaglia culturale. Ma anche in quel caso di aver avuto a che fare con dei muri di gomma.

«I professori che insegnano il metodo di studio sono pochissimi ma i giornalisti non lo fanno sapere – dice – perchè preferiscono mettere da parte la questione e fare gli interessi di qualche insegnante. E’ un grave errore: la mancanza di un metodo di studio fa passare ai nostri ragazzi la voglia di studiare ed è una delle ragioni principali per cui gli studenti sardi sono agli ultimi posti in Italia e in Europa».

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