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Corruzione: lo Stato dà il fischietto ai cittadini

Bandiera bianca. Lo Stato italiano ammette la sua incapacità di combattere terrorismo, corruzione e malaffare e si affida a gola profonda regalandogli un fischietto per denunciare gli illeciti. Il sistema, caldeggiato dall’Europa e reinserito nel pacchetto anti corruzione varato nei mesi scorsi (ma esiste dal 2013), ha un nome simpatico, whistleblowing (letteralmente suonare il fischietto) ed è stato inventato in Gran Bretagna alla fine degli anni Cinquanta. Praticamente, siccome l’arbitro (lo Stato) non riesce più ad arbitrare la partita pensa bene di consegnare il fischietto ai singoli giocatori che dovranno stabilire da soli quando una entrata è fallosa, quando il pallone entra in porta o è uscito dal campo. Tra un po’ saremo tutti arbitri, tutti poliziotti e tutti agenti segreti.

Già da un anno i servizi segreti italiani hanno avviato una vera e propria leva di giovani studenti insospettabili da arruolare nell’intelligence. Dopo la recente strage terroristica di Parigi alla redazione del Charlie Hebdo (e dopo le sempre più pressanti minacce dei fondamentalisti islamici all’Italia) il sottosegretario con delega ai Servizi segreti Marco Minniti ha fatto il giro delle tivvù nazionali chiedendo ai giovani universitaridi fare domanda per arruolarsi nell’intelligence.

Le nuove misure anti corruzione

Poi alla fine dello scorso anno è arrivato l’atteso giro di vite sulla corruzione. La vicenda di Roma Capitale, ultimo di una lunghissima serie di scandali che hanno riguardato il corrotto sistema degli appalti italiani, ha indotto finalmente il Governo a usare il pugno di ferro: pene più severe e prescrizione dei reati più lunga. Con tanto di delega ai cittadini nel denunciare i casi di corruzione con il sistema del whistleblowing già sperimentato in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Il piano anti corruzione annunciato lo scorso dicembre dal presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone, dando impulso alle previgenti norme del testo unico dei dipendenti pubblici, invita infatti i lavoratori delle pubbliche amministrazioni a denunciare anonimamente gli illeciti di cui sono a conoscenza.

Come? I dipendenti pubblici potranno recapitare le loro denunce spedendo una mail criptata all’autorità anti corruzione all’indirizzo whistleblowing@anticorruzione.it. A chi effettua la denuncia sarà garantito l’anonimato anche se dovrà comunque comunicare le sue generalità. L’anonimato garantirà al denunciante la tutela da ritorsioni sul luogo di lavoro e l’impossibilità di essere licenziato, tranne ovviamente in caso di calunnia o diffamazione (il funzionamento del sistema anti corruzione whistleblowing in Italia è spiegato in questo sito che offre anche un po’ di casistica).

Secondo il capo dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone il sistema del whistleblowing non è una delazione, ma di una doverosa assunzione di responsabilità da parte dei cittadini. L’obiettivo dell’Autorità anti corruzione è infatti quello di combattere la mentalità omertosa, presente soprattutto nel Mezzogiorno italiano, e indurre i cittadini a farsi parte diligente e denunciare gli illeciti.

Ma siamo sicuri che dare il fischietto ai giocatori sia la cosa migliore?

L’assenza di un arbitro imparziale è ammissibile quando giochi una partita a calcio tra amici e  tutti i giocatori rispettano le regole, ma quando si tratta di denunciare la corruzione e il malaffare in gioco non c’è solo un gol non dato o un fallo laterale. In gioco ci sono la vita e la dignità delle persone.

Bene ha detto il procuratore antimafia Franco Roberti all’indomani del varo del pacchetto anti corruzione, affermando che la corruzione è lo strumento principale utilizzato dalle organizzazioni mafiose. Roberti ha bollato come insufficienti le misure adottate del Governo, auspicando che per la pubblica amministrazione valgano gli stessi strumenti repressivi validi attualmente per le associazioni mafiose.

Quali effetti avrà concretamente il piano anticorruzione lo si può capire un’interessante inchiesta in cui il quotidiano l’Unione Sarda ha rilevato il mancato recepimento del programma di Cantone nelle pubbliche amministrazioni della Sardegna. Entro la fine del 2014 le pubbliche amministrazioni sarde avrebbero infatti dovuto predisporre i loro programmi anti corruzione, ma il risultato a quanto pare è abbastanza desolante. Omertà, rifiuto di collaborare, mala amministrazione?

La corruzione – come ha detto il procuratore Roberti – è un sistema di stampo mafioso. E’ una rete molto fitta e subdola che si nutre della complicità di chi sa le cose ma le asseconda, non solo per paura ma soprattutto per prendersi qualche briciola di potere e ricchezza. Le cronache giudiziarie raccontano quotidianamente che chi ha denunciato apertamente questo sistema ha pagato prezzi altissimi e ha subito emarginazione e ritorsioni. Ecco dunque che il ricorso al sistema adottato in Gran Bretagna e negli Stati Uniti sicuramente tutelerà maggiormente i lavoratori onesti che denunciano il malaffare.

La questione però, al di là di qualunque valutazione morale, è questa: lo Stato italiano vuole delegare la ricerca della giustizia e della legalità ai cittadini, siano essi eroici paladini della legge o anonimi soffiatori di fischietto? Oppure vuol rimboccarsi le maniche e prendere di petto il problema della corruzione e della pessima gestione degli appalti pubblici scendendo in campo per fare gli opportuni controlli?

Il sistema anticorruzione faidate proposto dal Governo presuppone cittadini capaci di autogovernarsi e accettare le regole del gioco. Ma oggi dare a tutti un fischietto o una mail cui mandare le denunce, equivarrebbe a spalancare le porte alla cultura del sospetto e alla vendetta personale. Certo, chi calunnia o diffama rischia di perdere il posto di lavoro, ma in questo modo la pubblica amministrazione rischierebbe di diventare meno governabile di una partitella di calcetto tra ragazzini indisciplinati.

Pochi giorni fa il Papa ha raccontato un tentativo di corruzione di cui è stato vittima quando era vescovo di Buenos Aires quando alcuni personaggi gli proposero di versare una grossa somma per beneficenza allo scopo di intascarne la metà. “Mi son chiesto che fare: dargli un calcio dove non batte il sole o fare il finto tonto?”, ha detto Bergoglio. La soluzione fu quella di usare l’astuzia e chiedere a quei personaggi la ricevuta del versamento. «Perchè la corruzione – ha detto Bergoglio – toglie al popolo. È chiusa in sé stessa e va e uccide».

Siamo tutti d’accordo sul fatto che la corruzione è il male peggiore dell’Italia e deve necessariamente essere estirpata per dare restituire fiducia alla gran parte onesta della popolazione. Forse, come dice il Papa, per combattere la corruzione serve un po’ di furbizia. Forse, come dice il presidente dell’autorità anti corruzione Cantone, serve un maggiore senso di responsabilità da parte dei cittadini che devono prendere coraggio denunciare il malaffare. Ma serve sicuramente anche uno Stato responsabile che non lasci soli i cittadini onesti dandogli un fischietto per arrangiarsi.

Anche nel giubbotto salvagente di un naufrago abbandonato in mezzo al mare c’è un fischietto. Ma il naufrago lo suona quando è disperato, è solo e sta cercando aiuto. Quel che manca non sono i fischietti, perché i cittadini coraggiosi che denunciano gli illeciti ci sono.

Manca forse uno Stato più vigile e più presente nei gangli strategici della pubblica amministrazione. Uno Stato che non lasci soli i cittadini ma con la sua presenza sul territorio favorisca la cultura della legalità. E che agevoli davvero le scelte coraggiose dei cittadini onesti che per denunciare il malaffare non devono essere costretti a ricorrere di nascosto alla delazione.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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