Acquistando un prodotto in un negozio di articoli sanitari, ieri mattina, ho notato una cosa estremamente sgradevole. La commessa del negozio, invece di consigliarmi l’articolo più opportuno e funzionale al mio problema, ha pensato bene di consigliarmi quello più costoso, anche se non adatto. Evidentemente la signorina voleva tutelare la sua azienda garantendole un maggiore introito in un periodo di crisi economica, ma l’unico risultato ottenuto è che la sua azienda ieri ha perso la fiducia di un cliente. Al di là del discorso personale, che lascia il tempo che trova, questo episodio mi ha suscitato una riflessione sulla dignità dei lavoratori invocata da Papa Francesco un anno fa durante la sua visita pastorale in Sardegna.

Senza lavoro non c’è dignità

“Senza lavoro non c’è dignità”, aveva detto Papa Bergoglio incontrando a Cagliari i disoccupati (vedi questo post). Eppure non è solo la mancanza di lavoro che rischia di farci perdere la dignità. La dignità non la perdiamo solo dopo una lunga cassa integrazione o con una vita lavorativa da precari. La disoccupazione e il precariato sono purtroppo una triste realtà per tanti lavoratori in un periodo di forte crisi economica come questo e anche la mancanza di lavoro si può certamente affrontare con dignità, senza pietire un posto di lavoro e senza accettare qualsiasi tipo di compromesso pur di averlo.

La difesa della dignità non è merce che appartiene soltanto ai disoccupati o ai precari, è una cosa che riguarda anche chi un lavoro ce l’ha, ma mentre lo svolge si comporta da servo e non tiene adeguato conto della sua onestà, della sua dignità e del suo amor proprio. Non c’è bisogno di scomodare i Vigili del Fuoco che ogni giorno rischiano la propria vita per salvare gli altri per parlare di dignità sul lavoro. Basta la quotidiana correttezza e la libertà dai condizionamenti. Ad esempio, chi facendo esclusivamente gli interessi del suo padrone prende in giro i clienti o gli utenti e gli propina beni o servizi inutili, non difende certamente la sua dignità. Ma non è detto che veramente difenda neppure gli interessi della sua azienda. Anzi.

dignità

Gli aziendalisti ad oltranza, quelli che eseguono gli ordini del capo senza fiatare e senza mettere in gioco il loro senso critico, sono i servi sciocchi di cui più volte abbiamo parlato in questo blog. Le classiche persone più realiste del re sono quanto ci sia di meno utile per una azienda: fanno perdere clienti e credibilità. Allora a una commessa che cerca di rifilare al cliente un prodotto sanitario inutile per far guadagnare 20 euro in più al suo datore di lavoro preferisco chi magari mi sconsiglia un paio di occhiali costosi perché mi stanno da cani, solo perché fa bene il suo lavoro e ha una deontologia professionale da rispettare. Questo atteggiamento corretto fidelizza un cliente e lo spinge a ritornare, non il contrario. È una cosa che vale per tutti i settori: dal commercio al turismo, dal settore privato a quello pubblico.

La dignità per un lavoratore non è solo stringere la cinghia nei momenti di difficoltà ma è anche svolgere con onestà e diligenza le proprie mansioni quotidiane. Ed è questa la dignità che oggi sta mancando sempre più nel nostro mondo del lavoro. Quella dignità che per la nostra scarsa onestà intellettuale e la nostra propensione alle piccole furbizie contribuiamo spesso a farci rubare.

Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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