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La rivincita dell’esercito degli onesti

La proposta del sindaco di Elmas Valter Piscedda di finanziare i giovani disoccupati che vogliono cercar fortuna fuori da una Sardegna devastata dalla crisi economica (ne ha parlato anche The Guardian) ha avuto già un ottimo risultato. A fronte di qualche giovane che riceverà il biglietto aereo di sola andata e i soldi per un’infarinatura di inglese e per un paio di notti in albergo, quella proposta ha fatto emergere con forza anche una grande parte di Sardegna che ha deciso di restare a combattere perché crede che anche qui le cose possano cambiare.

L’esercito degli onesti

È un esercito silenzioso, deluso, magari provato dalle bastonate ricevute. Ma che non ha alcuna intenzione di arrendersi. Un esercito formato da tante persone spesso isolate, che spesso non riescono neppure a comunicare tra loro. Provano imperterriti a partecipare ai concorsi pubblici e alle selezioni, pur sapendo che a vincerli è di solito chi ha l’appoggio della massoneria o del partito politico di turno. Si impegnano e affrontano anni ed anni di precariato nell’illusoria speranza di un posto di lavoro, anche se si vedono superati sistematicamente dal mediocre furbetto che si è procurato un bell’appoggio politico. Spesso sono dimenticati in una scrivania, demansionati, mobbizzati nel posto di lavoro. Vedono continuamente passare avanti a loro persone mediocri, eppure continuano ad impegnarsi, semplicemente perché amano il loro lavoro, credono che sia giusto fare il proprio dovere. E anche potendolo fare (senza nulla togliere a chi parte per cercare fortuna altrove) non vanno via dalla Sardegna perché la amano e ritengono giusto impegnarsi qui perché la loro terra sia migliore.

Tutti sappiamo che la situazione è disperata, è inutile girarci attorno: siamo nelle mani di pochi burattinai e abbiamo una classe dirigente a dir poco inadeguata. Questo grande handicap rende difficilissima una risalita da una crisi economica che sta durando ormai da tanti anni. Il problema è che spesso chi sta ai posti di comando non vuole veramente che le cose cambino e, salvo eccezioni, tende a sistemare nelle posizioni strategiche persone facilmente manipolabili e ricattabili perché mosse solo dalla voglia di potere, carriera e successo. Non certo dall’interesse per il bene comune. Così gli incarichi dirigenziali sono attribuiti non tanto in base alle capacità professionali e alle competenze (fortunatamente non in tutti i  casi) ma spesso in base al becero principio del do ut des. La filosofia che sta passando in questo mondo schizofrenico è che nei posti di lavoro per essere buoni dirigenti bisogna essere autoritari e saper comandare con pugno di ferro: in realtà è il potere che ha bisogno di personaggi che siano prepotenti con i più deboli ma si comportino da servi con i loro padroni. Chi regge i fili non ama la libertà e non vede di buon occhio chi pensa con la propria testa: preferisce valorizzare chi vive di pregiudizi, chi separa anziché unire. Accozzi e raccomandazioni, quelli che tutti a parole combattiamo salvo usufruirne quando ci conviene, sono un mezzo per perpetuare questo sistema corrotto che ha bisogno di servi sciocchi ai posti strategici. La meritocrazia e la libertà sono viste come fumo negli occhi dai padrini più o meno occulti che gestiscono realmente il potere.

Eppure resiste un enorme esercito silenzioso fatto di persone semplicemente oneste: e sono la maggioranza dei cittadini che ogni giorno cercano di fare il proprio dovere. Ogni tanto qualcuno smette di lamentarsi e si espone. E da un singolo atto di coraggio nasce una speranza per tutti. Un esempio: Ornella Piredda, la funzionaria del Consiglio regionale della Sardegna che, ribellandosi, qualche anno fa è riuscita a spalancare la botola di un uso molto discutibile dei soldi pubblici, dando l’avvio ad un’inchiesta sui gruppi consiliari che si è ben presto estesa a tutta la politica italiana.

Ecco, l’Italia avrebbe bisogno di tante persone coraggiose come Ornella Piredda. E non è detto che prima o poi queste non vengano allo scoperto. Nel silenzio, tanti cittadini vedono, registrano, si informano, cercano di approfondire. E in qualche caso, come abbiamo visto, denunciano. Nei posti di lavoro, magari mobbizzati da capi incompetenti e prepotenti, ci sono tanti lavoratori onesti che potrebbero agire semplicemente per far rispettare i propri diritti. Anche se hanno ancora molta paura di esporsi, perché il potere spesso viene usato impudentemente con la minaccia di fare male ai dissidenti e a chi lotta per difendere i suoi diritti.

L’illegalità e la corruzione agiscono in clan, sono bene organizzati, si autoproteggono vigliaccamente sfruttando la paura di chi non può alzare la testa perché magari ha una famiglia da mantenere e non può permettersi di perdere il lavoro. La mafia, d’altronde, è forte perché è bene organizzata. Ma la misura è colma. È sempre più necessario che si crei una rete di solidarietà che protegga i cittadini onesti che decidono di reagire.

La società non cambierà con le manifestazioni organizzate da una stampa populista che approfitta dell’indignazione della gente per vendere le sue inutili bandierine a quasi due euro, ma con l’impegno quotidiano dei singoli cittadini, ognuno nel suo ambito. Non possiamo delegare il cambiamento ad una politica che per anni, tranne casi sporadici, ha dimostrato la sua colpevole incapacità nel risolvere i problemi, ma il cambiamento dipenderà esclusivamente dalla nostra capacità di essere onesti cittadini, da quanto sapremo metterci in gioco e da quello che saremo in grado di fare. Dalla nostra voglia di combattere uniti.

L’unica certezza è che l’esercito degli onesti è di gran lunga più grande e potente di quello dei disonesti e prevarrà inevitabilmente quando avremo tutti capito che la libertà ha una forza infinitamente maggiore della schiavitù e delle menzogne che ci raccontano e quando avremo compreso che non dovremo aver più paura dei servi sciocchi del potere.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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