Ti sbatto in Sardegna. Quante volte abbiamo sentito questa frase? Per tanti anni ti sbatto in Sardegna è stato lo spauracchio per i funzionari del governo o degli enti statali, la punizione più temuta per i militari della Penisola. Oggi il luogo comune sulla Sardegna, ridicolizzato da Diego Abatantuono in versione militare dell’esercito di stanza nell’isola (Ti sbatto in Sardegna, in Barbagia – No, Babbagia no) è tornato a rivivere. La stessa sorte degli statali e dei militari degli anni Sessanta è infatti toccata ai 47 migranti sbarcati a Lampedusa che, nei giorni scorsi, sono stati prelevati da Napoli e letteralmente sbattuti dal Governo in un albergo di Sadali, nella splendida Barbagia di Seulo. Una sistemazione più che dignitosa per i giovani extracomunitari: soggiorno da 35 euro al giorno pagato con i soldi dell’Unione Europea (finalmente lo Stato italiano ha trovato il modo di spendere i fondi comunitari!). Ma che ha suscitato un vespaio di proteste e polemiche.

L’operazione Sadali è stata disastrosa su tutti i fronti. Il Governo, con precisione svizzera, è infatti riuscito a scontentare praticamente tutti: gli abitanti e gli amministratori del paese della Barbagia di Seulo, giustamente preoccupati per la già cronica mancanza di lavoro sul territorio, le forze dell’ordine preoccupate per l’ordine pubblico e gli stessi migranti che hanno vivacemente protestato per la sistemazione coattiva in terra sarda: al bel residence a Sadali in mezzo alle montagne, ottimo per una rilassante vacanza in Sardegna, avrebbero preferito una sistemazione in una grande città come Napoli, Milano o Roma che probabilmente gli avrebbe dato maggiori possibilità di progettare il loro futuro. In fondo, visto che avevano un regolare permesso di soggiorno, avrebbero potuto scegliere liberamente dove andare. Invece, come avveniva abitualmente cinquant’anni fa, sono stati mandati d’imperio in Sardegna.

Senza voler appositamente prendere posizione sull’opportunità o meno della protesta degli extracomunitari, che comunque erano stati ospitati in una località più che dignitosa, salta agli occhi come quella di Sadali sia una vicenda tipica di un paese schizofrenico come l’Italia: un governo che si dice progressista e di sinistra afferma (giustamente) i valori dell’accoglienza, della solidarietà e dell’assistenza, ma non avendo strumenti e capacità adeguati per metterli in pratica (anche per l’assenza totale di una Europa che pretende il rispetto delle regole, ma ha le braccia corte quando si tratta di intervenire per trovare soluzioni al problema dell’immigrazione) non trova di meglio che deportare forzatamente a Sadali i migranti (addirittura con l’inganno, dicono loro) alla maniera dei peggiori regimi dittatoriali.

L’operazione Sadali

La vicenda dei migranti a Sadali (metà di loro è stata trasferita ad Ottana in attesa di ripartire nuovamente per Napoli) è però sintomatica anche del rapporto autoritario che lo Stato italiano ha instaurato con la Sardegna: terra di mare e vacanze per i turisti vip (che la raggiungono per lo più in elicottero e in aereo privato), ma soprattutto terra di eccessive servitù militari.

Il Ti sbatto in Sardegna, come nel film di Abatantuono, riguarda oggi per lo più i militari. Come dimostrano le esplicite dichiarazioni dei responsabili della Difesa (ministri e sottosegretari di turno) che in questi ultimi anni hanno più volte detto che lo Stato non retrocederà di un millimetro sui gravami cui è sottoposto il territorio sardo, oggi lo Stato italiano sembra voler utilizzare preferibilmente la Sardegna come una base militare strategica nel Mediterraneo. Se fosse possibile la utilizzerebbe anche per stoccare quintali e quintali di scorie radioattive nelle miniere abbandonate.

In fondo per rabbonire quel governatore tanto educato che non alza mai la voce (al quale ovviamente si augura una pronta guarigione) basta un semplice tweet del ministro della Difesa.

Lo stesso dicasi per i rappresentanti del partito di maggioranza, con cui a Roma un accordo sulla vertenza Sardegna si trova sempre.

Basta un bel comunicato stampa della Regione poi, per raccontare all’opinione pubblica che con il Governo ormai è tutto a posto e che … volemose bene).

Per non parlare poi dell’opposizione, che oggi sbraita contro l’impotenza delle istituzioni regionali, ma per cinque anni, quando il governo “amico” era quello di centrodestra (ci si ricorderà sicuramente di quel presidente del Consiglio dei Ministri bassottino che passava le vacanze in Costa Smeralda con tacco e bandana bianca), non hanno mai detto nulla contro lo strapotere dello Stato autoritario.

Il fatto è che in tutti questi anni i rappresentanti del Governo nazionale, non importa se di destra o di sinistra, sono sempre venuti in Sardegna o per fare propaganda elettorale oppure per passarci le vacanze (e non certo nella piccola Sadali), ma senza prendere atto dei problemi che veramente affliggono la nostra regione. Sono arrivati in elicottero o negli aerei privati (cosa è per loro la continuità territoriale?) con tanto di accoglienza trionfale da parte degli esponenti sardi dei loro partiti di appartenenza.

Degli ottimi amici!

Povera Sardegna, Dio ti protegga soprattutto dai governi amici.

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