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La necropoli di Tuvixeddu e il sonno della Regione

La Regione Sardegna ha dovuto sborsare una penale di 84 milioni di euro per aver bloccato nel 2006 i cantieri di una grossa impresa di costruzioni che sei anni prima la stessa amministrazione regionale aveva autorizzato a costruire un imponente complesso residenziale nell’area archeologica di Tuvixeddu, dove sorge la più grande necropoli fenicio-punica del Mediterraneo.

Sembra paradossale, ma la notizia è veramente questa. Nel 2006, appena emanato il Piano paesaggistico regionale che sottoponeva tutta l’area di Tuvixeddu a vincolo archeologico, vincolo confermato gli anni scorsi dal Tar e dal Consiglio di Stato, la Giunta regionale allora guidata da Renato Soru aveva bloccato i cantieri di Nuove Iniziative Coimpresa che nel 2000 era stata autorizzata ad un robusto intervento edilizio in base ad un accordo di programma con Regione e Comune di Cagliari. Il blocco dei lavoro aveva dato il via ad una complessa vertenza che in questi ultimi anni ha visto protagonisti l’impresa del Gruppo Cualbu e la Regione sarda. Nonostante i giudici amministrativi abbiano dato ragione alla Regione Sardegna sull’esistenza dei vincoli di inedificabilità del sito e nonostante un lento procedimento di copianificazione Regione-Comune-Ministero dei Beni Culturali stia cercando con molta fatica di adeguare il Piano Urbanistico Comunale di Cagliari al Ppr in modo da destinare definitivamente Tuvixeddu a parco archeologico, un lodo arbitrale appena dichiarato esecutivo dalla Corte d’Appello di Roma ha deciso che l’impresa Cualbu ha subito un considerevole danno per via del blocco dei lavori.

L’intricata vicenda (in corso c’è anche un’inchiesta penale contro ignoti) la dice lunga sui paradossi di una regione come la Sardegna che non sa valorizzare il suo immenso patrimonio culturale e paesaggistico ma – tranne sporadiche occasioni – sembra delegare sempre e solo al cemento qualsiasi ipotesi di sviluppo futuro.

In qualsiasi altra parte d’Europa, istituzioni e mondo dell’impresa avrebbero unito le forze per valorizzare un sito archeologico di importanza mondiale come quello di Tuvixeddu e farne un volano di sviluppo in modo da creare qualcuno di quei posti di lavoro che nella nostra regione non ci sono e devono essere letteralmente inventati puntando soprattutto sul turismo, sull’ambiente e sulla cultura.

Tuvixeddu

Politici e imprenditori lungimiranti avrebbero fatto i salti mortali per trovare le soluzioni migliori per tutelare Tuvixeddu e, nello stesso tempo, far fruttare il sito archeologico costruendoci attorno un polo economico capace di trarne ricchezza e posti di lavoro. Evidentemente qui in Sardegna non succede. Non è successo a Tuvixeddu e non succede in altri siti di pregio ambientale cagliaritani: senza andar molto lontano, nel parco Molentargius-Saline, lasciato da anni in stato di semi abbandono (tranne sporadici e non risolutivi interventi) proprio per la mancanza di un dialogo costruttivo tra le varie amministrazioni compententi.

Anche le soluzioni su Tuvixeddu si sarebbero potute trovare se ognuno dei protagonisti avesse fatto un passo indietro e ci fosse stata una capacità di dialogare, progettare e sfruttare bene le notevoli risorse finanziarie a disposizione, specie quelle europee.

Invece a Tuvixeddu si è preferito non dialogare e la questione si è “risolta” con un durissimo muro contro muro, una lunga e complicata battaglia di carte bollate che durerà come minimo fino al 2016, quando è previsto il primo giudizio di merito. E con un esborso, almeno temporaneo, di una barca di soldi pubblici che ora suscita nuove polemiche tra i protagonisti della recente storia politica sarda. Renato Soru e Ugo Cappellacci non hanno infatti perso tempo e si sono immediatamente attaccati a mezzo stampa per rimpallarsi le reciproche responsabilità sulla vicenda.

La battaglia di Tuvixeddu

Ma la battaglia di Tuvixeddu non è soltanto la sconfitta di Renato Soru la cui Giunta, dopo l’emanazione del Ppr, ha bloccato i lavori di un’impresa che aveva comunque le autorizzazioni per costuire, né solo quella di Mario Floris e Mariano Delogu che, in qualità di presidente della Regione e sindaco di Cagliari, nel 2000 avevano autorizzato quel progetto edilizio (pare per cercare di risolvere precedenti contenziosi) stipulando gli accordi di programma per l’edificazione di un complesso residenziale impensabile in quell’area di pregio archeologico eccezionale.

La battaglia nella necropoli di Tuvixeddu è soprattutto la sconfitta di una politica e di un’economia che non riescono a dialogare e a trovare, per risolvere problemi sicuramente molto complessi e difficili, soluzioni ragionevoli mirate al bene della collettività, vera grande sconfitta nella vicenda Tuvixeddu nonostante la mobilitazione delle associazioni ambientaliste. E’ soprattutto la sconfitta della ragionevolezza, a prescindere da quella che sarà poi la decisione finale dei giudici.

Tuvixeddu è il sonno della Regione che genera mostri. Mostri giuridici e amministrativi pagati dalla collettività. E’ il sonno della politica sarda che ha perso l’ennesima occasione per mettere da parte le beghe e le ideologie e sedersi ad un tavolo per trovare rimedi e soluzioni concrete ai problemi. E allora, dato che la ragione della Sardegna è ormai in sonno, perché dopo le ville a Tuvixeddu non autorizzare anche un bel residence a Tharros o una serie di villette a schiera nel complesso archeologico di Nora? Oppure una zona industriale nell’area di Mont’ e Prama dove si scava ancora per scoprire il segreto millenario dei giganti rimasti per quarant’anni nei sòttani del Museo Archeologico di Cagliari? Costruiamoci sopra. Copriamo tutto di cemento. Tanto sono soltanto ruderi. Chi se ne frega!

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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