alluvioni maninchedda

Nei giorni scorsi, al termine della riunione del Comitato istituzionale dell’Autorità di bacino della Sardegna, l’assessore regionale dei Lavori pubblici, Paolo Maninchedda, ha chiesto ai 377 comuni sardi di comunicare alla Regione la mappatura dei canali tombati, cioè di quei canali di scarico che attraversano i centri abitati, che si intasano e durante i periodi di pioggia diventano pericolosissimi. Si tratta della prima fase di programma di prevenzione delle alluvioni finalizzato a porre rimedio a decenni di errori umani e consumo del territorio sardo, resi sempre più manifesti dai mutamenti climatici di questi ultimi anni.

L’assessore Maninchedda nel suo blog sostiene che per rimettere a posto gli errori del passato e mettere in sicurezza le infrastrutture sarde non bastano 2 miliardi di euro. Dice anche che è ipocrita e irresponsabile lamentarsi oggi, dopo che “per decenni si è piegata la schiena a chi in cambio di voti finanziava il nulla” (una frase che, detta da chi in questo decennio è stato un esponente di spicco delle varie maggioranze regionali, potrebbe sembrare una sintomatica ammissione di resa ad un sistema politico malato).

Eppure non è così. Come afferma giustamente Paolo Maninchedda bisogna smettere di lamentarsi e bisogna rimboccarsi le maniche guardando con ottimismo al futuro. E fare proposte concrete per la Sardegna.

Proposta a Maninchedda

Ecco una proposta per l’assessore Maninchedda e la Giunta, allora. Pare esista in natura un sistema ecologico, efficace e molto conveniente per mettere in sicurezza il territorio, bonificarlo e addirittura creare energia elettrica attraverso le biomasse. Si tratta di un sistema che si basa sulla coltivazione e la messa a dimora (con determinate tecniche) di una pianta, il Vetiver, in grado di creare con le sue radici delle barriere naturali nel sottosuolo più resistenti di un muro di cemento armato (se ne parla in questo post). Una pianta che ha inoltre la proprietà di bonificare i terreni trasformando le sostanze inquinanti in biomasse.

Vetiver ManincheddaE’ una pianta che pare costi poco e non sia dunque in grado di creare attorno a sé grandi business. Ma che nello stesso tempo produca anche dell’ottimo foraggio che può essere benissimo utilizzato dagli allevatori per dar da mangiare al bestiame.

Partendo dal presupposto che:

  • la Sardegna è una terra che ha un gran bisogno di essere messa in sicurezza dal punto di vista idrogeologico;
  • ci sono tante zone da bonificare, vuoi per il fallimento delle politiche industriali che hanno creato deserto e inquinamento, vuoi per lo scriteriato utilizzo del suolo da parte delle grandi multinazionali che hanno stuprato la nostra regione (vedi Furtei), vuoi per l’abitudine di tante piccole aziende di sversare ovunque liquami e sostanze inquinanti;
  • c’è un grande bisogno di fonti energetiche alternative;
  • il nostro sistema agropastorale è in ginocchio e ha bisogno di essere aiutato a crescere con progetti che aiutino il lavoro dei campi e non con aiuti economici che lo disincentivino come è avvenuto in questi anni.

Tutto ciò premesso, perché, vista la buona volontà dell’assessore Maninchedda, la Regione non prova almeno ad approfondire la questione Vetiver e a capire meglio se vale la pena di sperimentare questo sistema?

Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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