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Poca fiducia nel futuro? No: perdita di dignità

L’analisi che l’economista Paolo Savona fa oggi sulle pagine dell’Unione Sarda per spiegare le cause del persistere della stagnazione in Italia non fa una grinza: il sistema Italia è rimasto tristemente uguale rispetto al 2010. La cattiva burocrazia continua ad essere un cancro molto costoso che uccide sviluppo e investimenti privati, lo Stato non riesce a creare occupazione e continua ad alzare le tasse. Dal 1980 ad oggi, rileva Savona, “la pressione tributaria misurata sul reddito disponibile lordo è cresciuta del 13%”: in soldoni si tratta di 200 miliardi di euro usciti dalle tasche degli italiani solo nel 2013 che sarebbero potuti essere utilizzati per investimenti nelle aziende e consumi nelle famiglie. L’unica differenza rispetto al 2010, rileva Savona, è che oggi la gente non ha più fiducia nel futuro.

E’ verissimo. La gente non ha più fiducia nelle istituzioni, sia che si chiamino Europa, Stato o Regione. Non ha più fiducia nei governanti che per anni l’hanno tradita, siano essi europei, nazionali e regionali. Non ha fiducia nelle banche che ottengono denaro ad un tasso di interesse dalla banca europea e lo rivendono ad imprese e famiglie a tassi enormemente più alti. Non ha più fiducia nel partecipare ad una selezione o a un concorso pubblico perché sa già come andranno a finire. Non ha fiducia nell’informazione perché tanto sa che nella maggior parte dei casi è addomesticata e asservita ai poteri forti anche quando finge di fare grandi battaglie di opinione.

I cittadini hanno perso la fiducia nel futuro: è questo che giustamente l’economista Paolo Savona mette in evidenza.

Se hanno due soldi da parte cercano di risparmiarli pensando che tanto domani le cose andranno peggio e bisognerà pur aver qualcosa da parte per mandare avanti la baracca.

Negli ultimi tre anni pare che le imprese abbiano risparmiato circa 150 miliardi all’anno e le famiglie oltre 130 ma che ne abbiano utilizzato soltanto due terzi.

Il resto è stato riposto nei granai in attesa della carestia finale mentre, rileva ancora l’economista Savona, “se questo risparmio fosse stato ben investito l’Italia sarebbe potuta crescere intorno al 3% con effetti sull’occupazione nell’ordine dell’1%, ossia 250 mila posti in più”.

La fiducia perduta

E allora qual è la ricetta per far riacquistare fiducia agli italiani?

Ovviamente, dice l’economista, in primo luogo una maggiore redistribuzione del carico fiscale e una lotta serrata all’evasione fiscale. Bene. Bisogna vedere se per ridare fiducia agli italiani uno Stato iniquo riuscirà a rivisitare un sistema fiscale (e pensionistico) che per anni ed anni ha agevolato i soliti noti e ha penalizzato chi lavora onestamente. Non so voi, ma io in questo non ho molta fiducia, a patto che il suddetto Stato non sia disposto a rivoluzionare dalla base questo sistema. Stento a crederci.

Savona dice poi che per creare sviluppo si dovrebbe ricorrere in modo massiccio alle opere pubbliche con il sostegno della Banca europea degli investimenti. Bene, pensiero condivisibile che tra l’altro molte associazioni di categoria stanno esprimendo da tempo. Aggiungerei però che magari bisognerebbe anche creare un sistema di appalti trasparente e pulito che riesca ad agevolare soprattutto le piccole e medie imprese.

Sapete, paradossalmente, nel nostro Paese le piccole e medie imprese (lo dicono i dati europei) creano molta più ricchezza dei grossi colossi economici ma, chissà perché poi, hanno un accesso irrisorio alle agevolazioni pubbliche. Adesso, con la nuova centralizzazione prevista dalla recente riforma degli appalti pubblici varata lo scorso giugno dal Parlamento, le PMI rischiano di aver precluse anche le ultime possibilità di accedere ai bandi. Misteri dell’economia.

E così i piccoli imprenditori e gli artigiani, che – tutti lo ammettono – sono l’ossatura economica del nostro Paese – continuano a fallire.

Che fiducia possono avere nel futuro artigiani e piccoli imprenditori?

A queste considerazioni macroeconomiche aggiungerei anche un piccolo pensiero di microeconomia, molto micro e molto spicciola.

Credo che la fiducia crescerebbe soprattutto se tutti noi perdessimo la pessima abitudine di pensare solo a noi stessi e al modo di fregare il prossimo. Se ognuno di noi iniziasse a rispettare veramente gli altri. Perché i grandi cambiamenti non sono calati dall’alto ma arrivano dai piccoli esempi quotidiani.

Non possiamo pretendere sempre che siano gli altri a cambiare. E’ troppo comodo. Bisogna lavorare tutti. Ci lamentiamo perché la corruzione sta massacrando la nostra economia, ma siamo i primi ad essere conniventi, a venderci a questo sistema marcio chiedendo aiuti e raccomandazioni agli amici potenti e dando in cambio la nostra dignità e la nostra libertà.

La mafia e la corruzione prosperano nel silenzio, negli ambienti chiusi e stantii dove si sente forte la puzza del compromesso e della raccomandazione. Paolo Borsellino docet.

La fiducia nel futuro non ce la restituiranno le riforme annunciate di Matteo Renzi o le ricette dei grandi professori di Economia politica, ma  ce la restituiremo da soli riacquistando la dignità che abbiamo perduto.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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