Fondazione Banco di Sardegna

Alla fine il nome è venuto fuori. Ed era proprio il nome che molti veggenti di internet scrivevano da tempo. Ma noi, non volendo credere a tutte le quelle Cassandre che già sapevano quale sarebbe stato l’esito della selezione, abbiamo mandato ugualmente la nostra manifestazione di interesse alla Fondazione Banco di Sardegna che cercava un responsabile dell’area comunicazione. Il sogno, sempre più proibito, era sempre quello: un contratto giornalistico a tempo indeterminato.

Dopo aver cercato in fretta e furia su Google il fac-simile di una manifestazione di interesse (mica è una cosa di tutti i giorni mandare una manifestazione di interesse, magari siamo abituati a spedire domande per partecipare ai concorsi o lettere di presentazione, ma quasi mai manifestazioni di interesse), abbiamo aggiornato con cura il nostro curriculum vitae, raccontando nel dettaglio le nostre peripezie lavorative degli ultimi anni.

Un lampo di speranza ci ha percorso quando, dopo innumerevoli tentativi, siamo riusciti a spedire in tempo utile la manifestazione di interesse alla mail del Banco di Sardegna, nonostante tanti colleghi non fossero riusciti neppure ad inviarla.
Abbiamo sobbalzato quando abbiamo ricevuto la telefonata della segretaria dell’agenzia interinale scelta dalla Fondazione Banco di Sardegna che ci convocava per il colloquio informativo. Che senso avrebbe avuto far fare i colloqui ad una società esterna se il vincitore della selezione fosse stato già deciso?

La selezione della Fondazione

Fondazione Banco di SardegnaNel giorno stabilito ci siamo preparati di tutto punto per arrivare in via Grecale con quei dieci minuti di anticipo che fanno tanto persona seria. Noi uomini abbiamo sfidato l’afa di giugno per mettere la giacca, perché sai, quando ci son di mezzo le banche la giacca è d’obbligo. Magari la cravatta no, ma la giacca sì.

Sull’Ipad abbiamo cercato via Grecale su Google Maps e, dato che c’eravamo, abbiamo anche rinfrescato qualche nozione sulle fondazioni bancarie, visto che erano passati parecchi anni dall’ultima lettura del libro di Diritto Privato, e ci siamo dati una lettura allo statuto della Fondazione Banco di Sardegna. Non si sa mai che ci interroghino.
E in effetti una domandina sulla differenza tra banca e fondazione bancaria c’è pure scappata. Ma noi eravamo preparati. E allora siamo usciti moderatamente soddisfatti dal colloquio informativo con quell’esaminatore così a modo che ci ha messo a nostro agio nel raccontare perché, a quarant’anni suonati, una famiglia da mantenere e un mutuo da pagare, eravamo così motivati nella ricerca di un posto di lavoro fisso.
Eppure, forse per la tensione, non lo abbiamo ascoltato bene quando, dopo aver compilato la nostra scheda, ci ha messo in guardia sull’esito della selezione: “Adesso è il consiglio di amministrazione della Fondazione Banco di Sardegna che deve scegliere. In ogni caso le faranno sapere nell’arco di una quindicina di giorni“. Evidentemente ormai tendiamo a rimuovere quella fatidica frase: le faremo sapere.

E allora abbiamo atteso di sapere. Fiduciosi. Per quanto si può essere fiduciosi sapendo come vanno oggi le cose.

Ogni tanto, frugando su internet, leggevamo i post dei soliti veggenti che facevano circolare quel nome. Sempre quel nome.

Abbiamo fatto ancora finta di non crederci finché è arrivato il responso dalla Fondazione Banco di Sardegna. E’ arrivato via mail, come solo certi responsi sanno arrivare.
Diceva così:

“A seguito di attenta valutazione e dell’esame comparativo fra le candidature pervenute si comunica che, pur avendo valutato in termini positivi il suo profilo, la scelta si è orientata su altre candidature.
Fondazione Banco di Sardegna le è grata per l’interesse manifestato ed esprime l’auspicio di poter in futuro valorizzare la sua professionalità e le sue competenze.
Con l’occasione è gradito formulare i migliori saluti”
.

Ieri infine l’esito della selezione della Fondazione Banco di Sardegna è stato finalmente ufficializzato e grazie ai giornali online abbiamo scoperto che quel nome era effettivamente il nome giusto.

I veggenti di internet avevano ragione.

Eppure, nonostante tutto, noi continuiamo imperterriti a mantenere accesa una speranza.
Continueremo a partecipare ai concorsi e alle selezioni perché abbiamo il dovere di credere che non tutti i verdetti sono necessariamente già scritti e che c’è ancora spazio per il merito di chi la professionalità se l’è costruita a costo di anni ed anni di sacrificio e di gavetta. E anche perché abbiamo imparato ad amare la buona politica e continuiamo a credere che questa debba occuparsi dei problemi della gente e non essere soltanto un modo per scambiarsi favori reciproci e spartirsi poltrone e potere.
La nostra convinzione è questa e nessuna selezione potrà togliercela.

Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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