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Social street: economia e buon vicinato

Dalla fine dell’anno scorso tv, blog e giornali online parlano tanto di via Fondazza, la pittoresca strada di Bologna diventata famosa per essere la prima social street. L’esperimento, nato sotto i portici bolognesi che hanno dato i natali al pittore Giorgio Morandi ed ora diffusa in tante altre città, italiane e non, è nato da un bisogno primario: quello di socializzare con gli altri e di non restare isolati. Siamo nel settembre 2013. Un giornalista esperto di comunicazione, Federico Bastiani, trasferito da un paio d’anni nella sua nuova casa di via Fondazza, si accorge di non essere riuscito ancora a conoscere nessuno dei suoi vicini. Cosa abbastanza comune in una grande città dove generalmente ognuno tende a farsi gli affari suoi. Bastiani decide allora di aprire un gruppo su Facebook in modo da conoscere qualche vicino, magari qualcuno che come lui abbia dei figli da portare a giocare nel parco. Consapevole che non tutti sanno smanettare con pc, smartphone e tablet, Federico decide di stampare anche una cinquantina di volantini per dare notizia a tutto il vicinato della sua iniziativa. Social street via FondazzaNasce così la Social street di via Fondazza. Ben presto i venti contatti Facebook auspicati inizialmente da Federico Bastiani si sono moltiplicati e ora il Gruppo Residenti in via Fondazza – Bologna conta oltre novecento membri.

Oggi chi deve vendere qualcosa in via Fondazza, invece di mettere l’annuncio su e-bay lo posta sulla bacheca del gruppo e magari scopre che proprio quell’oggetto serve al vicino che abita a cento metri da casa sua.

Stessa identica cosa per i piccoli servizi offerti: per la ripetizione allo studente con un debito in matematica è magari disponibile il professore che abita vicino a casa, per la lezione di pianoforte c’è la studentessa che abita di fronte. Per quella di chitarra il vicino musicista. Qualcuno mette a disposizione la lavatrice che ha in più per chi ne ha bisogno per lavarsi le camice. C’è chi è disponibile a dare una mano ai vicini più anziani per fargli la spesa e portargliela a casa, chi chiede informazioni su un idraulico, un muratore o un falegname, bravi ma non eccessivamente cari. Insomma, ce n’è per tutte le molteplici esigenze che si possono presentare nella vita quotidiana di una famiglia qualunque.

Nella social street la solidarietà e il passaparola, che prima erano la regola primaria del buon vicinato, tornano di moda e diventano virtuali. Virali. Si anima anche l’economia delle piccole cose quotidiane, quella del risparmio su piccola scala, la vecchia e sana economia del buon padre di famiglia, lontana anni luce dalle complicate equazioni dei soloni che alla fine della fiera per risolvere i problemi dei consumi non trovano di meglio che alzare le tasse. Anche gli esercizi pubblici, le trattorie e i cinema, applicano infatti sconti ai residenti come vuole la regola del buon vicinato. Il favore torna ad avere la sua accezione migliore: quella di aiuto disinteressato.

La crescita delle social street

Oggi le social street si stanno moltiplicando. Non solo nelle vie di Bologna, ma anche in tutto il resto d’Italia e fuori dalla penisola si moltiplicano iniziative di questo tipo. E le occasioni di incontro e condivisione tra vicini sono tante: idee e progetti più disparati prendono vita, si finanziano e si sviluppano attraverso il web.

L’obiettivo del Social Street  – si legge nel sito Social Street Italia che vuole essere il punto di riferimento delle social street italiane – è quello di socializzare con i vicini della propria strada di residenza al fine di instaurare un legame, condividere necessità, scambiarsi professionalità, conoscenze, portare avanti progetti collettivi di interesse comune e trarre quindi tutti i benefici derivanti da una maggiore interazione sociale.

E’ la dimostrazione che l’economia italiana non sarà rimessa in moto dalle ricette dei grandi politici ed economisti che discutono del nulla nei salotti televisivi, ma dalle buone idee e dalla voglia di fare cose veramente utili per la propria comunità. Che dalla crisi si esce tutti insieme. Democraticamente. E infine che i social network, se utilizzati in questo modo, possono dare un contributo importantissimo alla condivisione delle idee, della solidarietà e dello sviluppo.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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