“Chi non beve con me, peste lo colga”. Pronunciata (secondo alcuni) con un deciso accento sardo, questa è stata la battuta più popolare di Amedeo Nazzari (1907-1979). L’anno era il 1941 e l’attore cagliaritano era il protagonista de La cena delle beffe, il film del regista Alessandro Blasetti che passò alla storia del cinema italiano per aver proposto per la prima volta, per ben tre secondi, il seno nudo dell’attrice Clara Calamai. Si perché Amedeo Nazzari, il più grande attore italiano a cavallo degli anni Quaranta e Cinquanta, protagonista di tantissimi film, melodrammi e sceneggiati televisivi era cagliaritano. E il suo vero nome era Amedeo Buffa.

Ex Piazza Amedeo NazzariNell’aprile 1997 – a quasi vent’anni dalla sua scomparsa – il Comune di Cagliari aveva deciso di ricordare Amedeo Nazzari nella toponomastica cittadina: inizialmente si pensò ad una via, poi si optò per la piazza davanti al Teatro Civico.

Non mancò per la verità qualche protesta: “Il Comune non ha di meglio che dedicare un parcheggio al grande attore?” (l’area designata era infatti in quel periodo adibita a parcheggio).

L’allora sindaco Emilio Floris – rispondendo allo scrittore Adriano Vargiu, indignato per la scelta toponomastica – disse che il parcheggio sarebbe scomparso, perché l’area rientrava nel progetto del Parco della Musica: quella di Amedeo Nazzari sarebbe stata una bellissima piazza.

E così infatti è stato. Ora,  la piazza è lì, Ma, terminati i lavori la lapide della toponomastica intitolata ad Amedeo Nazzari non è stata rimessa. Perché?

La vita di Amedeo Nazzari

Amedeo NazzariAmedeo Nazzari nacque a Cagliari il 10 dicembre del 1907, in via Caprera, alle 16,37, in una casa senza numero civico che fu buttata giù dalle ruspe agli inizi degli anni Cinquanta.

Allo stato civile era stato registrato con il nome di Amedeo Buffa, di Salvatore e Argenide Nazzari, al fonte battesimale portava i nomi di Amedeo Carlo Leone.

Suo padre era benestante, possedeva diversi mulini e un pastificio; sua madre – dalla quale prese il nome d’arte – era veneta, figlia d’un magistrato, trasferito agli inizi del secolo alla Corte di Appello di Cagliari. A Cagliari nacquero anche le due sorelle dell’attore, Nenè e Nina.

Quando nel 1913 morì il padre, la madre lasciò l’isola stabilendosi con i figli a Roma. Il giovane Amedeo Buffa studiò nel collegio dei Salesiani,  dalle elementari al ginnasio. Conseguita la maturità classica al liceo Sant’Apollinare, s’iscrisse alla facoltà di Ingegneria, ma ben presto lasciò gli studi perché prese il sopravvento la passione per il teatro.

Così, diventò Amedeo Nazzari. Su di lui sono stati scritti ben cinque libri e un’infinità di saggi. Le Poste l’hanno ricordato con un francobollo.

Francobollo Amedeo NazzariA Cagliari si faceva la fila ai botteghini per vedere i suoi film.

Amedeo Nazzari aveva una grande personalità. Non volle mai recitare la parte del cattivo italiano. Girò un solo film ambientato in Sardegna: Proibito, di Mario Monicelli.

Come detto, fu proverbiale la sua battuta: “Chi non beve con me, peste lo colga!”, nel film La cena delle beffe, di Alessandro Blasetti. In quella pellicola per la prima volta nella storia del cinema italiano avvenne qualcosa di nuovo: quando Amedeo Nazzari strappò la camicetta mettendo a nudo per tre secondi esatti il seno di Clara Calamai.

Dopo l’8 settembre del ’43 Amedeo Nazzari scelse la libertà dicendo no a Venezia, dove la Repubblica di Salò aveva trasferito gli stabilimenti di Cinecittà.

Allora, poiché Cagliari sta diventando sempre più una città senza memoria, sarebbe bello che la lapide che intitola la piazza ad Amedeo Nazzari tornasse subito al suo posto affianco al Teatro comunale.

E sarebbe bello anche che nel vicino Parco della Musica – se non nella toponomastica della città (dove figurano personaggi che nulla hanno a che vedere con la storia della città) – venissero ricordati anche tre grandi cantanti che hanno portato il nome di Cagliari nel mondo: il baritono Antonio Manca Serra, che di recente le maggiori case discografiche del mondo hanno riscoperto riproponendo le sue incisioni; la cantante Cettina Bianchi, una della maggiori soubrette dell’operetta primo Novecento e il soprano Giusy Devinu.

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