Quirra, poubelle des armées (Quirra, pattumiera delle forze armate). E’ il titolo dell’inchiesta giornalistica sui misteri del Poligono Interforze di Quirra – Perdasdefogu – trasmesso il mese scorso dall’emittente televisiva France 0. Il documentario ripercorre la storia del piccolo paradiso tra Sarrabus e Ogliastra devastato, trasformato in una trappola mortale dalle esercitazioni militari e diventato nel tempo una discarica a cielo aperto di materiale bellico. Racconta lunghi anni di denunce, silenzi e omissioni che hanno aperto finalmente uno spiraglio di luce su questa storia con la messa in stato d’accusa di un poligono militare – cosa mai successa prima – per disastro ambientale e per aver causato morte e danni alla salute di chi ci lavorava e degli abitanti delle zone limitrofe. Nel documentario trasmesso dalla tv francese sfilano, oltre ai parenti delle vittime, i protagonisti  che hanno cercato di fare luce sui misteri di Quirra. Dal sindaco di Villaputzu Fernando Codonesu, dimessosi di recente, al Procuratore di Lanusei Domenico Fiordalisi. Dalla coordinatrice del movimento pacifista Gettiamo Le Basi Mariella Cao al giornalista dell’Unione Sarda Paolo Carta che per anni si è occupato dei fatti di Quirra nonostante minacce e intimidazioni. Ovviamente non c’è nessuna dichiarazione da parte delle autorità militari e dei rappresentanti delle industrie belliche le cui armi sono state testate nel Salto di Quirra.

I misteri di Quirra

Quirra vuol dire pastori e civili ammalati e morti di tumore, bambini nati con deformazioni, scorie radioattive trovate nei corpi delle salme fatte riesumare dalla Procura di Lanusei, nella terra, negli animali. Agnellini nati con due teste o un occhio solo. Quirra significa missili anticarro Milan di fabbricazione francese con nella testata il Torio radioattivo: la Procura ha accertato che ne sono stati esplosi quasi 1200.  Quirra significa omertà, silenzi ed omissioni di chi ha coperto quello che avveniva nel poligono invece di proteggere la popolazione inerme che per anni ha convissuto con i carri armati e i cannoni, ha sentito notte e giorno deflegrazioni che rompevano i vetri delle case. Ha visto salire in cielo colonne di fumo alte cinquanta metri dense di sostanze tossiche che l’organismo umano non è capace di smaltire. Le stesse sostenze trovate negli organismi dei militari che si sono ammalati in Kosovo e ex Yugoslavia, cioè nei luoghi di guerra dove venivano usate armi all’uranio impoverito. Poligono Quirra

I protagonisti del filmato parlano di indagini e studi nascosti nel cassetto, conflitti di interessi tra chi doveva controllare e chi doveva essere controllato. Nelle sequenze del filmato traspare la paura di una popolazione di agricoltori e allevatori che non vuole perdere quel poco di lavoro già precario e continua a portare a pascolare il bestiame nelle zone interdette.

Quella del Poligono interforze di Quirra è una storia molto italiana. Dopo che fu scoperto l’agnello Polifemo, nato con un occhio solo in un allevamento gestito da pastori a loro volta colpiti dai tumori, fu evidente (e qualche studioso lo disse, anche se sottovoce) che a Quirra l’inquinamento era entrato nella catena alimentare. Eppure per tanti anni nel Sarrabus è rimbombato un assordante silenzio che ha fatto comodo un po’ a tutti: in particolare alla politica e alle Forze armate che dicevano: non preoccupatevi, è tutto in regola.

Questo il commento al filmato della coordinatrice di Gettiamo Le Basi Mariella Cao: «L’intervista della rappresentante delle Autorità Sanitarie, esprime bene la linea politica e la filosofia dei nostri ceti dirigenti e, raffrontata alle interviste di alcuni pastori di Perdasdefogu, evidenzia la penetrazione delle idee delle autorità competenti nel sentire comune», afferma. «La dottoressa si barrica dietro la solita e falsa assenza di un nesso scientifico causa effetto tra tumori e contaminazione ambientale dimostrato invece da IARC e OMS,  le massime autorità sanitarie internazionali, e argomenta “scientificamente” con il dato inconfutabile che ci sono anche pastori vivi e sani mentre invece risulta che sia  morto “qualche” civile non pastore (udire per credere! ). Persino a Hiroshima e Nagasaki ci sono stati sopravissuti, molti sono ancora in vita, ma forse le nostre Autorità lo ignorano o aspettano lo sterminio totale che risolverebbe il problema dell’incompatibilità delle basi della guerra con il diritto alla vita delle popolazioni condannate a subirle. La rappresentante delle Autorità Sanitarie – conclude Mariella Cao – dimezza i tempi di latitanza complice delle istituzioni, data al 2007 l’emersione del caso Quirra: non una parola sul fatto che Quirra è solo la punta dell’iceberg della contaminazione militare della Sardegna».

Eppure la giustizia e la verità lentamente hanno continuato a fare il loro corso e, come afferma nel documentario il bravo giornalista Paolo Carta, per la prima volta al mondo un poligono militare viene accusato di aver provocato un disastro ambientale e la morte dei militari che ci hanno lavorato e degli abitanti delle zone limitrofe. Staremo a vedere come si concluderà la vicenda giudiziaria. Per ora, il 15 di ogni mese, le famiglie delle vittime sarde si incontrano a Cagliari, in piazza del Carmine. Per ricordare i loro cari. Ed evitare che tragedie come queste, in cui i deboli soccombono sempre di fronte ad interessi politici ed economici così grossi, possano ripetersi.

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