informazione Sardegna

“Il giornale racconterà tutti i fatti con onestà”. Così il direttore dell’Unione Sarda, Anthony Muroni, ha titolato oggi il suo commento all’inchiesta che vede coinvolti i vertici del gruppo editoriale, l’editore Sergio Zuncheddu, l’amministratore delegato dell’Unione Sarda Piervincenzo Podda e i consiglieri Carlo Ignazio Fantola e Davide Piccioni. La necessità di garantire ai lettori che, nonostante questo coinvolgimento, l’informazione sarà in ogni caso trasparente, onesta e senza sconti, unita al comprensibile imbarazzo e alla altrettanto comprensibile professione di fiducia nella correttezza dei propri datori di lavoro, dimostra che la trasparenza e la verità non possono mai essere date per scontate ma devono essere perseguite dalle redazioni in tutte le scelte quotidiane. Soprattutto in Sardegna dove è molto forte la commistione tra l’informazione e il mondo degli affari. Per questo, in attesa degli Stati generali dell’informazione in Sardegna, che probabilmente si terranno tra qualche mese, questa inchiesta giudiziaria, insieme alla vicenda sindacale dei colleghi dell’emittente televisiva Sardegna 1, protagonisti dello sciopero più lungo e creativo che la storia del giornalismo italiano ricordi, suscita alcune riflessioni sullo stato “particolare” dell’informazione e del giornalismo libero in una Sardegna in cui – salvo alcune significative ma ancora marginali esperienze di giornali online – si è ormai stabilizzato un sostanziale oligopolio dei gruppi editoriali L’Unione Sarda e L’Espresso.

Nei mesi scorsi era circolata la notizia di un vero e proprio accordo, poi smentito categoricamente, secondo cui il gruppo L’Espresso avrebbe addirittura avuto intenzione di comprare il pacchetto di maggioranza dell’Unione Sarda. Si era parlato anche di un accordo per unificare la raccolta pubblicitaria dei due quotidiani, notizia anch’essa smentita, e infine, cosa peraltro abbastanza verosimile, di un accordo per ottimizzare i costi e stampare nello stesso centro stampa i due quotidiani (come fa pensare il recente cambio di formato dell’Unione Sarda che da qualche mese è stato ridotto alla misura della Nuova Sardegna).

Informazione e oligopoli

Giornali e giornalisti informazioneQuel che è certo è che una situazione così statica del panorama dell’informazione sarda permette ai due principali quotidiani sardi un patto di non belligeranza per sopravvivere a questo momento di crisi senza farsi troppo male. Un cartello che però, eliminando sostanzialmente qualsiasi concorrenza, sta uccidendo il pluralismo dell’informazione.

Il problema, ormai annoso, è che nessuno è mai riuscito a scalzare il monopolio basato sul connubio tra informazione e affari immobiliari che caratterizza gran parte dell’editoria italiana. Qualche timido tentativo in Sardegna è stato fatto, ma continuano a mancare editori puri in grado di scommettere esclusivamente sull’informazione che, per essere veramente libera e pluralista, non può essere mischiata con affari di altro genere.

Il fallimento, negli ultimi anni, di parecchie importanti realtà dell’informazione isolana ha dimostrato clamorosamente l’incapacità e la pochezza di imprenditori improvvisati, assolutamente digiuni dei meccanismi del mondo dell’informazione, che -ma questo lo appureranno le numerose indagini in corso – hanno probabilmente badato solo ad arricchirsi sfruttando i proventi pubblicitari e magari i fondi elargiti dagli enti pubblici senza avere alcun riguardo per la professionalità dei lavoratori che in quelle testate ogni giorno garantivano ai sardi un’informazione spesso di buona qualità e libera da condizionamenti.

Erano probabilmente imprenditori dell’informazione senza alcun amore per l’informazione, che in molti casi veniva trattata come una delle tante voci di bilancio, probabilmente quella meno importante, della loro attività. Oppure erano semplicemente persone incapaci di gestire un’azienda.

In attesa degli Stati “generali” dell’informazione in Sardegna in cui anche quest’anno gli esperti dibatteranno su questi problemi per due o tre giorni per poi lasciare tutto sostanzialmente così come è sempre stato, lo stato “particolare” dell’informazione in Sardegna, quello visibile 365 giorni all’anno, offre uno scenario desolante e pieno di contraddizioni.

Centinaia di giornalisti precari sopravvivono, sfruttati per cinque, massimo dieci euro a pezzo e lavorano a stretto contatto con colleghi spesso superpagati, con contratto integrativo e medicinali rimborsati. Precari che si sbattono da anni per racimolare tre-quattrocento euro al mese si vedono sorpassare da giornalisti usciti freschi freschi dalle scuole di giornalismo che, essendo più giovani, vengono magari assunti subito.

Contraddizioni, queste, ben visibili anche nei social network dove, accanto ai post con le sacrosante rivendicazioni di giustizia dei colleghi in lotta per la pagnotta abbondano, tra un calembour e l’altro, i complimenti che i giornalisti spesso amano farsi l’un l’altro, per autocelebrarsi o per accattivarsi le simpatie dei colleghi più influenti e famosi.

Il quadretto è completato da un sistema politico che – in Sardegna come in tutta Italia – da un lato utilizza i giornalisti e i mass media per chiedere visibilità, interviste, articoli e fotografie, ma dall’altro li scaccia come se fossero degli appestati quando fanno il loro mestiere e cercano, come dice Muroni, di “raccontare i fatti con onestà”.

Eppure raccontare i fatti con onestà è una missione importantissima. Anzi. E’ la missione principale per i tanti che credono in questo mestiere e vorrebbero essere messi in condizioni di esercitarlo sempre e in ogni occasione senza alcun imbarazzo, avendo come punto di riferimento esclusivamente l’interesse dei propri lettori. Anche quando i fatti che devono essere raccontati riguardano le attività parallele dei propri editori.

Raccontare i fatti con onestà, d’altronde, dovrebbe essere una mission su cui, per un imprenditore serio, capace e libero da condizionamenti, dovrebbe veramente valere la pena di investire il proprio tempo, i propri soldi e il proprio impegno. Per il bene di tutti: per la soddisfazione dei propri giusti interessi economici e imprenditoriali, ma anche per il bene dei giornalisti liberi e della stessa politica che ha estremo bisogno di un’informazione libera che le stia alle calcagna. Ma soprattutto per il bene dei cittadini, che pur non chiedendo  all’informazione di essere infallibile, le chiedono quantomeno una buona dose di professionalità e onestà intellettuale.

Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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