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La ristrutturazione delle Saline di Cagliari

Finalmente. L’Ente Parco Molentargius Saline ha avviato i lavori di ristrutturazione degli immobili delle Saline di Stato nel compendio Saline Molentargius. Dopo aver sistemato i ponteggi gli operai sono al lavoro per la ristrutturazione della prestigiosa Idrovora del Rollone, la struttura che alimentava con l’acqua salmastra le grandi vasche che producevano il sale a Cagliari. Dopo l’idrovora sarà la volta degli altri immobili del compendio: l’edificio che ospitava i salinieri, la centralina elettrica con cabina di distribuzione e, si spera, il ricovero dei forzati che dall’altra sponda del canale, è ormai diventato un rudere. Tutto nell’ottica della valorizzazione di un compendio che oltre all’immenso valore naturalistico, ha un grande prestigio legato alla recente storia industriale della Sardegna. Una storia che potrebbe essere fatta rivivere.

Idrovora Saline CagliariL’Idrovora del Rollone funzionava sfruttando una grande ruota di Archimede (Su Rulloni) che, con dei secchi, pescava l’acqua e la scaricava in una canaletta che conduceva alle grandi vasche: Bellarosa Maggiore o Molentargius (la vasca di prima evaporazione), Stagno di Quartu (vasche di seconda e terza evaporazione), le vasche salanti delle saline di Cagliari e Perda Bianca (ex bacino di raccolta delle acque madri).

La ruota inizialmente era movimentata da animali da tiro, poi successivamente da motori a scoppio e infine da tre pompe elettriche, una  delle quali è peraltro ancora perfettamente funzionante.

Operativo dal giugno del 2006, l’Ente Parco Molentargius –Saline ha il non facile compito di gestire il Parco Naturale Regionale Molentargius Saline, zona umida di valore internazionale tra le più importanti in Europa, una delle pochissime aree urbane in cui i fenicotteri rosa riescono a vivere e nidificare in un’ecosistema inserito in un’area fortemente antropizzata.

La zona, 1600 ettari delimitati nelle aree comunali di Cagliari, Quartu Sant’Elena, Selargius, Quartucciu e dal lungomare Poetto, era stata inserita già nel 1977 nella convenzione Ramsar per la sua importanza come luogo di sosta di specie di uccelli rarissimi come appunto i fenicotteri rosa (denominati in sardo Sa Genti Arrubia). Nel  1999 è stato formalmente istituito il Parco naturale Saline -Molentargius con la legge regionale n°5 del 26 febbraio 1999.

Il compendio delle Saline di Cagliari

Oltre chFenicotteri - Salinee dagli stagni salati dell’ex sistema produttivo delle Saline di Stato (Bellarosa Maggiore o Molentargius, Stagno di Quartu, saline di Cagliari e bacino del Perda Bianca, l’oasi – inframezzata dalla piana di Is Arenas – è caratterizzata da bacini di acqua dolce di Bellarosa Minore e Perdalonga, nati – si legge nel sito delle Saline  – come vasche di espansione delle acque meteoriche. Un vero e proprio paradiso naturalistico.

Saline, industria storica per la Sardegna

Oltre alla valorizzazione e salvaguardia del prestigioso ecosistema ambientale, l’Ente parco ha il compito di valorizzare anche  l’enorme patrimonio storico rappresentato dalle ex Saline di Stato. Per avere un’idea dell’importanza dell’estrazione del sale a Cagliari, basti pensare che le prime testimonianze della raccolta del sale depositato nel bordo degli stagni cagliaritani risale addirittura al 150 avanti Cristo.

Nel corso dei secoli l’industria del sale ha avuto grande rilievo per la città: verso il 1730, sotto i Savoia, pare che il sale cagliaritano, più dolce degli altri che erano in commercio, fosse particolarmente rinomato e venisse esportato addirittura nel Nord Europa perchè molto adatto alla salagione della piccola pesca. La domanda esterna superava addirittura l’offerta.

Fino agli anni Sessanta le Saline furono dunque un’industria molto importante per la Sardegna e per la città di Cagliari: poi persero d’importanza sia per la concorrenza di altre saline, nazionali che internazionali, sia per l’inquinamento dei bacini che determinò nel 1985 la sospensione della produzione. Ecco che allora le vicende dell’economia e dell’ambiente si intrecciarono.

Pochi anni dopo, nel 1988, il Parlamento italiano stanziò 120 miliardi di vecchie lire per risanare l’area e riavviare la produzione del sale. Anche la legge istitutiva del Parco Naturale Regionale Molentargius Saline, emanata nel 1999, comprende tra le finalità del Parco lo sviluppo di attività economiche compatibili con  il fragile ecosistema, in primo luogo quelle riguardanti la produzione del sale.

E allora perchè non riprovare a produrre quel sale dolce che per centinaia di anni ha caratterizzato la Sardegna?

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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