Don Massimiliano il sacerdote boxeur

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Porgi l’altra guancia, dice il Signore. Ma questa volta l’altra guancia l’hanno dovuta porgere i due giovani rapinatori che mercoledì scorso hanno tentato di rapinare la sacrestia della chiesa di Vallermosa. Non si aspettavano certo di imbattersi in don Massimiliano Pusceddu, sacerdote boxeur con una carriera di ben 13 anni sul ring e un idolo: Muhammad Ali. I due ragazzi che hanno tentato il colpo in sagrestia devono aver vissuto una scena simile a quelle dei film con Bud Spencer e Terence Hill: botte da orbi, ma a fin di bene.

Come racconta l’Unione Sarda, apostrofato con un perentorio “dacci i soldi”, don Massimiliano non si è perso d’animo e ha affrontato senza timore i due malviventi. Ne ha disarmato uno che lo minacciava con una spranga di ferro e poi ha usato l’arma per colpire anche l’altro bandito che lo aveva ferito leggermente con un coltello. Prima li ha messi ko, poi da buon uomo di Dio, don Massimiliano ha perdonato i due ragazzi. Che sicuramente provenivano da un paese vicino perché in caso contrario ci avrebbero pensato due volte prima di entrare nella sua sacrestia. “Ho pregato per loro – queste le sue parole riportate dal quotidiano cagliaritano che ha raccontato l’episodio -: se sono arrivati a far questo vuol dire che hanno davvero gravi problemi: sono disperati“.

La storia di don Massimiliano

Don Massimiliano PuscedduNato a Cagliari il 10 marzo 1975, don Massimiliano Pusceddu, 1 metro e 72 cm per 86 chili, è quello che in gergo pugilistico si chiama Peso massimo leggero. Dopo essere diventato sacerdote e aver fondato il seguitissimo movimento degli Apostoli di Maria, ha scelto di sfruttare la sua grande passione per la boxe per evangelizzare i giovani. Nel 2007 ha fatto discutere la sua scelta – dopo quattro anni di attesa del nulla osta dei superiori – di salire sul ring. Due incontri secchi,  contro il pugile dilettante Francesco Sarritzu, che sono stati seguiti dai media nazionali e internazionali e persino dalla Bbc che ha fatto un servizio sul sacerdote boxeur.

In una intervista rilasciata ad Affari Italiani dopo la seguitissima riunione di pugilato, don Massimiliano ha raccontato di essersi avvicinato alla boxe da ragazzino, a 12 anni, e di essersi allenato con i maestri Roberto Spiga e Dino Aramu per cinque anni prima di entrare in seminario. Poi, a 24 anni, ha deciso di tornare sul ring. Il suo idolo – ha raccontato – era Cassius Clay, Muhammad Ali. Non solo per il suo modo unico di stare sul ring, ma soprattutto perché quando si è ammalato del morbo di Parkinson ha continuato a combattere coraggiosamente contro la malattia girando tutto il mondo per fare del bene.

Al giornalista che lo intervistava incuriosito dalla sua insolita passione per la boxe, don Massimiliano Pusceddu ha spiegato serenamente che i cristiani sono dei combattenti che ogni giorno devono affrontare mille prove. Dunque non doveva meravigliare il fatto che lui salisse sul ring. Il pugilato, per lui, era un modo per evangelizzare i giovani. “Non si può attendere che i ragazzi entrino in chiesa – aveva detto – bisogna andarli a cercare nei loro luoghi di ritrovo. Io ad esempio vado a trovare i giovani in palestra, li avvio alla nobile arte e li avvicino alla parola di Dio“.

Certo, sicuramente non attenderà che i ragazzi entrino in chiesa per evangelizzarli. Ma quando lo fanno con intenzioni non propriamente cristiane, don Massimiliano ha dimostrato di sapere bene come accoglierli.

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