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Elezioni in Sardegna, in arrivo 60 nuovi posti di lavoro

Millecinquecento candidati per sessanta posti. Non è il solito concorso pubblico per funzionario amministrativo di secondo livello con i posti già assegnati. Non è la selezione che ti tenti per scrupolo anche se sai che non ti prenderanno mai perché tanto non hai agganci. Qui si parla di politica. Quella con la p maiuscola. Questo non è un semplice posto di lavoro. E’ il posto della vita. E’ un posto in Consiglio regionale. Settemila euro lordi al mese più altri millecinque-duemila se riesci a proporti anche per un incarico aggiuntivo in Commissione o come questore, una diaria mensile se per caso abiti fuori Cagliari e rimborsi e prebende di vario tipo. Mica mammole. Qui si svolta veramente. Pensa che alla fine riesci ad andare pure in pensione perché dopo sei mesi e un giorno scatta anche il vitalizio. Chi lo avrebbe detto: di questi tempi addirittura la pensione!

Sono millecinquecento i candidati che da ieri, termine ultimo per la presentazione delle liste, si preparano a darsi battaglia nelle elezioni per conquistare uno degli ambiti sessanta scranni nel Palazzo regionale della Sardegna. Una avventura lunga un mese degna dei migliori reality tv. Tutti i candidati seguiranno con ansia le sorti del loro candidato governatore, il rimorchiatore al quale hanno scelto di attaccarsi con la speranza di essere trainati verso un posto al sole. Contano di portare alla coalizione di appartenenza i loro bagaglio di voti e, a seconda dei casi, la loro esperienza o, quanto meno, il loro entusiasmo di neofiti dell’agone politico.

Le elezioni in Sardegna

Elezioni SardegnaIn una Sardegna devastata dalla crisi economica (42mila posti di lavoro persi nell’ultimo anno) il Partito democratico affronta le prime elezioni dell’era Renzi (data 16 febbraio) affidandosi alle ricette di Francesco Pigliaru, economista ed ex assessore alla Programmazione nella Giunta di Renato Soru. Il Professore (titolo di non eccessivo buon auspicio, vista l’esperienza nazionale di Mario Monti), che è già riuscito nel miracolo di ricompattare una galassia di centrosinistra e indipendentista estremamente variegata dopo il forfait obbligato della vincitrice delle primarie Francesca Barracciu (indagata nell’ambito dell’inchiesta sui fondi consiliari avviata dalla Procura di Cagliari), in queste elezioni dovrà vedersela con il governatore uscente Ugo Cappellacci, che dopo alterne vicende negli ultimi mesi ha indossato i panni del paladino della Sardegna contro lo strapotere statale. Insieme a loro alcuni outsiders come la scrittrice Michela Murgia e l’eterno Mauro Pili, anch’essi sulla carta portatori sani degli interessi del popolo sardo. Completano il quadro delle elezioni in Sardegna la presenza del Movimento per la zona franca integrale in Sardegna, diviso dopo che una parte ha deciso di appoggiare Cappellacci e l’assenza, pesantissima, del Movimento 5 Stelle. Vista l’incapacità dei “cittadini” della Sardegna di organizzare liste e candidature, Beppe Grillo ha infatti deciso di non concedere neppure il simbolo ai grillini per le elezioni sarde.

Nelle liste a sostegno dei sette candidati in campo, dunque, una miriade di aspiranti consiglieri, più o meno proponibili si apprestano a darsi battaglia. Ci sono tante facce conosciute, politici navigati che come anime erranti hanno percorso nel tempo l’intero arco costituzionale e personaggi del sottobosco che per anni hanno disperatamente gravitato a vario titolo nei parterre della politica regionale (ma soprattutto locale) in attesa che finalmente arrivasse la loro occasione. Ma ci sono anche tante facce nuove della politica, piene di ideali e di belle speranze. Il rito collettivo della presentazione delle liste ha consegnato in Corte d’Appello vari identikit di candidati. I più fortunati sono i già eletti a priori, quelli che affronteranno le cospicue spese elettorali sapendo già che l’ingresso in Consiglio regionale è praticamente sicuro e che recupereranno abbondantemente quanto investito per le elezioni nei santini e nei cartelloni pubblicitari che stanno lentamente invadendo le strade della Sardegna. Gli eletti a priori sono spesso e volentieri politici di lungo corso che solitamente vengono piazzati dai loro grossi partiti di appartenenza fino a quando non sopraggiungono cause di forza maggiore legate ad avvenimenti naturali o giudiziari. Gli eletti a priori sono abilissimi nei complicati calcoli dell’algebra elettorale e sanno esattamente di quanti voti avranno bisogno per essere eletti. I più fortunati sono addirittura messi in condizione di scegliere tra un seggio sicuro alle elezioni regionali, uno alle elezioni politiche o uno alle elezioni europee. Poi ci sono gli incerti, quelli che l’elezione è dura e bisogna trottare molto: nella migliore delle ipotesi coroneranno il loro sogno soltanto grazie ad una eccezionale quanto improbabile performance del loro piccolo partitino che dovrebbe superare soglie di sbarramento titaniche. Pertanto impossibili. Infine ci sono gli ineleggibili: idealisti e grandi appassionati di politica, essi partecipano alle elezioni con spirito assolutamente decoubertiniano, per la esclusiva e fanciullesca gioia di essere presenti in una competizione elettorale. Partecipano ma sanno perfettamente che non riusciranno mai ad entrare in Consiglio regionale.

Tutti i candidati, eletti a priori, incerti e ineleggibili, si apprestano ad affrontare un mese di durissima campagna elettorale in cui percorreranno in lungo e in largo la nostra isola per convincere i loro sostenitori. In una lunga maratona tipo Pechino Express essi dovranno affrontare un numero enorme di trasferte, cene e tribune elettorali. Dotati di faccia tosta e qualche volta (non sempre) anche di buone idee,  tormenteranno parenti e amici per carpire la loro preferenza, spolvereranno i sorrisi migliori per la foto patinata da inserire nel profilo facebook, tuitteranno, uozapperanno con il mondo, stipuleranno un abbonamento telefonico per provare a convincere gli elettori con improbabili comizi porta a porta. Abuseranno della propria utilitaria fino a fonderla sperando in futuro di potersene comprare una più potente con il primo stipendio da consigliere regionale. In qualche caso saranno costretti a rispolverare anche i rudimenti della grammatica italiana per provare a imbastire qualche sensato post sui social network dove proveranno ad abbozzare una sorta di programma elettorale. O quanto meno per provare a imbroccare qualche congiuntivo nei discorsi di circostanza che dovranno fare in pubblico durante le tribune elettorali nelle tv locali. Per un mese si proporranno ai loro elettori in attesa del televoto decisivo.

Poi per fortuna tra un mese anche questa campagna elettorale finirà. E come in un talent di Maria De Filippi i sessanta candidati più resistenti, quelli che saranno riusciti a ballare e cantare meglio degli altri e a raggranellare un congruo numero di Mi piace nella loro bacheca facebook, otterranno l’ambito lavoro quinquennale presso la massima assemblea elettiva della Sardegna. In questo modo le elezioni regionali sarde contribuiranno in piccola parte a combattere la piaga della disoccupazione in Sardegna elargendo ben sessanta posti di lavoro ben remunerati, anche se un po’ precari, visto il noto principio del simul stabunt simul cadent (la caduta del presidente, per qualsiasi motivo, si porta appresso quella dell’intero Consiglio regionale). Posti di lavoro che si moltiplicheranno nei prossimi mesi con la fiera dei posti di sottogoverno che puntualmente seguirà le elezioni.

Nulla di nuovo sotto il sole dunque. E allora non rimane che augurare buona campagna elettorale a tutti. Ai candidati più freschi e pieni di belle speranze e ai vecchi politicanti che sanno di stantio e si ripropongono nonostante non siano mai riusciti a combinare nulla di buono per la politica isolana. Agli onesti politici di professione e ai giovani arrivisti che pensano alla politica solo come una sistemazione. Buona campagna elettorale e che al televoto vinca la Sardegna. Proveremo anche questa volta a credere alle promesse e ad illuderci che qualche cosa possa cambiare. Con buona pace degli oltre quattrocentomila sardi al di sotto della soglia di povertà che anche in questo mese di campagna elettorale continueranno a penare per mettere insieme il pranzo e la cena, dei centomila disoccupati sardi e dei centocinquantamila “scoraggiati” che un posto di lavoro neppure lo cercano più e che probabilmente continueranno a non aver troppa fiducia in una politica seria che badi ai contenuti più che alle promesse elettorali e che possa risolvere veramente i problemi della nostra terra. Buone elezioni.

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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