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La corruzione che uccide la fiducia nel futuro

Da un anno a questa parte ci dicono che la corruzione in Italia costa circa 60 miliardi di euro: il 3 per cento del prodotto interno lordo. La stima pare risalga ad uno studio sui costi economici della corruzione nel mondo realizzato nel 2004 dalla Banca Mondiale in cui si valutava che le mazzette distribuite nel nostro pianeta avessero il valore di circa 1 trilione di dollari, il 3% del Pil mondiale all’epoca.  Per analogia, si è stimato che anche la corruzione per le tangenti in Italia avesse un valore del 3% del Pil in modo da arrivare al valore approssimativo di 60 milioni. Un trilione è una cifra astronomica che fa pensare ai corruttori come zio Paperone che nuota tra le monete d’oro nel suo deposito. Ma, trilioni a parte, quanto costa veramente la corruzione? Quanto costano questi Paperoni di bassa lega che navigano nei soldi pubblici mentre – attesta l’Istat– un cittadino su tre non sa come pagarsi la bolletta o il mutuo di casa? Quanto costano alla collettività la corruzione e il sistema clientelare? Molto. Perché chi ruba denaro pubblico non sta solo rubando soldi. Sta uccidendo una cosa ben più preziosa, immateriale, intangibile. Un valore che – come sanno bene gli economisti – è essenziale per la rinascita della nostra economia: la fiducia.

Le facce della corruzione

La corruzione non è rappresentata soltanto dalle mazzette distribuite ai politici per oliare il sistema degli appalti. La corruzione è il politico accusato di peculato per essere stato colto con le mani nella marmellata perché, come un gonzo, si è messo in tasca illegittimamente i soldi pubblici o li ha utilizzati per acquistare beni o servizi per se stesso. Ma la corruzione è anche e soprattutto il sistema clientelare ramificato come un cancro in ogni ganglo della nostra società. La corruzione sono le lobby politiche ed economiche che si intromettono nel mercato del lavoro, che decidono a tavolino chi vincerà i concorsi pubblici spartendosi le poltrone e penalizzando persone effettivamente meritevoli, le lobby che negli enti pubblici decidono chi otterrà le promozioni e le nomine al posto dei lavoratori che effettivamente le meritano. Che decidono le assunzioni nelle società a partecipazione pubblica in campagna elettorale per garantirsi i voti. Le cronache giornalistiche sono piene di questi esempi, ma quanti ne vengono alla luce?

La corruzione e il malaffare hanno creato una classe dirigente – spesso giovane ed elegantemente vestita – che per la maggior parte è fatta di idioti incompetenti che comandano  con metodi da gestapo le persone che effettivamente hanno le competenze. Di contro hanno creato una enorme sfiducia in quelle persone che sono in grado di lavorare bene ma il cui lavoro è disprezzato e deprezzato. La corruzione e il sistema clientelare hanno sprecato e continuano a sprecare una mole enorme di risorse pubbliche che dovrebbero essere utilizzate per creare posti di lavoro veri e per premiare effettivamente i più meritevoli.

Bisognerebbe tornare ai fondamentali. Alle cose semplici. Anche se oggi chi dice cose semplici e comprensibili è spesso tacciato di populismo da quella stessa classe dirigente che ha tutto l’interesse a complicare le cose e fare discorsi eruditi e vuoti. Bisognerebbe, invece di tentare di modificarla, rispettare la nostra Costituzione che, ci hanno insegnato, fonda l’Italia sul lavoro, sull’uguaglianza, sulle pari opportunità e sul premio alle persone più meritevoli. Che senso ha uno Stato che non aiuta le famiglie che non possono farlo a garantire l’educazione scolastica ai propri figli per potergli permettere di migliorare? E’ uno Stato che vuole perpetuare la sua divisione in caste, dove il figlio dell’avvocato diventerà avvocato, il figlio del giornalista diventerà giornalista e il figlio di chi non può permettersi di mandare a scuola suo figlio è destinato alla povertà.

Invece bene fa a tutti sapere che qualche volta, sporadicamente, una persona ce la fa, riesce ad emergere. E nonostante le difficoltà e gli stenti riesce a far valere le sue capacità contro tutto e tutti. E’ uno stimolo per tutti. Perchè mette fine per un attimo ad un circolo vizioso per cui tutto è terribilmente immutabile.

In teoria, dovrebbe essere la politica ad eliminare le ingiustizie sociali e garantire le pari opportunità. Ma l’unica cosa che manca in questo Paese in cui l’informazione è invasa dalla cronaca politica e dove alla tv ogni giorno ci sono programmi di politica è proprio la politica. Si parla di beghe tra i partiti, di totocandidati alle varie elezioni. Si emettono parole vuote ma alla fine i protagonisti sono tutte mezze figure, gregari. Non emergono leader veramente di spessore che abbiano a cuore la comunità. Che pensino a quel trenta per cento di persone che non hanno i soldi neppure per dare da mangiare una sana bistecca ai loro figli. Tutti i grandi leader nei giorni scorsi si sono prodigati in lodi sperticate al leader sudafricano Nelson Mandela, ma quanti sono quelli che provano a fare l’uno per cento di quel che ha fatto lui a costo di anni ed anni di carcere? Oggi i nostri politici in carcere ci vanno per peculato, non certo per difendere le proprie idee.

Questa grande ingiustizia sociale nella distribuzione delle risorse e delle opportunità sociali sta gridando vendetta, ma fino a quando nel nostro Paese la corruzione continuerà ad imperare e i posti di comando e di lavoro verranno assegnati con metodi clientelari una ripresa sarà impossibile. Al di là dei numeri, i cittadini stanno pagando ad un prezzo altissimo la corruzione dei tanti Paperon de Paperoni che sguazzano nel denaro pubblico: il prezzo della loro fiducia in un futuro migliore.

corruzione

 

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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