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Don Bosco e la candela della speranza

Immaginate una Messa affollatissima: 40mila persone dentro uno stadio. Ognuna di queste persone, prima di entrare nello stadio, ha ricevuto una piccola candela. Di quelle che si acquistano a un euro per un pacco da cento. Ad un certo punto il celebrante annuncia che tutti i riflettori saranno spenti. Sconcerto generale. Niente paura, dice: ogni partecipante dovrà accendere la sua piccola candela. Il buio inghiotte gli spalti. Ma ecco che d’improvviso si accendono le candele: prima una, poi un’altra, poi un’altra ancora. Fino a formare un grande lago di candele. Magico. Ognuno può vedere il viso del suo vicino. Ognuno dà il suo contributo di luce. Ma cosa succederebbe se prima uno, poi un altro e poi un altro ancora decidessero che non c’è bisogno di accendere la candela? Tanto c’è quella del vicino. Forse si creerebbe una consuetudine, un’abitudine a pensare che il nostro contributo non è necessario, che ci pensano gli altri. Cosa succederebbe se ognuno di noi tenesse spenta quella fiammella di speranza in un futuro migliore? Se pensasse che non serve perchè c’è qualcuno che spera al posto suo?

Si è chiusa con questa domanda rivolta ai genitori, agli educatori, ai rappresentanti delle istituzioni, civili e militari (il presidente della Regione Ugo Cappellacci, in primis) l’omelia di Don Fabio Attard, Consigliere Mondiale per la Pastorale Giovanile, che stamattina, nel cortile interno dell’Istituto cagliaritano “Don Bosco” di via Sant’Ignazio, ha celebrato la Messa d’inaugurazione ufficiale dell’Anno centenario della presenza dei Salesiani in Sardegna. Non era mai capitato, in questi anni di pellegrinaggi in preparazione del bicentenario della morte di Don Bosco, che l’urna con le reliquie del santo fosse presente proprio nel giorno esatto del centenario della presenza salesiana in un luogo. Cosa avvenuta invece a Cagliari dove i salesiani sono presenti dal 12 ottobre 1913.

Don Bosco, la forza di una scelta

Don BoscoTutto è partito da un sogno che Don Bosco fece quando aveva nove anni, ha spiegato padre Attard ai tanti studenti che gremivano sotto un sole quasi estivo il grande cortile dell’istituto salesiano. Davanti a loro, l’urna con la statua del santo e la sua grande immagine fatta con i palloncini. Don Bosco – ha aggiunto il sacerdote – ha fatto una scelta. Ha scelto di credere alle parole di Dio e di accoglierlo nella sua vita. Ma ha scelto anche di mettersi al servizio degli altri. Poteva vivere solo per se stesso, godere delle cose e degli affetti che aveva fregandosene  degli altri. Invece ha deciso di dedicarsi ai ragazzi più poveri, a quelli più difficili. Agli emarginati. E voi, ha detto agli studenti, cosa scegliete di fare? Come volete utilizzare la fortuna che avete ricevuto? Perché, nonostante le cure dei vostri genitori, a un certo punto la scelta sarà vostra. Sarete voi che dovrete decidere cosa fare della vostra vita.

Poi un’esortazione agli adulti. Ai genitori, agli educatori, alle autorità presenti. A quelli che con il loro esempio, positivo o negativo, hanno sempre un’influenza decisiva sull’avvenire dei ragazzi. Che mondo state costruendo per i  vostri figli?, ha chiesto don Fabio. Forse state costruendo un mondo disperato e senza più speranza nel futuro? Avete deciso di tenere accesa quella candela oppure l’avete spenta pensando che tanto c’è qualcun altro che fa un po’ di luce per voi?

Poi la festa, le chitarre, le canzoni per il padre, maestro e amico Don Bosco. E in sottofondo un’interrogativo: ma noi cosa ne abbiamo fatto di quella candela?

Dopo le due giornate cagliaritane, incominciate con l’accoglienza all’istituto salesiano di Selargius, con la affollata processione di ieri dal santuario di Bonaria alla parrocchia salesiana di San Paolo  e le due solenni celebrazioni a Bonaria e San Paolo, il pellegrinaggio dell’urna di Don Bosco è proseguito per Lanusei. Le prossime tappe saranno Nuoro e Sassari.

 

Alessandro Zorco
Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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