Tutti, da ragazzini, ci siamo chiesti come funziona un semaforo, con quelle strane luci, una verde, una rossa e una gialla. Oppure quali sono i gesti che un vigile urbano utilizza per dirigere il traffico: alt, “circolare” e altri segni convenzionali simili. Un tempo curiosità come queste potevano essere tranquillamente tolte da papà e mamma, a titolo del tutto gratuito. Oggi invece si pagano profumatamente. Il Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca pare abbia infatti sborsato 39mila euro (l’una) per acquistare le Pillole del sapere, videoclip di tre minuti su temi di questo tenore (nonchè ovviamente su storia, geografia e altre materie di studio), destinati ad essere i contenuti didattici digitali per gli studenti italiani: anche la Regione Sardegna – dopo aver abbandonato il progetto primitivo che prevedeva l’utilizzazione di contenuti originali elaborati dai docenti isolani di concerto con le istituzioni scolastiche – ha scelto di riempire con le Pillole del sapere i contenuti didattici del progetto Scuola Digitale. Progetto nato, come ormai è noto, per rendere la nostra regione un’eccellenza nel campo dell’educazione digitale italiana con un congruo finanziamento di125 milioni di euro provenienti dai fondi europei Fesr e Fse.

L’inchiesta sulle Pillole del sapere

Ci ha pensato però la magistratura a scongiurare un ulteriore spreco delle già esigue risorse regionali. Come riporta l’edizione romana del Corriere della Sera, tre funzionari pubblici (il capo del dipartimento Programmazione e gestione delle risorse del Ministero dell’Università e Ricerca, Giovanni Biondi, l’ex direttore generale Massimo Zennaro e Antonio Giunta La Spada, direttore dell’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica – Ansas) sono indagati per un presunto abuso d’ufficio relativo all’assegnazione nel 2010 dell’appalto per le Pillole del sapere, vinto – prosegue il quotidiano – “dal consorzio Alphabet, il cui azionista di maggioranza col 70% del capitale è la società Interattiva di Ilaria Sbressa, moglie del direttore delle relazioni istituzionali di Mediaset Andrea Ambrogetti, braccio destro di Fedele Confalonieri”. Sbressa e Ambrogetti – come riportato dal Corriere e dal Fatto Quotidiano – sono stati arrestati lo scorso 24 settembre (il secondo è ai domiciliari) nell’ambito dell’inchiesta milanese sulla “bancarotta da 3 milioni della loro srl, nonché per le ipotesi di turbativa d’asta e tentata truffa allo Stato su 5,1 milioni stanziati dal ministero dell’Istruzione (all’epoca guidato da Mariastella Gelmini, che nominò Zennaro) per le «Pillole del sapere»“. Pare che gli stessi dipendenti della società che li ha prodotti abbiano ammesso che i filmati – realizzati con immagini prese dal Web – avevano un costo di produzione di mille euro l’uno.

La modifica del progetto Scuola digitale

pillole del sapereSarà compito della magistratura scoprire perché il Miur ha pagato le Pillole del sapere 39 volte tanto. Ma ai sardi preme sapere perché la Regione Sardegna, come testimoniano le molte prese di posizione (tra cui anche un’interrogazione parlamentare dell’ex deputato dell’Idv Federico Palomba), ha cambiato in corsa l’originario progetto Scuola Digitale modificando il bando tre giorni prima della scadenza. Come più volte denunciato dall’ex direttore Scientifico Silvano Tagliagambe, il progetto primitivo, che prevedeva la realizzazione di contenuti didattici originali perfettamente attagliati ai programmi scolastici, avrebbe fatto veramente della Sardegna una regione all’avanguardia nell’informatizzazione della scuola, tra l’altro consentendo alle famiglie sarde un risparmio di circa 350 euro all’anno nell’acquisto dei testi scolastici. Invece la Giunta presieduta dal presidente Ugo Cappellacci, che tra l’altro proprio oggi sulle pagine de L’Unione Sarda lamenta giustamente il fatto che solo il 43 per cento delle gare d’appalto per i lavori pubblici bandite in Sardegna sono vinte dalle imprese sarde, ha cambiato idea scegliendo di riempire il progetto Scuola digitale con contenuti didattici realizzati fuori dall’isola. Interessante, a questo proposito, è la ricostruzione degli avvenimenti data oggi dal notiziario online SardiniaPost che da tempo si sta occupando dell’argomento.

Tablet per 800 studenti: via alla sperimentazione

Dopo le inchieste della magistratura, comunque le famigerate Pillole del sapere sono state prontamente ritirate dal commercio. Proprio quando, lo scorso 12 settembre, la Giunta regionale sarda ha finalmente deliberato l’acquisto dei primi tablet. Non per tutti i circa 200mila studenti sardi però: la sperimentazione avverrà inizialmente solo per 820 alunni che riceveranno il tablet in comodato d’uso (la Regione ha speso circa 200mila euro). Sette le scuole selezionate: gli Istituti di Istruzione Superiore di Bosa, Olbia e Bono, gli Istituti Professionali per l’Agricoltura di Muravera e Perfugas, l’Istituto Alberghiero di Desulo, l’Istituto Industriale di Iglesias. L’obiettivo della Giunta Cappellacci, sulla carta encomiabile, è quello di intervenire nelle zone più difficili e nelle scuole più lontane dai grandi centri della Sardegna per combattere la dispersione scolastica motivando i ragazzi con l’innovazione tecnologica. Bisogna però capire come gli studenti sardi utilizzeranno il prestigioso gadget – così lo definisce il prof. Tagliagambe su SardiniaPost – fornito dalla Regione (pare siano in arrivo tablet per tutti gli studenti sardi con una spesa di oltre 7 milioni di euro), visto il ritiro dal commercio delle Pillole del sapere.

Forse a questo punto sarebbe opportuno che la Regione facesse marcia indietro e ritornasse al progetto originale, che tra l’altro aveva il pregio di responsabilizzare i docenti sardi e far lavorare anche un buon numero di precari del mondo della scuola.

Nel frattempo – qualora qualcuno avesse la curiosità di sapere qual è la procedura per costruire un tavolo – ci permettiamo di suggerire gratuitamente una Pillola del sapere.

 

 

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