Fuso orario. E’ solo un problema di fuso orario. Quando non riesci ad alzarti dal letto, caracolli in bagno con gli occhi semichiusi e camminando a tentoni tenti di svegliare tuo figlio che deve andare a scuola. Quando il sonno ti assale a tradimento nel pomeriggio e per rimanere sveglio devi trangugiare un ettolitro di caffè. O quando stremato dopo una giornata estenuante crolli russando sul divano incurante di Bruno Vespa e dei suoi plastici. La colpa è sempre del fuso orario. Lo hanno capito bene gli spagnoli che hanno presentato in Parlamento una proposta di legge per portare indietro di un’ora le lancette dell’orologio e permettere alla popolazione di dormire di più e “regolarizzare” la propria vita. Svegliarsi troppo presto e dormire meno del tempo raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità – secondo i relatori della legge spagnola – abbassa la produttività e aumenta le assenze e gli incidenti sul lavoro.

Fuso orario SpagnaCerto la Spagna è in una condizione particolare, perché pur essendo grossomodo nella stessa posizione geografica di Inghilterra e Portogallo ha lo stesso fuso orario di Italia, Francia e Germania: d’inverno un’ora avanti rispetto al meridiano di Greenwich, d’estate due ore. A cambiare il fuso orario spagnolo era stato nel 1942 il geniale Francisco Franco che, durante la sua dittatura, decise di adottare d’imperio l’orario della Germania nazista. Quando si dice un dittatore illuminato. Ora finalmente il legislatore spagnolo, su proposta della Commissione parlamentare per la razionalizzazione dell’orario e la conciliazione della vita personale, familiare e lavorativa (un nome che è tutto un programma) sta cercando di correggere questa stortura con una legge la cui finalità (la cosiddetta ratio legis, la ragione della legge, come ci hanno insegnato all’università) è quella di migliorare la condizione di vita dei cittadini e di ottimizzare gli orari di lavoro conciliandoli con la vita familiare.

Fuso orario: il sonno del legislatore italiano

La proposta di legge spagnola spinge a una riflessione sul modo di utilizzare lo strumento  legislativo che, almeno in teoria, dovrebbe sempre cercare di migliorare la vita dei cittadini, anziché renderla più complicata. Anche nella laboriosa Germania, a quanto pare, si sta entrando nell’ottica delle riforme dettate dalla crisi economica e probabilmente i nuovi governanti tasseranno i cittadini con i redditi molto alti e riformeranno il mondo del lavoro in modo da far lavorare tutti, anche se un po’ di meno. Così accade anche in altri Paesi dove il legislatore fa il suo mestiere ed è al servizio di chi lo ha eletto.

E in Italia? In Italia la politica, sempre più impegnata a sopravvivere a se stessa, è totalmente addormentata su questo tema. Molto attenti su come mantenere le proprie poltrone, i partiti che governano il Paese con le sbandierate grandi intese (destinate a sgretolarsi di fronte a piccoli interessi di bottega) dormono ancora profondamente e sono ancora molto lontani da un uso virtuoso dello strumento legislativo, spesso relegato in questi anni a strumento utile per regolare faccende ad personam piuttosto che creare benessere per la comunità.

L’Italia è un Paese dove una Commissione parlamentare per la razionalizzazione dell’orario e la conciliazione della vita personale, familiare e lavorativa non potrà purtroppo mai esistere. L’Italia è quel Paese dalle enormi disuguaglianze tra ricchi e poveri, dagli smisurati tassi disoccupazione e dai consumi che crollano, dove un ex sottosegretario all’Economia si può svegliare un giorno e proporre improvvisamente di togliere una settimana di ferie ai lavoratori per farli produrre di più. Proposta fortunatamente accantonata come la maggior parte delle boutades di quell’esponente delle istituzioni nazionali. E’ quel Paese in cui la gente non acquista più nulla perché non ha soldi, ma il Governo pensa bene di alzare le imposte sui consumi. E’ quel Paese dove, nonostante un altissimo tasso di disoccupazione giovanile si continua a innalzare l’età pensionabile per strizzare come spugne i lavoratori anziani senza un rinnovo generazionale che permetta ai giovani di entrare nel mondo del lavoro e programmarsi un futuro.

Se in altri Paesi la legge viene utilizzata per riforme che aiutano a vivere meglio in Italia questo obiettivo è veramente ancora molto lontano. In Spagna ci sarà sonno provocato dal fuso orario sballato, in Italia c’è il sonno della ragione, o meglio il sonno della ratio legis.

Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *