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Zona franca. Forse siamo all’atto finale. Mercoledì prossimo scadrà il termine di sessanta giorni previsto dalla legge 20, approvata dal Consiglio regionale lo scorso 2 agosto: se entro questo termine il presidente della Giunta regionale non presenterà le sue proposte per rendere finalmente operative le zone franche doganali sarde le redini dell’operazione zona franca passeranno al Prefetto della Provincia di Cagliari e la Regione sarda sarà di fatto commissariata. Ieri, incontrando rappresentanti dei movimenti pro zona franca a villa Devoto il governatore Cappellacci ha assicurato che lunedì presenterà la proposta che finalmente, dopo quindici anni di inerzia della politica regionale, rende operativi i porti franchi contrattati nel 1998 dalla Giunta allora guidata da Federico Palomba. Ma c’è già – nei movimenti – chi inizia a dubitare della effettiva volontà della Regione di andare fino in fondo. Ieri, durante la riunione, i rappresentanti del comitato hanno messo un aut aut a Cappellacci: la proposta al Governo dovrà ricomprendere anche tutti i Comuni dell’isola. Non solo: hanno chiesto a Cappellacci di intervenire pubblicamente presso Equitalia per imporre delle limitazioni ai pignoramenti avviati dall’ente di riscossione, che stanno portando al fallimento molte aziende isolane.

«Se la delibera che lunedì sarà presentata dal presidente non ricomprenderà tutti i Comuni sardi dovremo prenderne atto e cambiare approccio verso il mondo politico», ha spiegato l’avvocato Francesco Scifo, uno dei leader del comitato Sardegna Zona Franca dopo l’incontro a Villa Devoto, al quale ha partecipato anche Antonio Tiragallo, l’attivista che in un mese ha attraversato a piedi la Sardegna lungo i sei punti franchi concludendo proprio ieri a Villa Devoto la sua marcia. I movimenti chiedono che la Regione faccia immediatamente partire la zona franca di Cagliari, già approvata dal 2001 e che diffidi lo Stato a comunicarla immediatamente alla Commissione Europea, notifica mai avvenuta dal 2001. Tra le richieste, come detto, anche un intervento pubblico di Cappellacci presso Equitalia: in pratica, avvalendosi delle facoltà offerte dall’articolo 9 dello Statuto sardo (“La Regione collabora all’accertamento delle imposte erariali sui redditi dei soggetti con domicilio fiscale nel suo territorio”), il presidente della Regione potrebbe chiedere all’ente di riscossione di limitare i pignoramenti presso terzi alle imprese al quinto in modo da evitare il fallimento delle imprese. In caso contrario, spiega l’avvocato Scifo nel suo profilo Facebook, i movimenti chiedono a Cappellacci di «revocare il consenso della Regione alla riscossione dei tributi sul territorio regionale e la dichiarazione dello stato di crisi economica aggravato dalla riscossione che non lascia scampo alle aziende ed ai singoli».

Zona franca: un’attesa che dura 15 anni

Zona franca - Cappellacci - CagliariLunedì dunque Cappellacci dovrebbe presentare la delibera regionale che modifica il Dpcm del 7 giugno 2001 trasformando la società di gestione “Cagliari Free Zone” in quella “Sardegna Free Zone” alla quale sarà attribuita la gestione di tutte le zone franche istituite dal decreto 75 del 1998. La delibera dovrà inoltre definire finalmente la delimitazione territoriale delle altre zone franche previste dal decreto 75 del 1998.

Lunedì si saprà se le richieste dei movimenti pro zona franca saranno accolte e se la Regione proporrà  allo Stato l’estensione della zona franca a tutta la Sardegna. In ogni caso è da rilevare che dopo oltre quindici anni sarà finalmente data attuazione al decreto 75 che nel 98 istituì i porti franchi di Cagliari, Portovesme, Oristano, Porto Torres, Olbia e Arbatax. Il riconoscimento della zona franca in Sardegna, secondo Federico Palomba, segretario regionale dell’Idv ed ex presidente della Regione Sardegna che nel 1998 con una lunga vertenza con lo Stato contrattò le zone franche con il Governo D’Alema, deve partire proprio dallo sfruttamento delle potenzialità dei sei porti franchi esistenti e mai fatti funzionare. «La Sardegna merita la Zona franca e non il disinteresse che per quindici anni l’ha lasciata senza preziose opportunità», afferma Palomba, esprimendo «il sostegno alla mobilitazione lanciata dal Movimento che ha riportato alla luce, dopo le omissioni delle classi dirigenti, il decreto legislativo 75 del 1998 che portai a termine dopo una forte vertenza col governo nazionale.  Italia dei Valori – aggiunge Palomba – si impegna per ottenere il massimo possibile di istituti franchi. Intanto sostiene le necessarie azioni presso l’Unione europea e verso il governo nazionale e la giunta regionale, a fianco dei movimenti e di quanti così pensano, volte a pretendere l’immediata attuazione di quanto è fin d’ora realizzabile. Ciò è oggi rappresentato dall’insediamento dei sei porti franchi, già previsti dal decreto legislativo 75/98,  e dall’istituzione di zone franche urbane per lo sviluppo e l’attrazione di investimenti produttivi. Se le istituzioni regionali sarde, come finora avvenuto, continueranno a non fare quanto devono,  potrebbero vedersi respinte le richieste di maggiori risultati per la loro inconcludenza sulle cose da troppo tempo trascurate ma da subito realizzabili».

Il comunicato di Cappellacci

«La Giunta trasmetterà al Governo una delibera che, sulla base della volontà espressa da 340 Comuni, delle successive integrazioni e delle istanze di migliaia di cittadini, e, partendo dai punti franchi doganali, chiede l’istituzione della zona franca integrale della Sardegna – si legge in un comunicato di Cappellacci diramato qualche ora fa dalla Regione -. Per noi, pur avendo dato seguito agli impegni sulla delimitazione dei punti franchi, non esistono  obiettivi intermedi né trattative al ribasso e l’unico traguardo é quello della zona franca della Sardegna e delle sue isole. E’ un percorso che, come confermato anche dal vicepresidente della Commissione Europea, Antonio Tajani, non solo é legittimo, ma é idoneo a produrre risultati. Ora manca il pronunciamento dello Stato. In caso di inerzia del Governo, lo diffideremo e lo metteremo in mora – ha sottolineato -. Non stiamo chiedendo una misura assistenzialistica, ma un riconoscimento che ci consentirebbe di camminare con le nostre gambe e con le nostre forze». Secondo la Regione «la zona franca integrale é una giusta compensazione degli svantaggi derivanti dall’insularità, che consentirebbe alle imprese e ai lavoratori di essere competitivi con altri territori. Sono i principi cardine sanciti in sede europea dall’art. 174 del Trattato di Lisbona, volto alla riduzione dei divari tra i territori ed al rafforzamento della coesione economica, sociale e territoriale. Per ottenere il rispetto di questo principio e dei diritti che da esso discendono per la Sardegna siamo pronti anche rivolgerci alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea».

Di Alessandro Zorco

Giornalista professionista. Amo scrivere, nuotare e andare in bicicletta. Sono sardo. La mia dimensione è il mare.

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